Questa pianta di pioppo nero è uno degli alberi storici e monumentali della provincia di Padova; in un rilievo fatto nel 1999 risulta essere alta 32 metri e la circonferenza del tronco (a 1,30 m. dal suolo) è di 5,35 metri. Si può raggiungerla da Monselice su una comoda pista ciclo-pedonale che parte dall’incrocio di via Cristoforo Colombo e via Ca’ Oddo (semaforo). Nella ricerca della cache chiediamo di rispettare la pianta e l’ambiente circostante, meglio non sostare sotto all’albero con forte vento o temporale i suoi rami sono fragili come quelli di tutti i pioppi.
LEGGENDA
Nel punto dove è stata piantata la povolata si dice che moltissimi anni fa’ fu bruciata una strega e le sue ceneri furono messe apposta sotto alle radici per imprigionare lei e le sue forze malefiche. Alcuni dicono addirittura che fu sepolta viva sotto l’albero, ecco perché, quando un contadino cercò di tagliare una radice che sporgeva nel suo cortile, al primo colpo d’accetta, udì un lamento e subito dopo vide fuoriuscire dal taglio del sangue. Prima di morire la strega predisse la propria resurrezione nel momento stesso in cui avrebbero abbattuto la povolata ed è per questo che ai giorni d’oggi il maestoso albero è ancora qui, anche se ha sempre suscitato paura con tutti i fatti strani accaduti attorno alla sua chioma. Si dice che sotto di lei si riuniscano i gatti a miagolare ripetendo i lamenti della strega. Una notte al chiaro di luna una signora vide le fronde muoversi una alla volta mugolando come se stessero alimentando una conversazione, forse introspettiva della strega. Dicono che d’inverno il fusto sia caldo e d’estate freddo. Molti erano convinti che i rami della povolata fossero flessibili permettendo alla strega di impaurire o far dispetti ai passanti di notte: togliendo loro il cappello, facendo lo sgambetto, chiamandoli per nome battendogli dei colpetti sulla spalla. Una notte d’estate un uomo vide un ramo flettersi fino alle campane della chiesa toccandole e facendole suonare. A volte attorno alla pianta si forma una strana nebbiolina che fa perdere l’orientamento a chi passa vicino, oppure da lei escono delle ombre deformi che inseguono i passanti spaventandoli. Comunque non per sfatare le malefatte della strega che forse per non annoiarsi si divertiva a volte a impaurire la gente ma l’edificio più vicino a lei era un’osteria!! Si pensava poi che le sue radici arrivassero fino all’inferno e a volte dai rami più alti uscivano fulmini e saette che squarciando le nuvole facevano cadere la tempesta sui campi di coloro che si erano inimicati la strega. Ecco, però, che quando arrivavano i periodi di siccità che inaridivano e rovinavano i raccolti alcuni contadini si riunivano sotto la povolata chiedendo alla strega la pioggia in cambio della loro compagnia. E sì, la strega soffriva di solitudine, infatti, riuscì a far costruire attorno a lei gli edifici più importanti del paese. Ora la povolata è il simbolo della frazione di Ca’ Oddo ma oggi giorno non so quanti passano a salutarla. Dopo tutti questi anni la strega è diventata tutt’uno con l’albero prendendone gli stessi lenti ritmi; forse aspetta ancora di essere liberata ma ciò comporterebbe la morte del maestoso albero e forse ormai anche lei si dissolverebbe come nebbia soffiata dal vento…per ora con questa cache possiamo dargli un po’ di compagnia…
Io (f.e.r.) sin da piccola sono stata appassionata da questa leggenda, timorosa e curiosa da bambina e sentimentalmente affascinata da grande mi ha dato l’ispirazione per alcuni quadri. Apprezzo l’albero (e gli alberi in generale) come potrei apprezzare un capolavoro artistico.