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Le Gemme dell'Anima 3: ombre nel buio

A cache by Lord Yoruno Send Message to Owner Message this owner
Hidden : 4/18/2017
Difficulty:
4 out of 5
Terrain:
3 out of 5

Size: Size: small (small)

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Geocache Description:

Cache by

Lord Yoruno


Questa cache è la terza mystery de "Le Gemme dell'Anima", una serie di cache che segue le vicende di una storia investigativa dai risvolti inspiegabili ambientata ai nostri giorni.

Alcuni vi troveranno citazioni di serie televisive, romanzi, film e giochi di ruolo dei primi anni '90, quali ad esempio Twin Peaks, Fuoco cammina con me, Kult o ancora Insomnia.

Mystery #1: Lo strano furto
Mystery #2: La reliquia del male
Mystery #3: Ombre nel buio
Mystery #4: La caduta del Velo

OMBRE NEL BUIO

Troverai Colui che fu un tempo il Nano, ed ora cresce, reliquia del Male,
dal seme dove MIKE seppellì parte di sè per nasconderla al mondo.
Troverai la Mano del Nano e la porterai da me, così che io possa squarciare il Velo.

Avevo passato settimane a pensare su quello che mi era stato detto da BOB.
Tutta la vicenda era davvero assurda, e più ci ripensavo più mi rendevo conto che bisognava davvero esser completamente pazzi per andare avanti con questa storia.
Un conto era dare la caccia ai criminali; a quelli in fondo potevi sparare, alla peggio.
Ma qui le cose erano diverse, maledettamente diverse, e più ci ripensavo più mi rendevo conto di essere entrato in un tunnel di follia senza fine, e se fossi stato una persona assennata avrei dovuto lasciar perdere tutto.
Ma sapevo anche benissimo che, per com'ero fatto... beh, non avrei lasciato perdere per nulla al mondo.

Preso dalla smania di sapere mi ero infatti tuffato in letture una più assurda dell'altra; dopo lunghe ricerche su internet avevo trovato qualche spunto interessante negli scritti di Edgar Allan Poe, ma avevo presto capito che erano solo racconti, per quanto ben scritti e angoscianti.
Mi ero quindi appassionato ai romanzi di H.P. Lovecraft; questi, nella sua narrativa onirica, sembrava raccontare a volte piccoli sprazzi di quello che anche io avevo instravisto; mi ero allora buttato a capofitto nella sua bibliografia, e solo dopo molti notti insonni mi ero reso conto che, in fondo, potevano sembrare simili a quello che avevo percepito ma, come per Poe, anche qui si trattava di narrativa.

Insomma, stavo perdendo un sacco di tempo per niente, girando attorno all'unica cosa sensata da fare: dovevo andare a recuperare quella reliquia, qualsiasi cosa fosse, anche perchè ormai non dormivo più niente, se non mezz'ora, un'ora al massimo, e per riuscirci dovevo bere fino a stordirmi completamente, e da quel poco che avevo capito di questo casino era che il motivo per cui non dormivo era in qualche modo legato a quella cosa.
Non potevo davvero andare avanti così ancora per molto: le allucinazioni ormai erano quasi costanti, ed orribili, e se quelle non bastavano adesso vedevo tutte le persone con una specie di alone colorato attorno, come se brillassero.

Per quanto la cosa non mi piacesse per nulla, l'unica cosa che mi rimaneva da fare era quella di seguire quello che mi aveva detto BOB.

Così il 17 aprile, in un cupo pomeriggio di primavera, bevetti l'ormai consueta bevanda energetica (per non sembrare uno zombie), presi la macchina e dopo un'oretta di trada arrivai appena prima della chiusura dei cancelli al parco dove sembrava che la reliquia fosse stata nascosta.
Di lì a poco sarebbe passata la sicurezza a farmi sloggiare, ma non avevo voglia di tornare il giorno dopo, né tantomeno avevo voglia di chiamare la centrale, spiegare che ci facessi lì, chiedere i permessi e quant'altro. Un incubo di burocrazia all'italiana che volevo evitare il più possibile.

Decisi quindi di parcheggiare a breve distanza da uno degli ingressi e entrai quindi in fretta all'interno del parco, poco prima che chiudessero il tutto per la notte.
Non mi preoccupava più di tanto rimanere all'interno col buio, era in fondo soltanto un parco e, soprattutto, avevo visto ben di peggio negli ultimi tempi. O credevo di averlo visto: ormai la differenza era fin troppo sottile nella mia mente.

Ormai pratico di questi giochetti da nerd iniziai a seguire la direzione verso il nascondiglio, e dopo una decina di minuti circa di cammino mi resi conto che, probabilmente, stavo avvicinandomi al posto giusto; mentre il resto del parco era in fiore, pieno di insetti, volatili e, talvolta, di lepri qui sembrava che la primavera fosse parecchio in ritardo. Man mano che mi avvicinavo al bersaglio c'erano sempre più foglie morte a terra, rami secchi sugli alberi, pochi fiori e, soprattutto, sembrava che tutti gli insetti e gli altri animali fossero stati come zittiti.
In compenso il mio cervello stanco arricchiva tutto il paesaggio di strane lucine che si muovevano tra i rami, vermi striscianti sui tronchi e, talvolta, suoni come di risatine che sembravano venire direttamente dal terreno.
Ma ero intenzionato ad ignorarle tutte, finchè loro continuavano ad ignorare me...

Nonostante fossero solo le sette di sera la zona era fin troppo buia, e anche vagamente nebbiosa, e mi capitava spesso di sentire sulla pelle come un lieve pizzicore, ma iniziavo a intuire, sebbene inconsciamente, che quel famoso "velo" di cui parlava BOB forse potesse fare anche quest'effetto mentre lo si attraversava.

Mi rendo conto solo ora che, ai tempi, avevo probabilmente capito molte più cose di quante ne volessi ammettere, e col senno di poi mi sarei dovuto anche rendere conto che stavo facendo davvero un grande errore... ma al momento ero ottenebrato, stanco ed ignoravo tutto quello che sarebbe poi successo in seguito.

Continuai così imperterrito ad andare avanti fino ad entrare, facendomi strada con le braccia, in un fitto sottobosco di rami secchi ed edera marroncina, malaticcia, umida e marcescente. L'odore di bagnato e marciume era ovunque, e sentivo sotto le scarpe il terreno che cedeva leggermente, come se fosse fangoso.
Dopo quasi cinque minuti di camminata faticosa sbucai in una piccola radura, dove la luce faceva parecchia fatica ad entrare per via della fitta nebbia, e nel mezzo di questa trovai un albero spoglio, contorto e apparentemente morente, ma che spiccava come un monumento nel mezzo della foschia; come folgorato mi resi conto che stavo effettivamente guardando la famosa reliquia. L'albero, nato dal seme seppellito da MIKE, era la cosa che stavo cercando.

Persi sicuramente parecchi minuti ad osservare come rapito l'albero, tanto che solo dopo un po' mi scossi accorgendomi che i muscoli si erano addirittura indolenziti dall'immobilità; era come se l'albero mi avesse completamente assorbito, togliendomi ogni volontà di muovermi per parecchio tempo.
Guardai l'orologio, ma mi accorsi con un certo stupore che era completamente fermo. Anche la nebbia sembrava non muoversi più, e non si sentiva più nessun fruscio, nessuna risatina, nessun movimento.
La radura era come in attesa di qualcosa, come se stesse trattenendo il fiato prima di un balzo.
Come se fossi stato spinto da una mano invisibile mi avvicinai lentamente all'albero e poggiai la mano sul tronco.

Buio.
Buio profondo, da non vedere neanche la mia mano appoggiata agli occhi.

Silenzio.
Talmente totale da riuscire a sentire il mio cuore battere, e le ossa scricchiolare mentre mi muovevo.

Cercai di mettermi a sedere, ma non riuscivo a capire se i miei muscoli stavano facendo quello che gli dicevo.

Poi li vidi: due occhi rossi mi guardavano da lontano.
Poi tre, quattro, dieci, decine di occhi si accesero tutti attorno a me, e si stavano avvicinando.
Io non riuscivo a muovermi, non potevo fare nulla per scappare.
Sentii qualcosa di gelido, viscido, mortale che mi risaliva lungo il polpaccio della gamba, arrivava al ginocchio, alla coscia, mi avvolgeva, poi mi sfiorava l'inguine, lungo il petto il collo la faccia la bocca!!!

Urlai con tutto il fiato che avevo in gola, come se fosse l'ultima cosa che avrei fatto nella mia vita, come se fosse l'ultimo desiderio di un condannato a morte.
Ci fu un lampo accecante - finalmente la luce - che mi ferì gli occhi, e dopo averli strofinati mi trovai di nuovo nella radura, con qualcosa in mano.

Dopo una breve occhiata mi accorsi che era un osso, forse un femore, che sembrava brillare da quanto era bianco.
Sopra di me, invece, non vi era più nebbia, e una splendida notte stellata illuminava la radura nel bosco, e non vi era più traccia dell'albero.

Era uno spettacolo stupendo da guardare, bello come non mai. Probabilmente non ero neanche più nel parco, dato che mi ricordavo di aver visto stellate in quella zona quand'ero più giovane, ma non erano decisamente all'altezza di questa: l'inquinamento luminoso non permetteva una vista del genere, ma sinceramente non me ne preoccupai più di tanto di dove fossi.
Sentivo nel profondo che la chiave di tutto quello che stavo passando era stretta nella mia mano, nella Reliquia che stringevo, e in quelle bellissime stelle.

Guardai ancora una volta il mio orologio, e vidi che era ancora fermo, fisso alle 5 esatte del mattino del 18 Aprile: erano passate quasi 12 ore da quando ero arrivato, ma mi resi anche conto che il tempo non aveva molto significato in quel momento.

Passai ancora un po' in ammirazione delle stelle, riconoscendone anche qualcuna (vecchi ricordi di gioventù), e infine mi decisi ad andarmene, uscendo dalla radura.
Arrivai al suo limitare e stavo giusto per inoltrarmi tra gli alberi, quando un rumore di ali mi fece trasalire all'improvviso, e girandomi vidi che un grosso gufo reale si stava poggiando appena oltre le ombre del bosco.
Pochi attimi dopo dagli arbusti stava uscendo BOB, e prima che potessi dirgli qulcosa mi si fece incontro velocemente, quasi senza muovere le gambe, come un fast-forward di un film: un gelo incredibile mi risalì lungo il braccio dove tenevo stretto l'osso e poi una fitta terribile mi salì alla testa, e svenni.

Mi risvegliai nel fango, sotto una leggera pioggerella; era mattino, ed ero sdraiato a lato di un vecchio albero marcio a lato delle mura del parco.
Un malditesta violentissimo mi picchiava in testa, e toccandomi la fronte mi accorsi di un grosso taglio, non ancora del tutto rimarginato. Guardandomi meglio vidi che ero chiazzato qua e là di sangue, come se fossi stato morso o graffiato, e nella mano non avevo più la Reliquia, bensì una pergamena bagnata ed ingiallita.

La aprii ed iniziai a leggere, rendendomi conto che avevo in mano forse uno degli indizi più importanti di tutta questa vicenda...

. presi la Coda del Cane, la bruciai e mischiai le ceneri evocando la Testa del Diavolo chiamato Ra's al-ghul .
. urlai parole blasfeme, ad egli gradite, mentre in Ginocchio mi prostravo di fronte al braciere fumante .
. impugnai con la dorata Chela del Nord, l'altro orrore di cui necessitavo, il Cuore dello Scorpione, e lo gettai tra le ceneri immonde .
. la mia prima visione fini allora alla vista della Guardia del Sole, alta nel suo splendore, assieme all'Elevata del Lanciere che scaccio' il velo che copriva la realta' di fronte a me .

. lessi allora un altro incantesimo scritto secoli prima dalla Fortunata delle Cose Nascoste, magia che avrebbe aperto piu' a fondo lo squarcio tra i mondi e consentire alla vista di spaziare nel dominio oscuro .
. alzai quindi al cielo lo Stinco del capro, lo bruciai nuovamente con le fiamme che avevo ravvivato e ne respirai i fumi amari, e poco dopo la mia mente stava scavalcando il gradino tra il nostro e il loro mondo .
. camminai a lungo, e fui stanco e assetato, ma vidi infine in lontananza cupe costruzioni, ed entrai quindi a passo pesante tra gli edifici ormai corrotti dal tempo. La Citta': cosi si chiamava quel posto maledetto, dato che il suo nome non era pronunciabile, e il male viveva tra le sue vie .
. arrivai quindi alla meta del mio viaggio, il tempio eretico di questi antichi demoni, e camminai tra l'eco dei miei passi tra la polvere fino a giungere nell'ultima stanza, che sapevo essere chiamata la Quarta Stella del Mausoleo. il suo portale era stato decorato da mani sapienti, e per aprirla vi era una spessa corda che, al tocco, si rivelo' essere invero il collo del Secondo Struzzo di Ritorno .

la tirai, e vidi che il portale si sgretolava vecchio dal tempo passato, e dietro di me urla e pianti e risa eretiche e loro che potevano uscire, liberi della loro prigione, liberi di muoversi, liberi di vagare finalmente oltre il velo.

La cache

Questa cache non richiede conoscenze informatiche particolari, quindi non scervellatevi in quel senso come per le precedenti; in ogni caso il livello di difficoltà è alto. Se vi trovate in difficoltà ma volete comunque andare avanti nella storia, contattatemi via mail, sarà per me un piacere darvi una mano... o anche due!

La cache, che NON si trova alle coordinate del listing, consiste in un contenitore di plastica contenente logbook e lo spazio per i TB.
Fotolog, vista a raggi X, binocoli, foto satellitare o immagini ad infrarossi di Hubble non saranno ritenuti validi: dovete firmare il logbook!

Le coordinate della mystery andranno inserite nel geocheck nella solita forma
N 45 AB.CDE E 009 FG.HIJ
ma la mystery ve le fornirà nel formato
N 45 LM NO.PQ E 9 RS TU.VW
e dovrete quindi convertirle.

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Additional Hints (Decrypt)

[MYSTERY]
Ub grfb pbeqr qn pnzcnavyr n pnzcnavyr; tuveynaqr qn svarfgen n svarfgen; pngrar q’beb qn fgryyn n fgryyn, r qnamb.
(Neguhe Evzonhq)

Decryption Key

A|B|C|D|E|F|G|H|I|J|K|L|M
-------------------------
N|O|P|Q|R|S|T|U|V|W|X|Y|Z

(letter above equals below, and vice versa)



 

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