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Traditional Geocache

San Francesco della vigna

A cache by GCpmmg Send Message to Owner Message this owner
Hidden : 1/2/2011
Difficulty:
2 out of 5
Terrain:
1.5 out of 5

Size: Size: micro (micro)

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Geocache Description:

[ENG]This cache is hidden in one of the most beautiful and not known place of Venice, S. Francesco della Vigna. This is a popular area,so you will find very few tourists but many venetians! Please be careful to but the cache in place as it doesn't show! [ITA]Questa cache è nascosta in uno dei posti più belli e poco conosciuti di Venezia, S.Francesco della Vigna. E' una zona popolare, troverete pochi turisti ma molti veneziani! Per favore rimettete la cache al suo posto in modo che non si veda!

[ITA] Per favore scrivete i commenti solo in italiano o in inglese!!
[ENG] Please write comments only in english or italian!!

[ENG]

San Francesco della Vigna is a Roman Catholic church in the Sestiere of Castello in Venice, northern Italy.

History: Along with Santa Maria Gloriosa dei Frari, this is one of two Franciscan churches in Venice. The site, originally a vineyard(Vigna), was donated by Marco Ziani in 1253 for construction of the monastery. A tiny chapel already on the site recalled the spot where an angel supposedly had pronounced Pax tibi Evangelista meus.. to the shipwrecked apostle St. Mark, patron of Venice.
The first church at the site was a triple-nave Gothic church by Marino da Pisa. A monastery housed the Frati Minori dell'Osservanza, while the Conventuali occupied the Frari across town. By the 16th century, the church building was in need of repair. Two main impulses led to the reconstruction of this church; one was the reform sweeping the order of the Franciscan Observants, and the other was the wishes of Doge Andrea Gritti, whose family palace neighbored the church. In 1534, this Doge laid the foundation stone for the new church. The nave was roofed over by 1554.

The church was designed in Renaissance style by Jacopo Sansovino, with the advice of the Franciscan friar, Fra Francesco Zorzi. Fra Zorzi based the sizing of the various elements on the number three, because of its association with the Trinity: the nave should be nine paces wide and 27 paces long, each side chapel three paces wide.
Each chapel was sold for 200-350 ducats to aristocratic donors, raising much needed construction funds, granting the rights to place their coat-of-arms in the chapel and to bury their family there. For the right to be buried in the floor of the chancel in front of the high altar, Doge Andrea Gritti paid 1000 ducats. In 1542, Vettor Grimani and his brother Cardinal Marino acquired rights to build the facade for the church. The three sarcophagi for wo cardinals and a patriarch from the Grimani family are no longer in place. The facade of the church was ultimately commissioned from Andrea Palladio (1562) by Giovanni Grimani.

The interior of the church has a simplicity and severity befitting a Franciscan church, with plain Istrian marble Doric pilasters. The choir, which in the past was occupied by the monks during services, is behind the altar. The interior contains an alabaster sculpture of St. Louis of Toulouse, and an early 15th-century Gothic painting of the Madonna of humility.
The Grimani chapel (first in the left aisle) is decorated with ceiling paintings by Battista Franco, and murals and altarpiece by Federico Zuccari. The chapel has been restored by the British charity Venice in Peril, which also restored Palladio's facade in the 1990s.
In the third chapel on the right are paintings by Francesco Fontebasso: Glory of St. Peter of Alcantara on the ceiling; on the walls: St. Peter of Alcantara and St. Teresa of Avila, St. Peter of Alcantara and Queen Isabella of Spain, The Death of St Peter of Alcantara and The Assumption of St Peter of Alcantara into Heaven. Also on the walls: two ovals, on the right the cardinal virtues Faith, Hope and Charity by Jacopo Marieschi and on the left, Religion and Meditation by Francesco Maggiotto. The decoration of the chapel was completed in 1789.
The third chapel to the left, with a dome, is the Sagredo chapel. It honors San Gherardo Sagredo (died 1046, canonized 1076), and is embellished with frescoes by Tiepolo and sculpture by Andrea Cominelli. It also has monuments to the Doge Niccoló Sagredo (reign 1675-1676) and Alvise Sagredo, both by Giovanni Gai. The spandrels are frescoed by Tiepolo with the four evangelists. The dome has a sotto in su fresco by Gerolamo Pellegrini. The chapel underscores the complex machinations in an oligarchic and aristocratic Venice to uphold the family name.
The church also houses a chapel of the Barbaro family containing the Barbaro ancestral arms, a red circle on a white field, granted in the 12th century after Admiral Marco Barbaro was victorious in Jaffa.

from Wikipedia

[ITA]

La chiesa di San Francesco della Vigna è un edificio religioso della città di Venezia, situata in Campo San Francesco della Vigna, nel sestiere di Castello.

L'attuale chiesa, cominciata da Jacopo Sansovino nel 1534, è una delle più belle chiese rinascimentali di Venezia. Costruita per i francescani, venne completata nel 1554. Fu poi affidata ad Andrea Palladio, dieci anni più tardi, la costruzione della grandiosa facciata (1564). Garanzia della nobiltà veneziana le due cappelle laterali, che divennero poi cappelle funerarie delle famiglie che avevano costituito un fondo per la sua costruzione.

Dopo lo sfortunato esordio veneziano di San Pietro di Castello da parte di Andrea Palladio, molto probabilmente fu ancora una volta Daniele Barbaro a favorire un incarico all'architetto vicentino, convincendo il patriarca di Aquileia Giovanni Grimani ad affidargli la costruzione della facciata di San Francesco della Vigna. Scelta di non poco significato perché di fatto estrometteva Jacopo Sansovino, che aveva costruito la chiesa trent’anni prima (approntando anche disegni per la facciata), preferendogli Palladio che si imponeva così come alternativa concreta, sostenuta dalla parte culturalmente più avanzata del patriziato veneziano, all’ormai anziano protagonista del rinnovamento architettonico di piazza San Marco. Giovanni Grimani, uomo dai gusti sofisticati e raffinato collezionista di antichità romane, aveva subìto nel 1563 un insidioso processo per eresia: assolto dalle accuse, trasforma la costruzione della facciata di San Francesco in occasione per una autocelebrazione privata.

Da Leon Battista Alberti in poi, gli architetti del Rinascimento si sono impegnati nel difficile tentativo di adattare la fronte di un edificio ad aula unica, quale è il tempio antico, alla planimetria a più navate delle chiese cristiane. Con la facciata della chiesa di San Francesco della Vigna Palladio offre la sua prima risposta concreta al tema, dopo lo sfortunato impegno - sostanzialmente solo progettuale - di San Pietro di Castello. Proiettate su un unico piano la navata maggiore, coperta da un grande timpano, e le due laterali coperte da due semitimpani, il problema compositivo era costituito dal collegamento organico dei due sistemi e dal rapporto modulare dei due ordini, il maggiore chiamato a reggere il timpano principale e il minore i due semitimpani. La soluzione realizzata da Palladio è brillante, anche se lo costringe a impostare entrambi gli ordini su uno stesso alto basamento: una difficoltà che sarà agevolmente superata nella facciata della basilica del Redentore, anteponendo una grande scalinata alla sezione centrale della facciata.

Interno:
A sinistra dell'ingresso la Cappella Sagredo con la statua del Beato Gherardo Sagredodi Giusto Le Court ed altre sculture di Enrico Merengo.
All'interno della chiesa è possibile ammirare la pala d'altare di Dolfin e la Sacra conversazione di Giovanni Bellini. La cappella Badoer-Giustiniani detta "dei Profeti" per le sculture di Pietro Lombardo che li raffigurano, conserva i quattro Evangelisti assegnati a Tullio Lombardo in collaborazione col fratello Antonio.
Su lato sinistro la sesta cappella, detta anche cappella Priuli, è dedicata a San Pasquale Baylon rappresentato in una statua lignea del 1691 dello scultore gardenese Marchiò Molziner.

Convento:

Il chiostro del convento:
Il convento di San Francesco della Vigna deve il suo nome al fatto che in origine il luogo in cui sorge era coltivato a vigneti. Fu il doge Andrea Gritti, nel 1534, a posare la prima pietra del convento (nella cui chiesa fu poi sepolto), per rispondere all'esigenza del popolo che si era insediato nella zona dell'Arsenale e a cui mancava un centro religioso dove poter pregare.

Il monastero è composto da due chiostri, di cui il maggiore veniva usato come cimitero. Qui vennero sepolti molti nobili veneziani. Una leggenda racconta che qui abbia trovato rifugio l'evangelista Marco, salutato da un angelo con le parole Pax tibi Marce Evangelista meus, che poi divennero il motto della Serenissima. Oggi nei due chiostri si svolgono esposizioni temporanee, concerti e vengono adibiti a padiglioni di alcune esposizioni della Biennale.

Biblioteca:
La biblioteca di San Francesco della Vigna ha sede nel convento. Già nel 1260 un "cenacolo che raccoglieva i letterati della città" si riuniva qui, ma la prima notizia certa dell'esistenza della biblioteca è del 2 agosto 1437, quando papa Eugenio IV ordinò che i libri dei frati defunti non fossero dispersi ma restassero nel convento. Andrea Bragantin e Girolamo Badoer nel corso del Quattrocento donarono molti zecchini d'oro per l'ampliamento della biblioteca. Venne sempre più allargata, ed era frequentata anche da laici.

Anche questa biblioteca fu vittima delle barbarie compiute ad opera delle truppe napoleoniche. Dal 1877 la biblioteca venne ricostituita e, grazie a lasciti e donazioni di frati e di laici, ampliata nel patrimonio letterario. Dal 1989 nel convento ha sede l'Istituto di studi ecumenici San Bernardino.

Il patrimonio si compone di circa 80.000 volumi moderni catalogati e circa 13.000 libri antichi. La biblioteca conserva anche opere provenienti da alcuni conventi francescani chiusi da pochi anni.

Da Wikipedia

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