
Un po' di storia
Ormai noi milanesi non ci facciamo più caso. Ma per chi, da fuori, mette gli occhi su Milano, la città diventa memorabile anche per i suoi “1928”, i più suggestivi tram ATM, quelli che San Francisco – forse più capace di noi nel promuoversi – ha reso veri e propri simboli delle sue strade. In effetti il tram è del tutto autoctono ed è San Francisco ad usare i mezzi milanesi, come in un copia-incolla. Fra tutti, però, il mito dei “1928”, conosciuti anche come “Carrelli”, rimane insuperato.
Siamo sinceri: saranno anche gelidi d’inverno, rumorosi e bruschi nelle curve (reggersi, mi raccomando), ma sono di un bello romantico; con quei piccoli lampadari a coppa in fila sul tetto, le listarelle di legno scuro e tutti i particolari di un’epoca passata (“Non sputare dal finestrino”, dice una targhetta).
La gloria dei “1928” era nata subito, In due anni i “1928″ si moltiplicarono di cinquecento unità, trasformandosi in attori del panorama milanese. I bombardamenti del 1943 danneggiarono solo uno di questi esemplari e il risultato contribuì a rafforzarne fama e longevità. D’altronde fin dal loro esordio, a fine Ottocento, i tram avevano conquistato posto nel cuore dei milanesi: piazza Duomo era proprio il punto di smistamento dei mezzi, grazie al suo “Carosello” di rotaie, da cui passavano i tram (e persino i cavalli, sino al 1893, anno del primo mezzo elettrico).
E che dire poi del ruolo chiave del “Bigliettaio”? Lui aveva una propria postazione, un po’ sopraelevata, da dove poteva controllare e “dirigere” il flusso e la dislocazione dei passeggeri. Sono storiche ormai le frasi “ avanti, c’è posto” e “biglietti prego” per sollecitare con garbo (ebbene sì, allora c’era ancora qualcuno che aveva “garbo”) i passeggeri che sostavano troppo a lungo sulla piattaforma posteriore d’entrata.
Al bigliettaio era anche delegato un compito critico ed importantissimo: il tram era collegato alla rete elettrica tramite un’asta ( in dialetto"perteghetta") che terminava con una rotella scanalata che scorreva sul cavo elettrico, ebbene, spesso succedeva che la rotella uscisse di sede, col risultato che il tram si bloccava in mezzo al traffico; il bigliettaio allora si muniva dei guanti in dotazione, saltava in fretta giù dal tram e, armeggiando con un cavo tirante, rimetteva la rotella al suo posto, suscitando spesso gli applausi dei passeggeri che seguivano questa manovra con trepidazione. Che tempi eroici!
Una curiosità : i milanesi chiamano i tram al maschile ( IL 14- IL 33 etc) mentre gli altri mezzi di trasporto urbani, Autobus- Filobus- Metro sono chiamati al femminile (LA 90/91-LA 54-e poi, LA Rossa, LA Verde …) ma non se ne conosce il perché.
La cache: è un piccolo contenitore posto dove c’è un binario morto (non c’è quindi pericolo nella ricerca). Per trovare le coordinate esatte dovrete risolvere il seguente quiz, tutto relativo al modello 1928:
1- Qual è il nome (inglese) della sbarra metallica (oggi sostituita dal pantografo) che collegava il tram alla linea elettrica?
Il numero di lettere che compongono la parola = A
La posizione, nell’alfabeto, dell’ultima lettera (A=1....Z=26) = B
2- Quante ruote ha il 1928 ? = C
3- Attualmente,quanti posti a sedere ? = D
4- Il N°del tram che fa capolinea a P.zza Bausan? =F
N 45° 26. (BxD)-(DxF)
E 09° 07.(BxD) + [(AxC):F]