Pigna is the name of rione IX of Rome. The name means “pine cone” in Italian, and the symbol of the rione is the colossal bronze pine cone, the Pigna, which decorated a fountain in Ancient Rome next to a vast Temple of Isis. The Pigna was moved first to the old basilica of St. Peter’s, where Dante saw it and mentioned it in his Commedia. In the 15th century it was moved to its current location, the upper end of Bramante’s Cortile del Belvedere, which is now usually called in its honour the Cortile della Pigna. The rione is centrally located in the Campus Martius area of ancient Rome. It is roughly square-shaped, extending from the Pantheon on its northwest corner to the Piazza Venezia on the southeast. This relatively small area contains numerous churches and palaces.
La Pigna latina del toponimo - proveniente da chissà quale dei molti edifici monumentali del rione - fu portata in Vaticano in epoca assai antica, se è a quella a cui Dante si riferisce nella Divina Commedia («La faccia sua mi parea lunga e grossa come la pina di San Pietro a Roma»). Il rione era del resto denominato "della Pigna e di San Marco", nel XIII secolo. Oggi, a risarcimento della perdita della pigna maggiore, una piccola fontana a forma di pigna in travertino si trova davanti alla Basilica di S. Marco. Un’altra spiegazione sul nome del rione è che il termine provenga dalla "Vigna Tedemari", un’estesa proprietà di un tal Tedemaro, nipote dell’abate Campone di Farfa. La proprietà occupava buona parte del rione, sia nella divisione delle antiche regiones come nella ripartizione trecentesca: in parecchi documenti dell’epoca è detta semplicemente "Regione della Vigna" o "Vigna", quindi, per corruzione, da "vigna" a "pigna" il passo è breve. In epoca romana si estendeva in questa zona la Villa Pubblica, circondata da portici, un luogo destinato ad operazioni pubbliche quali il censimento, la leva e le grandi pompe per il ricevimento degli ambasciatori. Tra la piazza di S.Ignazio e la Chiesa della Minerva sorgeva un tempio di stile egizio dedicato alle divinità di Iside e Serapide, l’Iseo Campense. Questo rione, diversamente da molti altri, rimase abitato durante il Medioevo; ne fu, in tal modo, favorita la conservazione dell’impianto urbanistico, al quale le successive trasformazioni si sono sovrapposte. Di grande importanza per l’aspetto urbanistico attuale fu la risistemazione viaria attuata tra il XVI e il XVII secolo. I sui confini sono i seguenti: con Colonna, via del Seminario, piazza Sant’Ignazio, via del Caravita; con Trevi, via del Corso e piazza San Marcello, piazza Venezia; con Campitelli, via San Marco; con Sant’Angelo, via delle Botteghe Oscure, via Florida; con Sant’Eustachio, via della Torre Argentina, piazza Santa Chiara, via della Rotonda, piazza della Rotonda.