Per chi frequenta i pendii della Lessinia, non è raro imbattersi in solitarie pietre che spiccano sui prati, e che interrompono la continuità della monotona linea del filo spinato.
Sono i cippi (termini) posti nel 1754 ad indicare il confine tra la Repubblica di Venezia ed il Tirolo di Maria Teresa d’Austria.
Dopo anni di dispute tra le popolazioni confinanti per l’uso di prati, boschi (in particolare sul monte Baldo) e di contrabbandi che soprattutto la Repubblica di Venezia cercava di frenare con la presenza costante di distaccamenti di milizia sui monti, fu deciso nel 1751 di costituire una Commissione ai Confini, con sede in Rovereto, avente il compito di arrivare in tempi brevi alla definizione del confine tra il Tirolo e la Repubblica di Venezia, sull’altopiano dei Lessini e sul monte Baldo.
Ci vollero due anni di sopraluoghi e di incontri con le comunità confinanti che presentarono alla Commissione numerosi documenti ed atti notarili per dimostrare i diritti secolari che una comunità vantava sui territori in questione, in contrapposizione ai vicini che si trovavano oltre il confine. I quali non erano senz’altro da meno nell’esporre le proprie ragioni pure supportate da documenti.
Il 5 settembre 1753, i Commissari plenipotenziari sottoscrissero in Rovereto il “Trattato sopra le differenze de’ confini d’Ala, Avio, e Brentonico con l’alto Veronese”.
Le comunità dell’alto Veronese erano quelle di Bosco Chiesanuova, Erbezzo e S.Anna d’Alfaedo sui monto Lessini ; Belluno, Ferrara e Malcesine sul monte Baldo.

La conseguenza del trattato, sottoscritto dal conte Paride di Wolckenstein a nome dell’Imperatrice Maria Teresa e da Francesco Morosini per conto della Repubblica di Venezia, fu la stesura di mappe dettagliate delle zone di confine e l’impianto lungo tutto il confine stesso di duecento “termini” numerati da 1 a 100 sul monte Baldo e da 101 a 200 sui Lessini.
Nell’archivio storico presso la Biblioteca Comunale di Ala vi sono alcuni manoscritti che narrano episodi avvenuti sui Lessini e che, riguardando fatti attinenti al confine, richiesero l’intervento presso i Rettori di Verona, competenti per la parte veneta sul confine, del tribunale di Brentonico, sede del Capitano e Commissario dei Quattro Vicariati.
Quella che segue è la trascrizione fedele di uno dei documenti.
E' datato 22 giugno 1720.
AP (cognome e nome omessi), Capo Massaro in Ala sporge denuncia all’ufficio criminale dei Quattro Vicariati di Brentonico, nella persona di GL S Capitano e Commissario :
“Questa mattina sopra le nostre Montagne, ne la situazione del Territorio di questo Vicariato lungi dal Confine Veneto circa un miglio sono stati levvati sei mulli con sei carichi di galette, e fatti prigionieri due uomini condottieri padroni d’essi muli, e galette dalla guardia de li Daciali Veneziani, ed erano, come vien detto, otto o dieci uomini, o sia soldati della Guardia, anzi pure vien detto, che abbino nell’atto del fermare li uomini, e mulli turate due schioppettate, ma presa la polvere sul fogone, e non uscito il scarico per volere di Dio.
Due uomini sono stati presenti disinteressati, che si ritrovavano a caso sul fatto, tanto mi hanno rappresentato, e confirmato, e vi saranno li stessi Malghesi, e Casari della Montagna, che hanno veduto, così mi vien pure rappresentato.
Questo è un fatto di turbata Giurisdizione, e di violenza nel stato di S.M.C.C. e di S.E.(......) onde crederei bene, che Vs. Clar.ma spedisse con delegazione il Sig. Cancelliere in Ala per ricevere le deposizioni informative, che ancor sono quivi tanto li altri poveri uomini padroni de mulli, e delle galette, fuggiti, e ricoveratisi quivi, quanto li altri testimonj presenti al fatto, e poi, che il Sig. Cancelliere proseguisca in Montagna a ricevere lì altre informazioni dalli Casari, e visitare la situazione del fatto, e fare la descrizione che è nel nostro stato, et occorrendo lì assistenza al Sig. Cancelliere anche delli soldati del Castel d’Avio.
Io subito gli ho fatto carta di mio pugno col sigillo pubblico del mio Officio Vicariale, che siano licenziati, e Mulli, e Galette, et uomini, altrimente ne darò parte alla mia Suprema Dominante Imperiale, et a S.E.(....) Giurisdicente di questo Territorio, in buona forma con esprimere la turbata Giurisdizione del Territorio, e Dominio d’un altro Dominante, e con questa in tanto uno di questi uomini con uno di Ala sono andati in Montagna, e proseguire dietro sino ove si ritroveranno condotti questi muli, uomini, e Galette. Il Massaro nostro spedisce in tanto la Denunzia, come vedrà.
Veda di provedere, e fare subito che si tratta di cosa grave, et espedita, et a fine sia levato questo disordine, che può partorire Maggior pregiudizio in avvenire, mentre questi Daciali Veneti hanno guardie sopra le Montagne, e guardano con rigore, e non lasciano venire cosa alcuna, né Galette, né altro in questa Giurisdizione, e non succeda maggior violente fatto.”
E qui in questo luogo tanti anni fa sorgeva una Caserma della Finanza (termine..) per controllare, pattugliare i confini e tentare di fermare e catturare i tanti contrabbandieri e bracconieri che si aggiravano per la Lessinia passando di qua e di la del confine.