A circa 5 km dal centro della città di Padova, sulla strada per Casalserugo arriviamo alla frazione di Pozzoveggiani, il cui antico nome "Publicianum" deriva probabilmente da "Puteus Vitaliani: "puteus", dal pozzo che si trovava sul lato sud della chiesa, e "Vitaliani" dal nome del prefetto di Patavium Vitaliano forse padre di Santa Giustina, sicuramente uno dei primi convertiti eccellenti al cristianesimo, il quale avrebbe posseduto delle terre in questa zona.
Certamente i primi cristiani si incontravano, specie durante i periodi di persecuzioni, subito fuori dalle mura cittadine, nella zona che va da Pontecorvo fino a Puteus Vitaliani, dove probabilmente si trovava anche l'unico luogo di sepoltura consacrato.
Qui si trova la piccola chiesa di S. Michele Arcangelo, con il suo campanile, la cui esistenza è stata attestata già in un documento del 918 e abbandonata fin dal XVIII secolo, probabilmente a seguito della soppressione di molte chiese e monasteri ad opera del governo francese instaurato da Napoleone.
La chiesa risale al XII secolo ed è un esempio delle influenze della cultura carolingia sugli stili locali, fortemente segnati dalla presenza bizantina.
Precedentemente qui si trovava un edificio del VI-VII secolo, di forma cubica, con un anomalo orientamento della facciata, rivolta ad est, e dell'abside, ad ovest. La chiesa successiva fa partire la sua costruzione dalla facciata, utilizzando lo spazio della cella come navata centrale, aggiungendone due laterali e ribaltando l'orientamento dell'intero edificio.
Tra la fine del XVI e gli inizi del XVII secolo la navata settentrionale viene trasformata in canonica, quella centrale rimane utilizzata come oratorio e la navata a sud viene in parte abbattuta, lasciando visibili le arcate e le colonne, murate nella parete esterna.
L'interno è decorato con figure geometriche e di animali, nelle formelle di terracotta, e con una serie di dipinti del X-XI secolo, raffiguranti gli Apostoli.
I cicli affrescati del XII-XIII secolo nella parete meridionale dell'abside rappresentano una delle più importanti testimonianze della pittura romanica nel Veneto e hanno come tema la teoria degli apostoli, un'immagine di Cristo Pancreator (cioè colui che tutto crea e governa, simbolo bizantino, ma abbracciato anche dai Longobardi), i simboli degli Evangelisti, un pellicano che nutre i suoi piccoli e una serie di cavalieri armati.