La montagna racconta leggende: ombre di guerra
Questa storia mi è stata raccontata diversi anni fa da Piero, un conoscente di mio padre, che faceva il taglialegna nei boschi del Mugello. Un giorno si trovava nel bosco vicino al Passo della Futa, era stata una giornata pesante, a Novembre comincia a far buio presto e una leggera nebbia cominciava a salire verso le cime degli alberi. I boscaioli erano tornati ai loro mezzi quando Piero si accorse di non avere l'orologio al polso, un orologio di non grande valore ma che gli era stato regalato da suo padre, a cui teneva molto. Disse agli altri di andare, lui sarebbe tornato sui suoi passi per vedere di ritrovarlo, nonostante gli altri gli consigliassero di cercarlo l'indomani con la luce: non c'era pericolo che qualcuno lo trovasse nottetempo lassù, ma Piero non volle sentir ragioni, prese una torcia e lentamente tornò sui suoi passi. Arrivò fino al culmine della tagliata, ma non trovò niente. Si sedette su un tronco per riprendere fiato, stava per tornare indietro, quando si ricordò di essersi seduto su quel tronco per fare colazione, guardando dietro il tronco vide qualcosa luccicare, puntò la torcia in quella direzione e illuminò il suo orolgio cui si era rotto il cinturino. Soddisfatto mise l'orologio in tasca, si alzò e spense la torcia, tanto conosceva a memoria la strada, dopotutto non era ancora buio completo. Aveva appena mosso un passo quando sentì dietro di sé un leggero rumore, come di un passo felpato. Si girò e vide una figura umana immobile che si stagliava contro il cielo al culmine del sentiero, a pochi metri da lui. Sentì il cuore battergli più forte e domandò “Chi.. chi sei?” L'uomo gli fece cenno di avvicinarsi, Piero si avvicinò con cautela, non capiva che intenzioni avesse lo sconosciuto, quando fu più vicino vide che aveva un'uniforme militare come quella della Wehrmacht ed il tipico elmetto tedesco. Lo sconosciuto in silenzio gli indicò la valle dall'altra parte, Pietro si avvicinò, ma tenendosi sempre a distanza, in lontananza si vedevano brillare le luci del cimitero militare tedesco del Passo della Futa. Improvvisamente lo sconosciuto parlò, con voce leggera, ma grave: “Mi chiamo Hans e vengo da laggiù.” Piero si sentì tremare le gambe, gocce di sudore freddo gli scendevano sulle guance, guardò lo sconosciuto, ma non riusciva a vedergli il viso. “Tu.. vivi laggiù?” disse con voce tremante. “Non vivo” rispose “se non nella memoria. Come tutti quelli che hanno lasciato la vita quassù, non è vero Tom?” Improvvisamente Piero si accorse che un'altra figura era comparsa sull'alro lato del sentiero, anche questo sembrava indossare un'uniforme però di un soldato americano e neanche di questo riusciva a vedere la faccia. Dalla sorpresa fece un balzo indietro, inciampò e cadde pesantemente di schiena sul sentiero. “E' vero” disse l'altro “ma io non ho avuto la fortuna di avere un nome su una tomba, la mia tomba è il bosco dove Hans viene ogni giorno a farmi visita.”. “Allora.. siete stati uccisi dalla guerra?“ disse il boscaiolo, sembrava che i due non volessero fargli del male, ma la paura era tanta. “No. Siamo stati uccisi dall'idiozia umana.” disse Tom. “Ma... ma... cosa volete da me?” Chiese Piero angosciato. “Ti chiediamo di ricordare.” disse il tedesco. “Solo questo?” disse il boscaiolo “Devi solo ricordare. E' già tanto.” disse l'americano. I due soldati si mossero l'uno verso l'atro come due ombre furtive e le due ombre parvero diventare una sola nella luce sempre più scura del crepuscolo fino a dissolversi nel buio. Piero si riscosse con un brivido, si alzò puntellando i gomiti, gli faceva male la nuca, doveva averla sbattuta quando era caduto, ma allora era svenuto? Quello che aveva visto era un sogno? Era reale? E questo racconto è reale? E' fantasia? Non lo sapremo mai. Quello che possiamo fare anche noi è solo ricordare. Ricordare che la guerra è un'idiozia.