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SSPPG_Marina_di_Loano Traditional Cache

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SSPPG: Purtroppo non mi è più possibile dedicare tempo a questo bellissimo gioco.

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Hidden : 4/9/2015
Difficulty:
2 out of 5
Terrain:
2 out of 5

Size: Size:   micro (micro)

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Geocache Description:

Legato alle mie camminate mattutine ecco, uno dei punti più belli della Liguria di Ponente c’è Loano con la sua Marina. Non un semplice porto, ma una destinazione nella destinazione. (cit.)

Connected to my morning walks here, one of the most beautiful spots of Liguria is Loano with its Marina. Not just a port, but a destination in the destination. (cit.)

Porto, Marina di Loano

Nell'autunno del 1938 Filippo Bonfiglietti, ingegnere, generale del Genio Navale in pensione, presentò il progetto di massima da lui studiato per un "Porto Ridosso per Pescherecci" da costruire in Loano e si diede da fare con le autorità competenti per ottenere le necessarie approvazioni.
Il porto, per posizione e disegno, era molto simile a quello che fu poi costruito intorno al 1950. Era un ridosso per pescherecci perché a quei tempi la nautica da diporto non esisteva ancora, anche se in un documento del 1936, a firma dell'allora Podestà di Loano, sta scritto che "sarebbe di incentivo allo sviluppo dello sport nautico tanto salutare ed utile per la formazione di gente pratica del mare sana come è sano al disopra di tutto tale genere di sporto, e che è trascurato ora per il semplice fatto che non esistono che spiagge aperte".

Il generale Bonfiglietti fu il primo a progettare il porto e lo fece gratuitamente, sia pure su mandato ufficiale (nella sua lettera di trasmissione del 24 settembre 1938 scrisse "in relazione al mandato che mi avete cortesemente affidato, di esumare una mia antica idea circa un rifugio per pescherecci in Loano"). Tanto che qualche Sindaco di Loano, venti anni più tardi, propose che al porto venisse dato il suo nome, in segno di riconoscenza. Poi tutto fu dimenticato e non se ne parlò più.
Filippo Bonfiglietti era certo un personaggio inconsueto, soprattutto per i suoi tempi. Due lauree in ingegneria, civile e navale, una carriera militare iniziata come soldato in Cavalleria e terminata al massimo livello del Genio Navale, docente universitario e membro del Consiglio Nazionale delle Ricerche quando ne era presidente Guglielmo Marconi.Una vita passata soprattutto tra Roma, Spezia e Genova, passando spesso per Tivoli (dove era nato nel gennaio del 1868 e cui rimase affezionato per tutta la vita) e per Loano, (per aver sposato Margherita Mazza, nata a Genova da padre loanese) dove gli piaceva trascorrere estati e vacanze, e dove morì settantenne, nel dicembre del 1939. Alto, robusto, grandi baffi, occhi azzurri, capelli biondi precocemente canuti, voce profonda, un accento che qualcuno definì più toscano che laziale, come succede a chi passa la maggior parte della vita lontano dal luogo dove nacque, magari dopo aver sposato una donna di altri luoghi.

Dal 1924 era stato direttore dell'Ufficio Studi e del Comitato Progetti di Navi, presso il Ministero della Marina, aveva firmato i progetti degli incrociatori pesanti classe Zara e nel 1924 era stato incaricato di progettare la prima portaerei italiana: progetto che presentò nel 1929 e che fu bocciato – a quanto si diceva – da Mussolini in persona per un'evidente errore strategico, tanto è vero che dieci anni dopo si cercò di correre ai ripari trasformando senza successo un transatlantico in una portaerei, smantellata subito dopo la guerra prima di essere terminata. In pensione dal 1932, da allora si dedicò a diversi progetti personali a cui pensava da tempo. Tra questi, il porto di Loano.

Loano, col mare, ha avuto tradizionalmente un rapporto alquanto diverso da quello della maggior parte delle località liguri. Scesa dalle colline al mare piuttosto tardi, nel '300, come feudo dei Doria, è stata uno dei non moltissimi luoghi liguri mai saccheggiati dai saraceni, per via delle mura volute dai feudatari. I quali, peraltro, per incominciare costruirono il loro castello sul primo spuntone di roccia disponibile, fornito di acqua potabile in quantità, dandogli un aspetto civettuolo in pieno contrasto con la solidità della base inespugnabile su cui fu costruito.
Dai Doria, Loano trasse almeno altri due vantaggi: quello di essere coperta da un nome - quello del grande ammiraglio - che i saraceni rispettavano e temevano; e quello di essere indipendente dalla soffocante repubblica di Genova. Finché, verso la metà del Settecento, Loano venne ceduta ai Savoia ed entrò a far parte, più o meno virtuale, del regno di Sardegna.

A quei tempi i porti erano pochi: i Savoia, fino alla rivoluzione francese, avevano solo Nizza. E Loano, prima feudo dei Doria e poi isola Sabauda in mezzo alla repubblica ligure, fu per secoli il punto dove arrivava il sale dalla Sardegna, diretto al Piemonte a dorso di mulo, attraverso territori stranieri ostili, ancorché liguri: una strada lunga e scomoda, ma molto meno lunga e meno scomoda di quella che collegava il Piemonte al porto di Nizza.

A Loano, priva di porto, le imbarcazioni più grandi sostavano all'ancora e quelle meno grandi venivano tirate in secco. E la combinazione tra la ricchezza di sale e la ricchezza della pesca delle acciughe creava un'altra fonte di ricchezza: la produzione delle acciughe salate che, ancora negli anni successivi alla guerra, veniva fatta artigianalmente sulla spiaggia dalle donne. Le donne, circondate da squadre di gatti, pulivano le acciughe, le sistemavano in vasi di coccio, uno strato di acciughe e una manciata di sale finché, arrivate in cima al vaso, le coprivano con un pezzo di ardesia abbastanza piccolo da poter scendere nel vaso e ci mettevano sopra un sasso. I gatti facevano pulizia mangiando teste e interiora. Il peso combinato dell'ardesia e del sasso faceva emergere l'acqua emessa dalle acciughe: quando non c'era più acqua, le acciughe salate erano pronte e potevano essere spedite anche loro in Piemonte, dove finivano per diventare anche "bagna cauda".

Loano, a quei tempi, aveva una ragguardevole flottiglia di una quarantina di pescherecci, per la maggior parte gozzi liguri, alcuni superiori ai dieci metri di lunghezza, ma niente porto.
I pescherecci venivano tirati a terra faticosamente con l'aiuto di argani a mano sparsi lungo l'attuale passeggiata, all'altezza dell'attuale filare di palme verso mare. La situazione offriva diversi inconvenienti: innanzitutto, il tempo e la fatica per mettere a mare e per tirare a secco. Per alare le barche grosse occorreva una decina di uomini e ci voleva più di mezz'ora. Senza contare che con il mare grosso le operazioni diventavano pericolose per uomini e barche. Negli anni '40 un grosso gozzo stracarico di pescato si spaccò in due atterrando sui marosi. E, quanto alla sicurezza, non va dimenticato che la risacca superava spesso il livello dell'attuale passeggiata, mettendo a rischio anche le barche collocate più in alto

Quanto agli ancoraggi, quello più tranquillo era la rada a levante del Nimbalto, dove non a caso era stata costruita la Madonnetta. Ma la sua spiaggia era quasi del tutto scomparsa, il mare batteva direttamente sui muri di sostegno della strada (che fu Aurelia fino al 1942, quando fu costruita la circonvallazione, ossia l'Aurelia attuale), così s'imponevano importanti opere di protezione, anche sulla ferrovia che la sovrastava. Tuttavia, se un'imbarcazione veniva sorpresa dal libeccio, l'unico luogo dietro cui ridossarsi era Gallinara. Perché la rada della Madonnetta a levante del Nimbalto, l'unica protetta dal libeccio, non offriva nessuna protezione dalla forza del mare: ancorché, sulle stampe del '600, si mostrino sciabecchi e pescherecci a vela ancorati proprio in quella zona.

Quindi il nuovo porto trovò la sua naturale collocazione proprio nella rada della Madonnetta, che faceva parte della località "Portigeux" (Portiglioli, secondo il catasto) perché nel passato serviva di ridosso alle imbarcazioni. E ne vennero proposte due versioni, la seconda delle quali era un po' più grande della prima, forse in previsione degli sviluppi della nautica da diporto. Perché, anche se lo scopo principale era di fungere da ridosso ai pescherecci, nella relazione dal generale Bonfiglietti, scritta nel 1938, si accenna che il porto avrebbe potuto servire da "incentivo anche nello sviluppo dello sport nautico, tanto salutare ed utile alla formazione di gente pratica del mare, e che ora è quasi trascurato per il solo fatto che non esistono che spiagge aperte, e quindi possibili soltanto per piccole barche, facili da alare sulla spiaggia, dove alle volte sono costrette a dormire mesi e mesi per tema di avarie nel varo o nel successivo alaggio e di essere sorprese al largo senza scampo". Curiosa, perché lo sport nautico veniva visto non tanto come fine a se stesso, ma in funzione della sua utilità a formare gente pratica del mare: una cosa che ai nostri giorni non verrebbe in mente a nessuno.

In ogni modo, il porto rispondeva ai criteri che lo rendevano un ridosso per pescherecci di allora, quando non solo erano molto scarse le imbarcazioni da diporto, ma anche le automobili. Quindi non aveva parcheggi, il molo di sopraflutto non era fornito di una banchina transitabile, non erano previsti esercizi commerciali e neppure un cantiere, mentre era previsto uno scalo di alaggio. Perché le barche di legno di quel tempo e di quelle dimensioni dovevano essere riverniciate e sistemate ogni tanto, ma non c'era bisogno di un cantiere per fare questi lavori.

Da allora molte cose sono cambiate. Filippo Bonfiglietti morì nel dicembre 1939 (proprio a Loano, all'hotel Villa Chiara, di fronte al luogo dove nascerà il nuovo porto) e subito dopo ci fu la guerra. Così tutto venne accantonato, salvo essere ripreso, approvato e costruito negli anni '50, con poche modifiche di rilievo. Il porto fu costruito un centinaio di metri più a ponente ma, quanto a bacino, era pressappoco eguale alla variante maggiore proposta a suo tempo. Le innovazioni più importanti furono un' ampia banchina fornita di negozi sotto la prima parte del molo di ponente e una piccola area verso levante, destinata a cantiere, che a protezione richiese un netto prolungamento del molo di sopraflutto. I negozi sulla banchina vennero costruiti solo in un secondo tempo e all'inizio il porto fu quanto di più rustico si potesse immaginare, senza pontili e con le barche ormeggiate sui moli di sopraflutto o ancorate in mezzo al bacino.

Nel frattempo cambiò radicalmente il rapporto tra le barche da pesca e quelle da diporto. Per qualche anno il porto fu quasi vuoto, anche perché era capace di oltre quattrocento barche e, invece, le barche da pesca erano soltanto poche decine.
Intanto arrivarono motoscafi e barche a vela, poche unità. All'inizio, la flotta di barche a vela era costituita da quattro o cinque Alpa 7 più il Bengalin del comandante Genta, un Ketch di una ventina di metri costruito dai cantieri Baglietto di Varazze. Più tardi, il "Tex Willer" di Gian Luigi Bonelli, un Alpa 11,50 di colore blu, che all'epoca sembrava immenso. E' significativa la foto che pubblichiamo, risalente alla fine degli anni cinquanta, che mostra il porto del tutto privo di imbarcazioni. Poi arrivò tutto il resto, a incominciare dalle barche dei cantieri Nicolotti di Avigliana (il Panda e il Koala), che di Loano fecero il loro porto di armamento.

Così, negli anni '70 il porto si riempì di pontili galleggianti e arrivò ad ospitare 450 imbarcazioni di vario tipo e misura, impossibili da immaginare quarant'anni prima per quantità e qualità. Il porto era buono, l'accessibilità eccellente anche con condizioni molto avverse, la risacca al suo interno modesta anche con mari cattivi, la diga foranea abbastanza alta da essere superata solo da qualche spruzzo occasionale. In compenso il servizio lasciò sempre a desiderare e il problema più grande fu sempre quello dei parcheggi. All'estremità di levante venne costruito un cantiere per le riparazioni, con un grande capannone, brutto ma utile.

Finché, negli anni '80, arrivò l'idea di ampliare il porto e di farne un oggetto di lusso. L'idea venne da Max Frey, editore svizzero nato a Loano, a quei tempo proprietario del castello del Borgo, quello che era stato costruito dai Doria. Il porto di Loano era strapieno, la rada della Madonnetta era tuttora disponibile e il nuovo progetto la coprì tutta, fino al confine con Pietra Ligure. Sono stati creati un nuovo cantiere, nuovi locali di intrattenimento. I pontili sono stati forniti di ormeggi moderni e, al centro del porto è stato costruito uno fra i più belli Yacht Club del Mediterraneo.

 

Il porto Bonfiglietti del 1938 era stato concepito come ridosso per pescherecci e, come tale, in rapporto al numero di barche di allora era anche troppo grande, perché pensare alla nautica da diporto in quegli anni era davvero una prova di coraggio: però era stato concepito in due versioni e quella riprodotta da noi nella prima figura era la maggiore delle due, più grande del 20% circa. Il porto realizzato negli anni '60, come abbiamo già detto, aveva all'incirca le stesse dimensioni del porto Bonfiglietti versione grande. Venne costruito quando la pesca, a Loano, stava perdendo importanza. Lo si capisce da come, nelle foto anni '60, l'insieme delle barche da pesca sembri un nulla nel porto quasi vuoto. In compenso, vi si stabilirono una dozzina di pescherecci molto più grandi, provenienti dal meridione d'Italia. Il porto fu riempito più tardi, invece, dalla nautica da diporto: uno sviluppo abbastanza lento, per la verità, che condusse alla saturazione in una ventina d'anni.

 


Il porto attuale è tutt'altro. La Marina di Loano può ospitare anche imbarcazioni molto grandi, fino a 65 metri di lunghezza ed è dotato di infrastrutture poderose, per numero e per eleganza, a cominciare dal grande parcheggio a due piani dell'ingresso di ponente e dai quasi duecento box auto ad uso privato collocati nel muro paraonde del molo di sopraflutto e nella banchina di riva. L'insieme degli edifici è decisamente gradevole, sia come forma che come struttura, ma il pezzo più bello e gradito ai loanesi è senza dubbio la splendida passeggiata a mare lunga quasi un chilometro, ricavata sopra la diga foranea.
Una diga foranea poderosa, costruita per resistere alle mareggiate più violente e dotata di una larga "berma", ossia di un altro molo, esterno e a livello del medio mare, capace di frangere le onde prima che arrivino alla parte emersa della diga.

Additional Hints (Decrypt)

[sei proprio sicuro di volere un aiuto?] Zntargvpb.

Decryption Key

A|B|C|D|E|F|G|H|I|J|K|L|M
-------------------------
N|O|P|Q|R|S|T|U|V|W|X|Y|Z

(letter above equals below, and vice versa)