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( M.S.G. ) La Via dei Cimbri Traditional Cache

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Anberta: Buona pensione....

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Hidden : 4/21/2015
Difficulty:
2 out of 5
Terrain:
2 out of 5

Size: Size:   micro (micro)

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Geocache Description:


La Via dei Cimbri


I Cimbri, un popolo di coloni che, dalla Baviera o dal Tirolo, si stanziarono sui Monti Lessini Veronesi a partire, secono le ipotesi storiche più accreditate, dal 1287, anno in cui ottennero dal Vescovo di Verona, Bartolomeo della Scala il permesso di insediarsi nel territorio montano della Lessinia. Il primo nucleo di qusesto insediamento fu il comune di Roverè Veronese. In circa 150 anni vennero poi costituite altre 13 comunità: Erbezzo, Bosco con Frizzolana, Valdiporro, Cerro, Roveré, Velo, Azzarino, Camposilvano, Velo, San Mauro di Saline, Tavernole, Badia Calavena, San Bartolomeo delle Montagne, Selva di Progno.
Di queste antiche 13 comunità, riunite nel Vicariato della Montagna Alta del Carbon, e affidate ad un Vicario che si faceva consigliare dai Massari, gli uomini più saggi di ogni comunità, riuniti in gran Pubblica Vicina, sono rimasti oggi otto comuni: Erbezzo, Bosco Chiesanuova, Cerro Veronese, Velo Veronese, Roverè Veronese, San Mauro di Saline, Badia Calavenae Selva di Progno. Al centro di questi comuni spicca la piccola frazione di Ljetzan-Giazza dove permane viva la tradizione linguistica dei Cimbri, una parlata di matrice alto-tedesca medioevale.
A tutela della lingua e delle tradizioni culturali dei Tredici Comuni Veronesi si dedica con passione e con amore l’associazione culturale Cimbri della Lessinia, costutuita nel 1974 con il nome Curatorium Cimbricum Veronense. L’associazione si dedica alla conservazione della lingua, della cultura e delle tradizioni popolari con pubblicazioni, convegni, scambi culturali con le minoranze lingustiche di tutto il mondo, festivals, iniziative di conservazione dell’architettura e della religiosità popolare e manifestazioni popolari.
Scoprire i Cimbri è un viaggio in un mondo affascinante fatto di racconti e di fiabe, di vicende vissute e credenze popolari, di un'architettura di pietra unica al mondo, di antichi riti e di processioni, in un ambiente unico che vale la pena di conoscere e di visitare: la Lessinia, terra dei Cimbri.

    Chi sono i Cimbri?

Sono così detti gli abitanti di alcuni paesi di un’area omogenea tra Veneto e Trentino che parlano, o parlavano, la lingua detta cimbro. Al giorno d’oggi, il cimbro è parlato a Luserna, in provincia di Trento, dalla maggioranza della popolazione (e cioè da circa 220 persone); a Giazza, nell’alta Val d’Illasi in provincia di Verona, da alcune decine di abitanti; a Mezzaselva di Roana, sull’Altopiano d’Asiago, in provincia di Vicenza, da una manciata di persone. A costoro, però, bisogna aggiungere i molti emigrati, che usano ancora questa lingua nella propria famiglia: a Trento, per esempio, i Lusernati ivi residenti che parlano in cimbro sono più numerosi che non nel paese d’origine. Sono molti i Cimbri veronesi che risiedono oggi a Verona e in altri centri del Veronese, a Latina (dove emigrarono al tempo della bonifica delle Paludi Pontine, e cioè tra il 1930 e il 1932), a Varese.
Anticamente, il popolo cimbro si estendeva su un’area assai estesa, dall’Altopiano d’Asiago a est fino alla Folgaria e a Terragnolo a ovest, occupando tutte le testate delle valli dei fiumi vicentini Astico, Leogra, Agno, Chiampo e l’intera zona dei XIII Comuni Veronesi.
Non sono cimbri altri piccoli popoli sparsi su tutto l’arco alpino. Questo perché i tre dialetti cimbri traggono origine dalla zona in cui la Baviera confina con la Svevia e il Tirolo. Al contrario, i Walser di Gressoney, di Alagna Valsesia e di Rima hanno una parlata di tipo alemannico (come il tedesco svizzero); i Mòcheni della Valle del Fersina hanno una parlata vicina al tirolese della Valdadige; gli abitanti di Sappada in provincia di Belluno e quelli della vicina Sàuris (in provincia di Udine) usano un dialetto affine a quello della Gailtal austriaca, la vallata poco oltre il confine.
Va notato che molti si dichiarano Cimbri nonostante che non conoscano bene la lingua, o non la conoscano affatto: però erano cimbri i loro genitori o i loro nonni. Lo stesso accade con gli Irlandesi, fieri di dichiararsi tali anche se parlano sempre in inglese e non sanno neppure una parola di gaelico.


Profilo Storico

I Cimbri hanno da sempre rappresentato un rebus. Nei primi documenti che li riguardano (permessi di insediamento, atti di compravendita, resoconti di “vicinie”, ecc.) sono costantemente definiti Todeschi o Teutonici; tuttavia, all’inizio del Trecento un letterato vicentino li definisce per la prima volta Cimbri. Questo nome avrà in seguito fortuna, fino a spodestare l’altro. Dal Settecento, anch’essi si definiscono Tzimbar, per influsso dei loro vicini veneti; la lingua, però, viene detta taucias gareida (pronunciato tàucias garèida), ciò che corrisponderebbe a un tedesco deutsches Gerede.

È ormai accettato che il primo nucleo di questo popolo si stabilì sull’Altopiano d’Asiago verso la metà del X secolo o poco dopo, provenendo dall’area geografica dove Baviera, Svevia e Tirolo si toccano. Questa zona si trovava allora sotto la giurisdizione del monastero di Benediktbeuern; è verosimile che i primi Cimbri venissero diretti verso l’Italia — probabilmente in seguito a una carestia — per il fatto che il monastero era in stretto contatto con l’abbazia di S. Maria in Organo di Verona, a sua volta in contatto con quella di Campese presso Bassano. Quest’ultima possedeva dei terreni sull’Altopiano, a Foza, e da qui i Cimbri si espansero lentamente in tutto l’Altopiano.
Successivamente vi furono altri arrivi dalla Germania, sempre per il tramite delle abbazie benedettine; alcuni coloni, però, giunsero anche dall’Alto Adige, in particolare dalla Val Venosta. Quando la Repubblica Veneta si impadronì delle province di Vicenza e Verona (1405), chiamò a lavorare nella prima degli esperti minerari tedeschi, che poi spesso si stabilirono in loco confondendosi coi discendenti dei Cimbri.
È notevole come la Repubblica riconoscesse da subito ai Sette Comuni dell’Altopiano una certa autonomia: i Sette Comuni venivano amministrati da una “Reggenza”, che sopravvisse fino all’invasione napoleonica e alla conseguente caduta della Serenissima. In cambio, la Reggenza si impegnava — con uomini e mezzi propri — a difendere i confini dai frequenti tentativi di infiltrazione degli imperiali (o asburgici). I XIII Comuni Veronesi non ebbero mai un’autonomia così ampia, venendo costituiti in un “vicariato” simile a quello della Valpolicella, dai poteri assai limitati.

Usi e costumi Cimbri

I Cimbri arrivati in Lessinia come zimmer-man, boscaioli, e diventati poi contadini, hanno sempre avuto e mantenuto usi e costumi semplici, caratterizzati da essenzialità, legati al ciclo meteorologico e dediti alle attività stagionali. Le loro abitazioni, normalmente riunite in gruppi chiamati contrade, sono collocate sottovento e rivolte a sud o sud-ovest per sfruttare al massimo il calore e la luce; alternate alle abitazioni sono le stalle e i portici.
Quando non devono lavorare all’esterno o quando il tempo non lo consente, questi abitanti vivono più in stalla che in casa, perché la prima deve essere riscaldata col fuoco, la seconda lo è dal calore animale: in casa si cucina, si mangia e si dorme; in stalla si accudisce al bestiame, si praticano varie attività artigianali e si tiene il filò nelle lunghe serate da autunno a primavera. Il filò costituisce un momento socialmente coinvolgente e culturalmente stimolante: vi confluiscono tutti gli abitanti di una contrada. Inizia solitamente verso le 20 con la recita del Rosario, poi nei giorni lavorativi non si resta inoperosi: le donne filano, cuciono, sferruzzano, rammendano; gli uomini realizzano ceste o gerle, impagliano sedie, scartozzano mais, costruiscono o riparano attrezzi, ecc. Nel frattempo gli uomini parlano d’affari, di prezzi, di notizie; le nonne raccontano ai piccoli storie di fade, di orchi, di anguane, le mamme insegnano loro giochi o filastrocche. Risultando vietate le attività lavorative, di domenica si canta, si gioca, si può invitare un suonatore e, nei filò dove ci sono numerose ragazze, accedono i giovani delle contrade limitrofe in cerca di fidanzata.
La famiglia è quasi sempre patriarcale e polinucleare. I figli maschi anche sposandosi restano quasi sempre all’interno di essa e si spartiscono solo dopo la morte del padre. Con l’intento di garantire alla famiglia il fabbisogno comperando il meno possibile, i Cimbri coltivavano cereali fin dove l’altitudine lo consentiva: mais fino a circa 800 m,  grano fino quasi a mille, orzo e segale anche fino a 1300 e oltre. Rilevante era pure la frutticoltura (mele, pere, castagne) e l’orticoltura (patate, rape, cavoli, fagioli e altri ortaggi). Dove non era possibile la cerealicoltura o la frutticoltura, si praticavano soprattutto l’allevamento ovino e bovino, che fornivano lana, burro, formaggio e ricotta. Grande contributo al rifornimento di grassi era assicurato dal maiale; uno all’anno non mancava mai in nessuna famiglia e se ne ricavavano salami, cotechini, lardo, strutto,… Ogni massaia disponeva poi del pollaio, dove allevava galline per le uova e polli per la carne e il brodo.
Agli uomini spettano soprattutto i grandi lavori esterni: cura del bestiame, raccolta di foraggio, legna e frutti, compravendita di prodotti; le donne sono maggiormente dedite a procurare i filati e i tessuti, ad accudire alla casa e all’orto, ad allevare ed educare i figli. I vestiti non sono molto ricercati: soprattutto nei mesi freddi le donne portano gonne de medolan (misto di lana e canapa) pesanti e lunghe fino alla caviglia, camicia di cotone, scialle di lana, grembiule e fassol in testa; gli uomini sono vestiti solitamente con calzettoni di lana, pantaloni fino al ginocchio, flanella, camicia, giubbetto; il tutto è ricoperto da ampio tabarro scuro. Ai piedi le donne portano solitamente zoccoli e calze di lana; gli uomini scarponi di cuoio con suola di legno: le sgalmare o sgambore.
Anche i cibi sono semplici: pane fatto in casa e cotto sotto la padella coperta di cenere e braci sul focolare; minestroni di verdure o brodo di carne in cui vengono cotte le tagliatelle pure fatte in casa; gnochi sbatui (impastati con farina, fioreta, acqua e conditi con burro fuso e formaggio grattugiato), polenta che viene mangiata con formaggio o insaccati vari; contorni misti di verdure cotte, crude o conservate (patate, fagioli, crauti, biscote…).


 

Gli insediamenti Cimbri

Il primo insediamento avvenne probabilmente a Foza, sull’Altopiano d’Asiago, verso la metà del X secolo. Da lì, i Cimbri occuparono gradualmente tutto l’Altopiano, in quel tempo abitato da pochissimi boscaioli vicentini. Il passo successivo fu la discesa a Posina, avvenuta all’inizio del 1100; da lì, i coloni si spinsero a colonizzare la Folgaria, verso il 1135-1140, e quindi Costa Cartura, presso Lavarone (nel Trentino), dove dovrebbero essere giunti verso il 1155.
Da Costa Cartura i Cimbri si spostarono, verso l’anno 1200, nella stessa Lavarone e quindi a Luserna. Sempre partendo da Costa Cartura, poco dopo gruppi di dissodatori si stabilirono a Terragnolo, nella valle del Leno, e nella Vallarsa.
Da Posina i coloni tedeschi si spinsero anche verso sud, al Tretto e a Valli del Pasubio. All’inizio del XIII secolo ne troviamo anche a Schio e a Malo; particolarmente numerosi a Monte di Malo, che il vescovo di Vicenza separò amministrativamente da Malo nel 1407 proprio per il fatto di avere una popolazione in maggioranza “teutonica”. Da Schio i Cimbri si insediano a Recoaro e, in minor misura, a Valdagno; da questi due centri, altri coloni si recano ad Altissimo, nell’alta vallata del Chiampo.
Sarà proprio da Altissimo che proverrà uno dei due capi tedeschi fondatori della colonia dei XIII Comuni Veronesi. Entrambi avevano nome Olderico; uno è definito da Altissimo, l’altro talvolta dall’episcopato vicentino e talvolta da Vicenza. Una concessione del vescovo di Verona del 5 febbraio 1287 li autorizza a fondare da 25 a 50 “masi”, aumentabili, in un territorio triangolare al centro del quale era Roveré di Velo. Da Roveré i Cimbri si espandono rapidamente in varie direzioni, fino a formare i famosi “XIII Comuni Veronesi”.
È notevole come tutti gli insediamenti cimbri abbiano un nome alla cui base sia un toponimo italiano, spesso assai antico. Ciò significa che le località nelle quali si stabilirono avevano già abitanti indigeni (per quanto scarsi), o, se disabitate, che erano state comunque denominate da elementi veneti. L’unico centro abitato che effettivamente sia stato fondato dai soli Cimbri appare essere Badia Calavena, sorta ai piedi dell’“abbazia della Calavena” da due insediamenti cimbri rispettivamente del 1305 e del 1333: i coloni la chiamarono e la chiamano tuttora kam’ Àbato = «dall’abate, presso l’abate», mentre il suo nome italiano è alquanto tardivo.

L'architettura cimbra

L’architettura lessinica è senza dubbio unica nella sua tipicità,  unicità che si deve sia al tipo di materiale usato per la costruzione, sia per la forma.  La costruzione utilizza, le scaglie di pietra di colore rosso ammonitico, offerte in abbondanza dalla natura del luogo in lastre regolari, senza che si rendano necessarie operazioni di taglio. La specificità di tale architettura è data in particolare dalla forma del tetto, la più antica e nello stesso tempo la più affascinante. Chiamata genericamente “gotica”.

L’origine di questa denominazione non è sicuramente legata agli elementi stilistici caratterizzanti dell’omonimo periodo storico, ma alla particolare fisionomina caratterizzata dall’accentuata inclinazione degli spioventi, che in qualche modo ricorda lo svilippo verticale delle architetture cuspidate nordiche. Senza dubbio, tale forma è l’espressione di una precisa cultura che si è trasmessa arricchendosi di volta in voltra di diverse tecniche costruttive, secondo le popolazioni con cui è venuta in contatto e adattando le già consolidate tipologie ai materiali presenti in loco e alla morfologia del terreno, fino a diventare quella che oggi denominiamo architettura tipica della Lessinia e della popolazione cimbra.

Uno degli elementi che ha contribuito a determinare la forma della copertura è stata senz’altro la funzione e l’uso del materiale vegetale originariamente usato, il canel. La copertura a due falde veniva realizzata attraverso una serie di travi in legno poggianti sugli elementi portanti costituiti da frontoni laterali in muratura, tenuti assieme dalla muratura laterale. Il Canel veniva steso perpendicolarmente alle trave, tra un  muro e l’altro. La parte del muro sporgente veniva protetta da lastre in pietra.

Un’architettura, apparentemente povera e scarna, ridotta a composizioni di elementi essenziali, ma tuttavia ricca di particolari e di decorazioni non evidenti a prima vista: simboli, scritte, decorazioni incise nella pietra stanno a testimonire una cultura e una tradizione ben consolidatesi nel tempo. Sono molti gli elementi architettonici che contribuiscono a rendere grande la piccola architettura della Lessinia, realizzati in pietra rudimentale lavorata.






Additional Hints (Decrypt)

Nabgure oevpx......

Decryption Key

A|B|C|D|E|F|G|H|I|J|K|L|M
-------------------------
N|O|P|Q|R|S|T|U|V|W|X|Y|Z

(letter above equals below, and vice versa)