Dopo la ritirata seguita alla disfatta di Caporetto lo smarrimento e la confusione crescevano, e i tragici effetti delle artiglierie e delle granate palesavano la gravità dell’ora. Il ponte di Fagarè fu fatto saltare il 9 novembre 1917: la guerra era alle porte e fu imposto l’abbandono delle case e di ogni avere.
I giorni più importanti per il paese di Saletto nell’ambito della Grande Guerra furono il 15-16-17-18 Giugno 1918. Il 15 giugno, inizia l’offensiva imperiale. L’Argine regio è più volte preso e perduto; Molino della Sega, C, Pasqualin, C. Pastori, sono i perni della difesa intorno ai quali la lotta maggiormente infuria. Angelo Presciutti riporta nel suo diario gli avvenimenti da lui vissuti il 15 giugno 1918. Combatte nella brigata SESIA, e durante l’offensiva Austriaca la brigata riceve un ordine perentorio, terribile: bisogna sacrificarsi fino all’ultimo uomo per arginare l’offensiva nemica. Angelo combatte con coraggio, viene ferito ma rimane al suo posto, sotto una grandine di fuoco e piombo. Il suo racconto è drammatico:
“Non si capiva più niente, morti da tutte le parti, un rumore assordante.
L’ordine era chiaro: non abbandonare la posizione, dovevamo morire sul posto per arrestare il più possibile l’avanzata nemica. Vedo avanzare verso la nostra postazione centinaia di austriaci, mi giro per incitare i miei compagni ma ero rimasto solo. La ferita non mi fa capire niente, il dolore è lancinante: mi prendono prigioniero”.
Il 17 giugno alle ore 9 del mattino Saletto è conquistato dagli austriaci. Per ore gli scontri sono intensissimi, le sorti della battaglia più che mai incerta. Grazie all’azione di reparti di bersaglieri che compiono un efficace azione di accerchiamento verso sera sia Saletto che Candelù tornano nuovamente in mano italiana. Più a sud dello schieramento difensivo i reggimenti 71° e 72° austriaci avanzano fino a Fagarè. Nei giorni 16 e 17 la resistenza della brigata Sesia è pari al compito ricevuto, sacrificarsi sul posto ma non cedere, e le perdite subite sono un indice efficace del sacrificio: 119 ufficiali e 3331 militari di truppa, compreso un rilevante numero di dispersi. Nuovi tentativi di sfondamento sono effettuati a Maserada e Candelù dai reparti della 14° divisione austro-ungarica subendo gravi perdite. Il
Comando italiano comanda nuovi contrattacchi e impone strenua resistenza ai propri reparti nei punti critici. Saletto come altri paesi rivieraschi sono ridotti in macerie. Sui ruderi delle abitazioni i fanti scrivono: “ Non passeranno”. Fino al 21 giugno gli scontri tra gli due schieramenti sono continui, i prigionieri austriaci e ungheresi riferiscono di una situazione militare critica. La notte del 21 giugno la 64 divisione ungherese e la 70 divisione austriaca attaccano nuovamente a Candelù e Saletto ma ne sono respinti subendo gravi perdite.
Alle 19 del 21 giugno 1918 il generale Boroevic fa riportare la linea austro-ungarica sulla sponda sinistra del Piave. Nel bollettino del 24 giugno 1918, n. 1126 si legge “…dal Montello al mare il nemico ripassa in disordine il Piave..” . E’ la fine dell’operazione Radetsky, la grande offensiva austro-ungarica nel settore del Piave si conclude.
Il bilancio di questa operazione mostra la violenza degli scontri e l’enormità delle perdite:
-8°e 3 °armata italiana: 4014 soldati morti, 62000 feriti o dispersi;
-6°armata austro-ungarica e 5° armata dell’isonzo: 5951 soldati morti, 66000 feriti o dispersi;