LE CATACOMBE DI SAN SEBASTIANO
Le catacombe di San Sebastiano sono un cimitero ipogeo di Roma, posto lungo la via Appia Antica, nel quartiere Ardeatino. Esse costituiscono uno dei pochissimi cimiteri cristiani rimasti sempre accessibili (dei quattro piani originari il primo è quasi completamente distrutto).
Nell'antichità le catacombe erano conosciute semplicemente col nome di in catacumbas, termine greco composto di due parole, katàe kymbe, che letteralmente significa presso le cavità. In effetti ancora oggi, lungo la via Appia Antica, nei pressi del cimitero, è possibile riscontrare un forte avvallamento del terreno. Inoltre, in antichità, prima del suo utilizzo cimiteriale, la zona era interessata da cave di pozzolana, oggi site ad una decina di metri sotto il pavimento dell'attuale basilica di San Sebastiano fuori le mura: queste cave sono all'origine di un cimitero pagano, successivamente utilizzato dai cristiani. Il termine catacumbas, attraverso un processo di estensione ed identificazione, finì per qualificare tutti i cimiteri ipogei, che furono semplicemente chiamati catacombe.
Il cimitero sotterraneo, chiamato di San Sebastiano solo con l'Alto Medioevo, era inizialmente denominato in memoria apostolorum(dal III secolo), toponimo legato alla presenza nella catacomba, per un certo periodo, delle reliquie degli apostoli Pietro e Paolo. La Depositio martyrum (metà del IV secolo), alla data del 29 giugno, parla infatti della ricorrenza di Pietro in catacumbas e di Paolo sulla via Ostiense. Il Martirologio Geronimiano (V secolo) ricorda, alla stessa data, la ricorrenza di Pietro in Vaticano, di Paolo sull'Ostiense e utrumque in catacumbas, Tusco et Basso consulibus (all'epoca dei consoli Tusco e Basso, cioè nel 258).
In origine la zona era una cava di pozzolana; abbandonata alla fine del II secolo, fu utilizzata dai romani come luogo di sepoltura pagana: si sono riscontrate semplici sepolture di schiavi e liberti, ma anche sepolture monumentali, in particolare nella cosiddetta piazzola, ambiente circolare un tempo cava a cielo aperto, nelle cui pareti furono scavati tre mausolei. La presenza in questi mausolei, in particolare nel mausoleo degli Innocentiores, di immagini iconografiche tipicamente cristiane, come l'ancora ed il pesce, lascia supporre che in un secondo periodo il mausoleo fu utilizzato anche per la sepoltura di cristiani. Oltre alla piazzola, in questo periodo si iniziano a scavare le gallerie cimiteriali.
Ad un certo punto, verso la metà del III secolo, l'intera piazzola fu interrata così da creare un terrapieno ad un livello superiore. Su questo ripiano sono stati riportati alla luce tre monumenti: la cosiddetta triclia, una sala coperta porticata utilizzata per banchetti funebri nelle cui pareti sono stati riscontrati più di 600 graffiti con invocazioni agli apostoli Pietro e Paolo; una edicola rivestita di marmo, che gli archeologi ritengono il luogo di conservazione delle reliquie dei due apostoli nel periodo in cui esse furono traslate in catacumbas; ed un ambiente coperto con pozzo per attingere acqua. La traslazione delle reliquie degli apostoli in San Sebastiano a metà del III secolo e la loro ricollocazione nei luoghi originari agli inizi del IV secolo è ancora una questione dibattuta tra gli studiosi e gli archeologi.
Infine nella prima metà del IV secolo anche questi ambienti furono interrati, per costruire il terrapieno su cui fu edificata la basilica costantiniana.