non si vede Multi-Cache
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Caro geo-amico, amante della natura, di questa terra, di queste montagne, della libertà. Percorri le tracce di sentiero dal Col del Lys al Colle della Frai, sui pendii dei monti Rognoso e Civrari, sempre sulle tracce dei partigiani di queste valli, che combattevano per la libertà e la dignità dell'Italia.
Arrivammo in Valle di Susa reclutati, si suppone, attraverso un'azione messa in campo dal Gen. Perotti, comandante del CMRP, con l'obiettivo di organizzare un incessante martellamento della linea ferroviaria Torino- Modane che i tedeschi usavano senza risparmi perché unica linea vicina ed agibile. La linea di Domodossola infatti era inservibile mentre la Brennero era molto lontana.
Rendere inservibile la linea ed organizzare brigate partigiane nelle valli per ostacolare i forti rastrellamenti che si sarebbero sviluppati era il compito del CMRP nel quadro strategico generale della guerra. Da qui la necessità di una campagna di reclutamento anche fuori dal Piemonte.
Chi mi aveva reclutato, in completa clandestinità, mi aveva anche suggerito che, una volta giunto a Torino-Porta Nuova, avrei dovuto cercare un giovane con in tasca ben in vista una copia del giornale “La Stampa” ed avrei dovuto seguirlo, senza di nulla, per essere condotto a destinazione.
Era forse la terza volta in vita mia che viaggiavo con il treno. Ed una delle primissime volte che vedevo la montagna. Quel giovane era Ghilardotti che ci portava così a Porta Susa, per Avigliana.
Con la coda degli occhi vedo anche altri, che avrebbero dovuto andare in risaia dalla morosa, seguire di nascosto quel giovane. Dunque non sono solo. La cosa mi rincuora. Scopriremo più avanti che, in quel viaggio, eravamo in 17, tutti destinati alla Frassa.
Nessuno ti riceve. Un volontario cuciniere fa bollire acqua e pochissimo riso, vecchie scatole, gavette, cucchiai di legno ricavati da scorza di pianta, vestiti estivi, scarpe estive di città ormai ridotte a poco più di cartone. Tutti attendono il ritorno di Deo che era andato alla ricerca di vettovaglie e di qualche responsabile. Deo, di fatto, é già il Comandante del gruppo per il ruolo che oggettivamente sa giocare e svolge. Guida alpina, gran camminatore, altruista, sempre pronto. Questo è il ragazzo che ci voleva, sussurrano tutti.
Ci si incontra con Alessio Comandante di Brigata che rimprovera chi ci ha mandati lassù e così in tanti. Dice che non è in grado di soddisfare le nostre esigenze. Ci facciamo sentire e entra nella buca- magazzino e ci offre scarpe, riso, burro: cose che ci permettono di tirare avanti qualche giorno completando il tutto con ciliegie crude e cotte.
Cosa era accaduto tra la fase del reclutamento ed il nostro arrivo ?
Il 5 aprile 44 era stato arrestato e fucilato al Martinetto di Torino tutto il Comando militare, compreso il Gen. Perotti. Si era così rotta la catena dell’organizzazione per cui i partigiani, la popolazione di lassù non sapevano dell’arrivo di tanti aspiranti partigiani, in particolare da Cremona.
Il Comando di Hitler in quei giorni aveva disposto che dal 1 luglio le armate tedesche e italiane - SS e GNR comprese, che già si trovavano sul posto - non dovevano programmare la loro presenza al fronte, ma avevano l'ordine di assestare un colpo decisivo alle formazioni partigiane della Valle di Susa, a partire dalla 17° Brigata Garibaldi.
Dal 1 luglio una postazione di artiglieria tedesca si sposta ad Almese, sulla via che porta al Col del Lys, e spara 120 colpi su presunti obiettivi partigiani di media e bassa valle. Preparano il rastrellamento che avverrà il giorno dopo, il 2 luglio 1944, su al Colle, zona dove eravamo noi disarmati, affamati, ignoranti di sentieri, mulattiere e di montagne.
Avvisati dall'allarme alle 7 del mattino del 2 luglio, nascosto il possibile nella Baita Marino, divisi in due gruppi, ci si abbraccia e ci si dà l'arrivederci sul Civrari e, con ansia, un gruppo prende un sentiero, il secondo ne imbocca un altro.
Rivedrò qualche tempo dopo 26 giovani massacrati. Riconosco tra essi Scala, Conca, Faleschini, Boccalini e Zaniboni – 5 giovani cremonesi – i corpi ridotti a larve, tra grumi di sangue misto a terra, insetti, occhi sbarrati dal terrore, pugnalati e trucidati. Questo è il trofeo che voleva Farnacci: ragazzi ventenni, affamati, disarmati, stanchi, catturati e non resi prigionieri, ma massacrati da belve ubriache di alcool o droga.
Nessuno potrà mai provarlo, perché da quella giornata tragica e funesta non scamparono testimoni partigiani, non vennero girati filmati. Le poche testimonianze dei montanari nascosti nei paraggi parlano di episodi di violenza inaudita, di urla e raffiche, di bestie inumane con i volti anneriti e resi irriconoscibili.
Noi sopravvissuti ci ritirammo in una buca del monte Rognoso, chiamata il “non si vede” e Mario con i suoi in un'altra chiamata “non si trova”. Assumemmo una decisione ferma e determinata: la lotta deve continuare, quelle belve hanno dimostrato quanto il sogno di Hitler di fare della valle Padana un bagno di sangue sarebbe stato possibile dopo quel che si è visto al Colle del Lys.
Con cadenza quasi giornaliera, il partigiano Gino di Rivoli, buon camminatore e conoscitore di questi monti, con due muli, faceva la spola con il magazzino di Val della Torre per rifornire dell’occorrente l’accampamento.
Superato lo shock, dopo l'eccidio del Col del Lys del 2 luglio 1944, nell'incontro successivo con i Comandi superiori chiediamo più armi perché col fucile 91 non si può far la guerra ai tedeschi. Stabiliamo come, per la nostra sopravvivenza e per la nostra organizzazione, non si possa più pesare sul contadino e sulla sua famiglia, magari rubandogli le uova, la galline o le patate, perché il contadino rischia, se si continua così, di diventarti nemico, se gli rubi il pane guadagnato con tanta fatica su quella terra arida ed avara.
Dal linificio arrivano cappotti, tela bianca per mimetizzarsi, e altra stoffa. La Venchi Unica ci invia i panettoni destinati alle brigate nere, per la grande gioia dei bambini delle borgate. Dalla Mandria del Re di Venaria Reale preleviamo le mucche che scambiamo con quelle vecchie e magre del contadino. Le nuove gli serviranno per mandare avanti la sua piccola impresa, le vecchie le macelleremo per sfamarci. Ed è così che si radica la stima delle famiglie montanare verso i ribelli delle Brigate partigiane, ed è così che, insieme alla stima ed all'ammirazione, arriva anche la verdura e la frutta. Ed è così che la figlia diventa staffetta partigiana, la mamma ti dà la scodella di latte caldo e ti cura se hai la tosse. Il tabaccaio e i fumatori sono tranquilli perché il Monopolio di Stato, anche grazie a finte rapine messe in scena con l'accordo dei gestori, provvede alle esigenze di tutti.
Ed è così che prepariamo il Natale del '44: pacchi di carne avvolti in nastri tricolore con un biglietto di auguri dei partigiani vengono recapitate alle famiglie contadine che la carne non la vedono mai. A Pasqua in bassa valle si procede a confezionare un pacco dono con una pelle conciata, un kg. di zucchero e di burro più diecimila lire per le famiglie dei Caduti, dei danneggiati dai rastrellamenti, per gli amici ed i collaboratori.
Si ospita un distaccamento femminile di staffette “bruciate” a Torino, e si crea il distaccamento Anita Garibaldi.
Si respirava aria nuova per questi nuovi rapporti ma anche perché arrivavano, anche se in forma sporadica, le notizie che riguardavano l’Armata Rossa, che al Nord picchiava forte sulle armate tedesche, tanto da sospingerle verso Berlino, mentre al Sud le Armate Alleate, sbarcate in Italia, liberata Roma, salivano verso il Nord, e lo sbarco vincente in Normandia faceva intuire anche ad un nano dove ormai si andava a parare con la guerra.
Questa fu la politica e l'azione voluta dai Comandanti e fatta propria da tutti per cui si riuscì ad organizzare tra l’agosto ed il dicembre - altre brigate ed altri distaccamenti. Con i giornali murali, l’ora di discussione, anche se non sempre informati, l’arrivo di nuovi renitenti, di militari fuggiaschi dell’aeronautica, universitari o di scuole elevate portavano un contributo di sapere e di cultura.
Ma il nemico non stava a guardare. Le esigenze del nemico tedesco sono pressanti per liberare la Valle dalla presenza partigiana e rendere pienamente disponibile la linea di transito da e per la Francia. Ad esse bisogna corrispondere e per questo si passa in rivista ad Avigliana 5 mila uomini armati - brigatisti neri e tedeschi - per assestare l’ulteriore ultimo colpo alle Brigate partigiane.
Il 10 gennaio 1945 viene scatenato un nuovo rastrellamento, nella convinzione che l’alto innevamento avrebbe chiuso in una sacca le formazioni partigiane, pronte per essere annientate. La popolazione e gli sfollati sono molto allarmati. La paura è forte.
Emergono nuove proposte, concordate tra noi del Comando di Brigata. In seguito a discussioni anche aspre e forti, si decide di scollinare, scendere alla periferia di Torino, nasconderci nella cascine, come era avvenuto l’otto settembre del '43, e fare il vuoto in valle. Fatti saltare i ponti per far credere al nemico la nostra presenza e la nostra determinazione a difenderci, le notti del 6 e 7 gennaio, a piccoli gruppi, scendiamo verso Torino.
I tedeschi cercano i partigiani ma non ne trovano. Su in montagna è rimasto solo il distaccamento civetta dei cremonesi che spara per fiaccare il nemico già stanco, attirandolo su verso l'alto. E' l'operazione che passerà alla storia come “la grande beffa”.
Tedeschi e fascisti arrivano a Monpelato, occupano la Casa Parrocchiale perché più sicura. In quella casa, per puro caso, sono ospitate la mamma di Deo e mia moglie Maria, giunte da Cremona guidate da Binaschi, del tutto inconsapevoli di ciò che sta avvenendo. Il silenzio per loro é obbligo assoluto, perché la sola pronuncia e cadenza cremonese può far scattare il fermo, l’arresto, i massacri della popolazione e del paese. Era già capitato a Boves, nel cuneese.
Per fortuna il nemico non si accorge di nulla e tutto va per il verso giusto.
L’ 11 mattino si deve tenere la riunione nello scantinato della Basilica di San Pancrazio a Pianezza dei comandanti dei distaccamenti, alla presenza del comandante Deo, per esaminare l’andamento delle operazione e il da farsi. Ma Deo ha uno scontro alla Madonna della Bassa con una pattuglia tedesca e rimane ferito al muscolo di una coscia. Dopo peripezie inenarrabili, curandosi la ferita con lembi di camicia, dopo una notte di tribolazioni, giunge a Monpelato, all'oscuro del fatto che la Casa parrocchiale fosse occupata dai fascisti tutti fuori alla caccia dei partigiani e a bruciare baite Entra nella casa e trova la madre, mia moglie e la mamma del parroco. E’ pallido, dissanguato, non ha voce. E' stanco.
Sua madre, facendo violenza al proprio cuore di mamma, con il cuore in gola, all'abbraccio del figlio lo implora con forza di andarsene subito perché fascisti e tedeschi lo stanno cercando e se lo trovassero lì, sarebbe stato immediatamente ammazzato, e con lui tutti gli abitanti del paese. Lo troveremo con Ettore Bertolo, un contadino sempre presente, in una baita, assai triste. Lo portiamo a Nevarussa dove i Bertolo avevano procurato di preparare un buco- infermeria. Curato, guarirà nel volgere di circa un mese.
Vado in bassa valle al posto suo. La prima cosa da affrontare è di sfatare la voce, fatta circolare ad arte, che lassù in alta valle tutto era andato distrutto ed i Comandanti partigiani tutti ammazzati. La mia presenza chiarisce la situazione e con lena riprendiamo le fila dei contatti per rimettere in piedi le nostre forze.
Tedeschi e fascisti hanno sempre più impellente l'esigenza di liberarsi dalle formazioni partigiane. Da mesi li costringiamo a rimanere in forze qui nelle valli piemontesi. nel quadro della strategia generale della guerra. Da mesi diamo in questo modo il nostro diretto contributo alla guerra per la libertà della nostra Patria.
Nello stesso tempo tedeschi e fascisti hanno forte l'impegno di colpire Deo e la 17esima. Vogliono prendere e stroncare il “ragazzo di ferro”, così lo hanno definito. Tentano il 19 marzo e subito dopo, il 22. Ma tornano scornati. Il 29 marzo ottocento tedeschi e fascisti, di prima ora, con la nebbia, superano le ronde e le guardie e arrivano alla baita comando. La sentinella spara, Pucci esce e viene subito colpito, Deo si scaraventa su di lui per portarlo in salvo, ma viene colpito da una pallottola esplosiva. Cade. Gim, il magazziniere, lo nasconde sotto della fascine per trasportarlo, poi, alla baita Raimondo.
Il giorno dopo, il 30 marzo, alla presenza di partigiani e contadini, del Prof, Chiò, di Don Lavagno e del sig, Badone, arrivo in tempo, accompagnato da Saetta, per vederlo ancora vivo ma con l’occhio spento. Farfuglia alcune cose: “mamma… garibaldini”. Così muore Deo, Comandante della 17esima Brigata Garibaldi. Così, il giorno prima, era caduto Pucci, vice comandante, combattendo armi in pugno per la libertà del proprio Popolo e della Patria.
Quel giorno, quel 30 marzo, era il venerdì Santo del 1945: un giorno tanto triste e cupo, proprio mentre la natura si svegliava alla nuova primavera. Questi giovani avrebbero voluto viverla con tanta passione.
In libertà e in pace, ed invece lasciarono la propria vita su quei monti.
Al cache: Percorri i sentieri o le semplici tracce tra Col del Lys, il Colle della Frai ed i pendii dei monti Rognoso e Civrari sulle tracce dei Partigiani per scoprire dove si sono nascosti per fuggire al terribile rastrellamento del 2 Luglio del 1944.
Inizialmente camminerai su comoda carrozzabile, poi su bellissimo sentiero nel bosco e per ultimo poco dopo la borgata Suppo, dovrai entrare in modalità avventura e trovare l'approccio giusto per conto tuo, senza l'ausilio di sentieri o segnavia. Mai lasciare alcuna traccia se il feroce nemico è vicino!
Info:
Tutti gli anni, la prima domenica di luglio, si svolge la manifestazione al Colle del Lys per perpetuare la memoria dei 2024 Caduti Partigiani nel ricordo del grande drammatico rastrellamento perpetrato dai nazifascisti il 2 luglio 1944 al Colle del Lys.
fonti / sources:
1) Enrico Fogliazza, Deo ed i cento cremonesi in Val Susa, Cremona, 1985
2) Lettera aperta del 22.07.2009 pubblicata sul sito welfarecremona.it di On. Enrico Fogliazza Presidente ANPI Cremona, già Commissario Politico della 17 Brigata Gribaldi “F.Cima” operante in bassa Valle di Susa
3) Tesi di Laurea "La 17a Brigata Garibaldi “Felice Cima” Storia di una formazione partigiana di Marco Pollano pubblicata sul sito anpialpignano.it.
4) http://www.colledellys.it/
5) http://rivolidistoria.it
Additional Hints
(Decrypt)
Qrageb, sebagr ragengn, n qk fbggb yn tenaqr ebppvn. Aba arv zhev, dhvaqv c.s. aba fzbagner v zhev!!!
Vafvqr, va sebag bs gur ragenapr, haqre gur ovt ebpx evtug fvqr. Abg va gur jnyyf, fb cyf. qb abg qvfnffrzoyr gur jnyyf!!!
Hiavge, i cerq ifghcrz, cbq iryxý xázra cenié fgenal. Ar ir fgraápu, gnx cebfíz. arebmroíerwgr fgral !!!
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