ALFA - TIVOLI - ACQUEDOTTO DELL'ACQUA MARCIA
Raccoglieva l'acqua dell'alto bacino dell'Aniene, e contrariamente all'Anio vetus, che prendeva acqua dal corso del fiume, attingeva direttamente da una delle sue sorgenti, abbondante e con acqua di ottima qualità e purezza, tanto da essere considerata la migliore tra quelle che arrivavano a Roma. La sorgente, tuttora esistente, si trova nei pressi del comune di Marano Equo, tra Arsoli ed Agosta, nelle vicinanze di una ex cava di pietra posta su una strada secondaria al 36º miglio dell'antica via Valeria, sulla destra, o al 38º miglio (corrispondente al chilometro 60,5) dell'attuale via Sublacense, ma sulla sinistra.
La lunghezza dell'acquedotto era di 91 km. Il percorso era in parte sotterraneo (per circa 80 km), e in parte su arcate (per i rimanenti 11 km circa, le prime grandi arcate monumentali), in seguito riutilizzate anche per i condotti dell'Aqua Tepula e dell'Aqua Iulia.
Il tratto iniziale dell’acquedotto costeggiava la riva destra del fiume, per scavalcarlo con un ponte poco prima di Vicovaro ed affiancarsi al percorso dell’Anio vetus (che procedeva ad una quota inferiore). Proseguiva poi verso Tivoli (proprio qui dove trovi la cache, sulla strada Empolitana, affianca a poche decine di metri, l'Anius Novus) e quindi, aggirati i Monti Tiburtini, arrivava alla via Prenestina.
Dopo il comune di Gericomio attraversava l’area di Gallicano nel Lazio con una continua alternanza di tratti sospesi su ponti e arcate (di cui sono visibili numerosi reperti) e tratti sotterranei. Dopo la zona delle Capannelle si dirigeva direttamente su Roma, tornando in superficie al VII miglio della via Latina, dove si trovava una piscina limaria (bacino di decantazione). Un tratto di circa 9 km di arcate fiancheggiava da qui in poi la via Latina e arrivava a Roma nella località "ad spem veterem", nei pressi di Porta Maggiore, dove giungevano anche altri acquedotti. Da qui in avanti il condotto seguirà le future mura aureliane fino a scavalcare la via Tiburtina su un arco che fu poi trasformato nella Porta Tiburtina. Il percorso superava la porta Viminale, dove oggi sorge la Stazione Termini, e terminava in prossimità della porta Collina, dove sorgeva il “castello” principale di distribuzione, nelle vicinanze dell’attuale via XX Settembre. Il ramo principale della successiva distribuzione (che copriva 2/3 delle regioni urbane) raggiungeva il Quirinale e poi ilCampidoglio, mentre un ramo secondario (rivus Herculaneus), che partiva dalla porta Tiburtina, serviva il Celio e l'Aventino.
Nel 38 d.c., l’imepratore Caligona avviò la costruzione di due nuovi acquedotti per portare le acque della Valle dell’Aniene a Roma: l’Anio Novus e l’acquedetto Caudio. Entrambe le opere furono terminate sotto l’imperatore Claudio, nel 52 d.c.
ALLE SPALLE DELLA CACHE PUOI VEDERE L’ANIO NOVUS
il cui aggettivo novus serviva a distinguerlo dall’altro acquedotto Anio, il vetus di circa 3 secoli più antico, aveva una portata giornaliera maggiore di tutti gli altri acquedotti. Il suo percorso era lunghissimo (87 km di cui 73 in sotterranea e 14 in superficie).