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Lama dei Peligni
è un comune italiano della provincia di Chieti in Abruzzo. Il territorio comunale è compreso nel Parco Nazionale della Majella e si trova in un'area floro-faunistica di particolare interesse.
Situato a 669 metri di altitudine, il paese è situato tra il fiume Aventino e le falde del massiccio della Majella.
Il toponimo è di derivazione pre-latina, provenendo dalla parola "lama" che letteralmente significava "lamatura", cioè "terreno che frana"; successiva l'aggiunta riferita al popolo italico dei Peligni.
Il territorio fu abitato sin dall'epoca preistorica, come testimoniato ampiamente da una serie di pitture rupestri rinvenute nelle grotte della zona e dai resti di un villaggio di epoca neolitica. In "Contrada Fonterossi", proprio nelle vicinanze del sito neolitico, fu rinvenuto, agli inizi del XX secolo, il cosiddetto "Uomo della Maiella", resto umano di una sepoltura preistorica risalente al 7000-5000 a.C.
Il paese fu completamente distrutto da violenti terremoti e nella Seconda guerra mondiale; entrato a far parte della Brigata Maiella, il paese fu liberato dai tedeschi il 31 gennaio 1944. Nei pressi è sita la Grotta del Cavallone in cui Gabriele D'Annunzio vi ambientò La figlia di Iorio.
Parco Nazionale della Majella – Abruzzo – Italia
Il Parco nazionale della Majella, istituito nel 1991, è uno dei tre parchi nazionali dell'Abruzzo compreso tra le province di L'Aquila, Pescara e Chieti.
È uno dei 24 parchi nazionali italiani con la peculiarità di presentarsi compatto dal punto di vista territoriale. Infatti, la sua area si raccoglie attorno al grande massiccio calcareo della Majella e alle montagne del Morrone ad ovest e ai monti Pizzi e Porrara ad est. La maggiore vetta compresa nell'area del parco è quella del monte Amaro (2.793 metri).
Nel parco sono state censite oltre 2.100 specie vegetali che rappresentano all'incirca un terzo di tutta la flora italiana; alcune specie sono state per la prima volta identificate dai botanici proprio in loco. Le specie animali sono invece oltre 150, tra cui posto di rilievo spetta al piviere tortolino.
All'interno del parco si trovano ben sette riserve naturali statali (Riserva naturale Monte Rotondo, Riserva regionale Bosco di S. Antonio, Riserva naturale Quarto Santa Chiara, Riserva regionale Majella Orientale, Riserva naturale Fara San Martino Palombaro, Riserva naturale Feudo Ugni, Riserva naturale Piana Grande della Majelletta, Riserva naturale Valle dell'Orfento, Riserva naturale Lama Bianca di Sant'Eufemia a Maiella) nati grazie alla lungimiranza del personale del Corpo Forestale dello Stato, preludio alla nascita del parco.
Da più di un secolo e mezzo, la geologia dell'area della Montagna della Majella è stata studiata da numerosi studiosi italiani ed esteri. Soprattutto per la ricostruzione delle sequenze sedimentarie carbonatiche, la Majella è conosciuta, per un motivo particolare: si tratta di una delle poche località dove un margine depositionale di una piattaforma carbonatica può essere osservata nella sua completezza in affioramento.
Area faunistica camoscio appenninico
Inaugurata nel 1990 nell’ambito dell’operazione di reintroduzione del Camoscio appenninico sulla Majella.
Scomparso sulla Majella agli inizi del secolo scorso, il camoscio appenninico anche grazie agli animali provenienti da questa area faunistica, è tornato a popolare il nostro Parco e oggi si contano circa 700 individui con una popolazione in costante crescita.
Attualmente il Parco Nazionale della Majella è capofila del progetto LIFE COORNATA attraverso il quale opera per la conservazione del Camoscio appenninico (Rupicapra pyrenaica ornata) in maniera coordinata, per la prima volta, fra tutte le aree protette in cui si trova la popolazione appenninica di camoscio o che, potenzialmente, sono in grado di ospitarla.