
La fabbrica recuperata
A cache by Giassai

Nella zona industriale di Trezzano S/N si può notare un capannone con alcuni murales e diversi striscioni: si tratta della RI-Maflow: una realtà quasi unica in Italia di fabbrica occupata e autogestita dai suoi ex operai dipendenti.

Il modello è simile alle 'Fabricas Recuperadas' argentine, nate dopo la recente crisi finanziaria. RI-Maflow é il nome scelto per rimarcare il taglio netto con l’azienda, la Maflow, che, fino al 2012, produceva componenti per autovetture. Dal 2013 un gruppo di operai occupa i capannoni lasciati dalla proprietà polacca, subentrata al gruppo italiano ‘Maflow SPA’ messo in amministrazione controllata nel 2009, e inizia a gestire direttamente la fabbrica, o quel che ne resta. Privati di tutti i macchinari, i lavoratori devono inventarsi nuove attività economiche finalizzate a crearsi un reddito e condizioni di lavoro dignitose.

Inizia così il percorso di invenzione del presente e progettazione del futuro: non solo un piano industriale che preveda attività produttive sostenibili economicamente e organizzativamente nel medio-lungo periodo ma anche attività immediatamente remunerative in grado di sostenere finanziariamente i lavoratori e il progetto stesso. Gli ammortizzatori sociali vanno via via esaurendosi per tutti gli ex operai Maflow, a cui si uniscono altri lavoratori in cerca di futuro.
Le attività di custodia di beni, il mercatino dell’usato, gli sgomberi e i traslochi, un laboratorio di riparazione e riutilizzo di materiale elettrico ed elettronico, spazi artigianali, una sala prove musicale, un bar e una piccola mensa, una ciclo-officina, piccole produzioni agro-alimentari e un gas (fuorimercato) che puntano su prodotti di qualità e liberi da sfruttamento: queste sono le attività in capo all’associazione 'Occupy RI-Maflow' che hanno permesso di resistere ai lavoratori, che però, attraverso la cooperativa, puntano a creare vere e proprie attività produttive in grado di dare loro salari dignitosi. Tra queste è appena partita la riparazione dei pallet per il trasporto merci, che consentirà ai primi lavoratori RI-Maflow di tornare a un'attività lavorativa a tutti gli effetti.

Come nell’esperienza argentina questo si traduce in servizi per la comunità, istruzione per ragazzi e università popolari, attività culturali e ricreative, collaborazione con università per reperire conoscenze e competenze tecniche, così per RI-Maflow vuol dire collaborazioni con scuole, associazioni di quartiere e di volontariato, la costruzione di reti di iniziativa sociale per nuove forme di welfare mutualistico, ma anche l’apertura dei cancelli alla popolazione per offrire spettacoli, luoghi di divertimento, di incontro e di informazione.
Intorno a RI-Maflow si è creata una rete di sostegno locale, essenziale per la resistenza del progetto, ma si vanno consolidando legami su scala nazionale, per esempio: le reti di produzione e consumo solidale e internazionale con la costruzione di una rete europea e internazionale di fabbriche autogestite che organizzano incontri periodici e di studiosi militanti che sostengono questi percorsi di autogestione.

Questa, in sintesi, è la straordinaria storia di questa azienda ma, soprattutto, delle sue persone che, con tenacia, hanno detto no e sono riusciti, non senza enormi sacrifici, a realizzare un'utopia conosciuta in tutto il Mondo!

Potete approfondire qui o semplicemente facendo ricerche online.
Il cache è una Eppendorf magnetica.
BYOP!!!
BUONA CACCIA!!!