La bella Isotta
Nel Vajo Squaranto, a Malga Porcarina, quel fresco giorno d’estate era una festa: il restauro dell’antico edificio era terminato e molti amici avevano raggiunto i proprietari per passare un giorno in allegria. Il restauro era stato lungo, ma la più vecchia malga della Lessinia era rinata al suo antico splendore. La Nobile Compagnia dei Signori dei Lessini fino al 1724 e poi i discendenti dei Cimbri della zona, nei secoli, avevano mantenuto in piedi l’edificio che risaliva alla notte dei tempi.

Così, in un tripudio di formaggio di malga,di soppressa nostrana e di un fresco vinello della Valpolicella, la giornata era trascorsa in un amen. Verso sera, uno dopo l’altro se ne erano andati tutti, ad eccezione di Guido,che aveva chiesto ospitalità agli amici. Più tardi si era levatala luna e avevano acceso il camino, nel “logo del fogo”, visto che in montagna, anche d’estate, la notte fa freschino. Intorno al fuoco, Guido e i padroni di casa ingannavano il tempo,prima di coricarsi, raccontandosi storie nate tra quei monti e che, per tradizione, facevano parte dei falò contadini.
«La morte della bella Isotta - iniziò a narrare Luisa - è una storia vera, si dice, legata a Malga Porcarina…». Guido si dispose di buon animo ad ascoltare. Luisa narrò come già nel 1406 esistesse il Campus Porcarinus, perché vi si allevavano i maiali, nutriti con gli scarti della lavorazione del formaggio, ma non era quello il tempo della bella Isotta.
Correva l’anno 1535, e la malga era ormai una vera costruzione; alla stalla si era aggiunto il “logo del fogo” e poi il “logo del latte”, e i pascoli di San Giorgio nutrivano un buon numero di bestie, così che tra mungitura e lavorazione del formaggio c’era lavoro per molti. Una delle ragazze della malga era una certa Isotta. Era una bella ragazza, dalla pelle bianca come il latte e dalle gote rosate come certi fiori dei prati. Aveva una lunga treccia bionda e occhi celesti come il cielo sereno. Rideva spesso, non le pesava la fatica e i giovani pastori che giravano da quelle parti, sognavano,un giorno, che rallegrasse la loro casa. Ma erano timidi e non si azzardavano a chiederla in sposa. Isotta non si preoccupava, era giovane e la vita le sorrideva. C’era, in verità,un giovanotto che le piaceva più degli altri e sperava che si decidesse a parlare con suo padre, così, mentre conduceva le mucche al pascolo, o quando andava a raccogliere more o funghi, a seconda della stagione, Isotta sognava ad occhi aperti il giorno in cui, sarebbe diventata giovane sposa, anche se questo le avrebbe fatto lasciare i luoghi che l’avevano vista bambina.
Un giorno dopo l’altro la vita scorreva serena, anche se non proprio facile; nessuno, però, se ne lamentava. Quando successe un guaio: durante una notte di tormenta, una di quelle notti in cui le folate di vento gareggiano con gli ululati dei lupi affamati, che il freddo spinge a cercare prede vicino alle case, un forestiero aveva bussato alla porta. Gli abitanti dei luoghi erano generosi, non si nega l’ospitalità a chi ne ha bisogno, ma non sapevano che quella volta avevano aperto la porta al destino avverso.«E chi sarà mai stato, un predone?», commentò Guido,interrompendo il racconto.«Il diavolo», rispose Luisa e continuò a narrare. Lo straniero era un cavaliere, i vestiti erano di lusso, ma lacerati e l’uomo recava segni di ferite sul corpo. L’avevano assalito dei predoni, peggiori, forse, dei lupi, l’avevano derubato e lasciato come morto vicino alla Conca dei Parpari. Quando aveva ripreso i sensi, l’uomo si era imposto di trovare aiuto e, a fatica, dopo molto tempo e molto cammino, trascinando il suo povero corpo stremato, era giunto a Malga Porcarina. Venne accolto, curato e rifocillato, poi gli proposero di fermarsi fino quando non avesse ripreso le forze. Il giovane ringraziò e promise che, una volta tornato a Verona, li avrebbe ricompensati con generosità. Così l’uomo venne sistemato al meglio e venne curato con amore. Soprattutto da Isotta, che non aveva mai incontrato un giovane di più bell’aspetto e così compito. Da parte sua il ferito si era accorto della bellezza della giovane montanara, tanto che, una volta che aveva iniziato la convalescenza, aveva cominciato a farle la corte, promettendole, addirittura, di sposarla e di farla diventare una signora. Isotta gli aveva creduto, era talmente certa di quello che le veniva promesso che un giorno, nel fienile, aveva anticipato le nozze, prima che il prete le benedicesse. Poi il signore era partito, promettendo il ritorno. Ed era tornato, sì, dopo molti mesi, ma con la giovane moglie, una signorina schizzinosa, non bella come la pastora, ma di ben altro lignaggio e Isotta, che aveva sperato fino a quel momento, si era vista tradita e derisa. Si era avvicinata all’uomo, che fingeva di non riconoscerla, e aveva detto:«Ti auguro di avere una vita lunga e disperata, che da te non venga una discendenza diretta, che i tuoi figli siano il frutto di un tradimento. Quanto a me, ho capito come si deve fare». Se ne era andata, sparita. L’avevano trovata qualche giorno dopo, impiccata a una quercia secolare, dove si diceva fosse il cuore del Campus Porcarinus di antica memoria.«Triste storia, a volte noi uomini siamo crudeli davvero»,commentò Guido, mentre Luisa approvava. Poi spensero il fuoco e si salutarono per la notte. Guido si girava e rigirava sotto le coltri, senza trovare un vero riposo; la storia della bella Isotta lo perseguitava, rimuginava la faccenda, stupito che un fatto così lontano nel tempo lo sconvolgesse ancora.
La fine della sposa tradita, benchè sposa davvero non fosse,gli sembrava assai triste e ingiusta. Alla fine il sonno lo vinse, ma strani sussurri, curiosi rumori lo tormentarono tutta la notte. Gli era addirittura parso che una voce femminile dicesse che finalmente aveva trovato un uomo gentile, ma si trattava di sogni. Tornò a casa il giorno seguente e subito fu subissato sul cellulare da messaggi di Luciana, la sua fidanzata, furiosa perché, a suo dire, lui con un SMS le aveva comunicato il suo matrimonio con un’altra. Guido era stupito, non aveva mai inviato messaggi del genere, non era assolutamente così. Poi il silenzio. Luciana provò a lungo a richiamarlo, ma il telefono non dava segni di vita. A sera, sempre più preoccupata,si recò a casa di Guido, si attaccò al campanello, ma Guido non apriva. Si doveva essere sentito male, chiamò i vigili del fuoco che abbatterono l’uscio. Con raccapriccio trovarono Guido steso a letto accanto a uno scheletro, rivestito di abiti di foggia antiquata e con una corda stretta intorno al collo. Le loro mani erano allacciate e all’anulare brillava una fede nuova di zecca. Guido alla fine si era davvero sposato. (Storia tra miti e fantasie).
Malga Porcarina
Antica malga risalente al 1535 che domina il Vajo di Squaranto vicino a San Giorgio.

La costruzione più antica, interamente in pietra, degli alti pascoli della Lessinia è Malga Porcarina, sulla testata del versante orografico sinistro del Vajo di Squaranto, a poche centinaia di metri in linea d'aria da San Giorgio.
Porta incisa su un architrave la data 1535 e se è giunta intatta fino a noi lo si deve al lavoro e alla cura dei cimbri di Giazza che per secoli, pur nel Comune di Bosco Chiesanuova, l'hanno condotta e conservata. Ancora oggi appartiene per un terzo a RL e a suo marito PDB, per un altro terzo ai fratelli N dell'omonima azienda agricola di San Martino Buon Albergo, originari di Giazza, e per l'ultimo terzo ai fratelli A e GM.
Proprio PDB, imprenditore edile oggi in pensione, ha voluto fortemente salvare Malga Porcarina, che per la sua antichità e struttura rappresenta un esempio ancora studiato di come sia nato e si sia sviluppato l'allevamento in alta Lessinia.
La malga, oltre alla data incisa sull'architrave vanta anche un citazione in un documento di cent'anni prima perché nel 1406 si parla di un «Campus Porcarinus», forse legato all'uso di allevare maiali con i prodotti di scarto della caseificazione. È certo comunque che per duecento anni, dal 1551 al 1724, la Nobile Compagnia dei Signori dei Lessini riporta l'elenco degli affittuari della malga con il numero degli animali portati in alpeggio e i relativi oneri da versare.

La Compagnia è stata soppressa da un paio di secoli ma le vacche continuano a frequentare i pascoli di Malga Porcarina, mentre l'intervento dei proprietari ha permesso di salvare l'edificio dall'abbandono e dalla rovina. Un messa celebrata dal padre carmelitano AC, anch'egli originario di Giazza, ha benedetto la nuova sistemazione della malga ed è poi seguito un pranzo all'aperto sul piazzale erboso della malga un tempo destinato ad orto.
DB ha mostrato con orgoglio la sistemazione della malga che ha anche la particolarità quasi unica in Lessinia, di essere provvista di una sorgente perenne a cui negli anni sono stati affiancati degli abbeveratoi e un grande serbatoio interrato per la raccolta dell'acqua nei periodi di magra.
L'architetto GT ha descritto nei particolari l'intervento, sottolineando le tre parti perfettamente distinguibili che caratterizzano quello che a prima vista sembra un unico edificio.
«C'è in realtà la stalla vera e propria, preceduta da un protiro che funge da portico di accesso ed è la parte più antica, costruita con enormi blocchi squadrati più rozzamente e incastrati fra loro partendo dalla stessa roccia affiorante dal terreno e legati con malta molto povera.
La seconda costruzione, il "logo del fogo", invece di essere in linea con la precedente, segue obliquamente l'andamento della roccia sulla quale si innesta e la terza, il "logo del late", è quella più recente, come rivela l'intonaco databile approssimativamente alla fine del Settecento».
Sono state sostituite le travi antichissime ma ormai marcite e incapaci di reggere il peso del tetto, risistemate le laste in pietra di copertura, recuperandone il più possibile e cercandone di nuove solo per le quintane che coprono le fessure tra una lasta e l'altra.

Il tipo di costruzione, con piccole fessure al posto delle finestre, ha fatto pensare che la malga avesse in origine funzione di presidio militare o fortilizio, poi adattata a riparo per animali e maghesi, ma può essere che sia stata questa fin dall'origine la sua funzione, per difendersi dalle intemperie e dai predoni.
Poco sopra la strada provinciale che collega Conca dei Parpari con San Giorgio, oggi Malga Porcarina assiste più al movimento dei turisti del fresco d'estate e della neve d'inverno che al lento pascolare delle vacche, ma è meritorio che sia stata salvata dalla passione per la loro storia da quei discendenti degli antichi cimbri che l'hanno costruita.