Venne individuata in una valletta sottostante Laxolo.
La Fonte era già citata dal Maironi da Ponte agli inizi dell’Ottocento.
Si costruì un casello di mescita (segnalato già nel 1876) che fu intensamente frequentato e si pensò ad una stagione turistica brembillese.
Ma la gittata d'acqua era scarsa, o forse non ci si preoccupò della valorizzazione di questa risorsa naturale e venne frequentata prevalentemente dalla popolazione locale.
L'acqua solforosa è nota da secoli innanzitutto per le proprietà disinfettanti: applicazioni locali trovano riscontro positivo per alcune malattie della pelle, perchè lo zolfo tende a seccare e a purificare.
L'uso delle acque sulfuree è anche consigliato per la cicatrizzazione di ferite e tradizionalmente vengono praticati degli sciaqui orali anche per pulire la bocca da afte, o per curare mal di gola ricorrenti.
Lo zolfo è prezioso per le malattie della pelle caratterizzate da uno stato produttivo, vale a dire dalla presenza di secrezioni sebacee o purulente.
E' il caso, ad esempio, dell'acne, nelle sue due forme principali. Quella giovanile, che di norma affligge gli adolescenti, per via degli squilibri ormonali tipici dell'età. E quella che invece colpisce donne adulte, in concomitanza spesso con l'arrivo del ciclo mestruale.
Dato che lo zolfo blocca la crescita di batteri, ne trae beneficio anche chi soffre di patologie respiratorie: l'anidride solforosa che si sviluppa nell'apparato respiratorio dopo le inalazioni è addirittura in grado di blocccare, temporaneamente , il movimento delle piccole ciglia che rivestono le mucose delle vie aeree, e quindi lo zolfo immobilizza e poi distrugge gli agenti esterni che causano problemi respiratori.
I fanghi termali a base di acqua solforosa sono inoltre indicati per patologie osteo-articolari di origine infiammatoria (artrosi, artrite) o post traumatica. Un'altra indicazione, non ancora confermata dalla medicina ufficiale, ma comunque interessante, è la terapia idropinica usata per curare l'ulcera gastrica: dopotutto, queste acque solforose sono antisettiche e cicatriziali, e quindi potrebbero essere l'ideale.
La fonte non si è mai esaurita ma da quando non ci fu più la presenza quotidiana della custode non fu più frequentata. Chi ancora andava a prelevare l'acqua, la raccoglieva dal "troppo pieno" della casetta.
Nel gennaio del 2002 una frana ingombrò il piazzale di fronte al casello. Il Comune ha provveduto a una nuova regimentazione dell'alveo (si notano i massi ciclopici sulla strada di accesso). Ripristinandone la funzionalità.
Nel 2015 due nuove frane scendono da monte del casello e dal versante sulla sponda sinistra. Riducendo la zona come la vedete adesso.
Per arrivarci si deve "guadare" il rio che ha portato i detriti da una delle due frane. Camminare sui detriti e avvicinarsi alla casetta. Serve un po' di cautela.
Il segnale del GPS è un po' ballerino, soprattutto vicino alla casetta.