

La Badia dei SS. Salvatore, Giusto e Clemente si affaccia sulle voraginose balze della città di Volterra, in provincia di Pisa. Fondato intorno al 1030 come monastero benedettino, in seguito è passato sotto la gestione dei monaci camaldolesi. Ampliato ed arricchito tra il XVI e il XVII secolo da illustri architetti e pittori, è stato abbandonato dopo il terremoto del 1846.
La Badia camaldolese sorge all'esterno della cinta muraria della città di Volterra sopra un promontorio segnato dall'avanzata dei precipizi rocciosi delle 'balze'.
La tradizione narra che nella seconda metà del VI secolo furono erette due cappelle nei luoghi in cui giacevano le sepolture dei santi eremiti Giusto e Clemente. Devastate durante le invasioni dei longobardi, esse vennero ristrutturate e ampliate alla fine del VII secolo da Alchis, gastaldione della città di Volterra.
Tra il 1030 e il 1034 il vescovo Gunfredo da Novara per rinnovare il culto dei due santi ripristinò le due chiese, unificandole in un complesso architettonico noto come 'San Giusto al Botro'. Nello stesso tempo fondò nelle sue vicinanze, ma in una zona più rialzata del Monte Nibbio, la Badia dedicata a San Salvatore e posta sotto la regola benedettina. Al nuovo complesso monastico furono attribuite tutte le sostanze di San Giusto al Botro, e molti privilegi, confermati ed estesi dai successivi vescovi volterrani.
L'impianto architettonico della chiesa era costituito da un'aula orientata ad est, suddivisa in tre navate da due file di colonne di pietra e terminante in un abside aperto da piccole monofore, decorato con conci bicromi.
Intorno al 1113 i benedettini del monastero di Badia aderirono alla regola di S.Romualdo e presero l'abito bianco dei camaldolesi. Ai monaci camaldolesi fu consegnata la cura di entrambe le chiese, ossia quella di San Salvatore e quella di San Giusto al Botro. Entrambi gli edifici furono ampliati ed arricchiti nei secoli successivi per merito degli abati della Badia.

Intorno al 1340 l'abate Fazio da Ravenna fece dipingere la chiesa di San Giusto al Botro da alcuni pittori di scuola giottesca che realizzarono affreschi anche per la chiesa della Badia.
A partire dal 1485, per la rinuncia al governo della Badia da parte dell'abate Giusto di Gherardo Buonvicini, il complesso fu dato in commenda al cardinale Giovanni de' Medici, futuro papa Leone X.
Fu così inaugurata la stagione degli abati commendatari che vide in Mario Maffei (nominato abate nel 1516) e nel suo successore Giovan Battista Riccobaldi del Bava, i promotori del rinnovo edilizio del complesso. Tra il 1526 e il 1551 essi restaurarono il chiostro dei monaci, interrompendo i lavori negli anni 1530-1532 a seguito dell'assedio portato dalle truppe fiorentine alla città di Volterra e del conseguente abbandono dei monaci della Badia. Al ritorno dei camaldolesi fu aperta una cava di pietrami finalizzata al ripristino degli edifici danneggiati: sotto la direzione del Bava iniziarono così nuovi lavori di restauro della chiesa. Nel 1562 il Bava rinunciò alla carica di abate commendatario della Badia a favore dell'ordine camaldolese, mantenendone tuttavia l'amministrazione fino alla sua morte (1571).
La visita apostolica del vescovo Giovan Battista Castelli nel 1576 provocò un radicale cambiamento all'interno dell'edificio, che fu ripristinato secondo i nuovi dettami controriformati: furono imbiancate le pareti della chiesa e scialbati gli affreschi medievali, compiuti lavori al chiostro, ai dormitori e al refettorio. Quest'ultimo fu rinnovato tra il 1576 e il 1588 dai maestri Bartolomeo Sandrini da Fiesole e Cosimo da Volterra e dotato di una serie di affreschi raffiguranti scene della vita dei santi Giusto e Clemente realizzati dal pittore fiorentino Donato Mascagni nel 1597.
Il crollo, prima parziale (1614 e 1627) e in seguito totale (1648), della chiesa di San Giusto al Botro, rovinata nella voragine delle balze, comportò il trasferimento di molti materiali costruttivi e decorativi da quella diruta chiesa alla chiesa della Badia, dedicata al Salvatore, dove furono impiegati per la decorazione della facciata e degli altari. Nel 1621 la fabbrica venne ampliata dalla parte di tramontana e le stanze del piano terra del 'Quartiere dell'Abate' furono voltate.
A partire dalla seconda metà del XVIII secolo la chiesa e il monastero furono sottoposti ad un riordino generale. Venne riedificata la scala di accesso ai dormitori del monastero, furono intonacate le stanze, collocati nuovi infissi, fu costruito il granaio sopra la navata destra della chiesa, furono restaurati gli altari della chiesa e dotati di nuove basi, piedistalli e stucchi, furono marmorizzate le colonne.
Nel 1767 un forte terremoto causò consistenti danni alle strutture della chiesa per la quale furono avviati lavori di rifacimento della facciata, del coro, della tribuna, della volta e del tetto della navata maggiore.
Nel 1846 un nuovo terremoto provocò molti danni al complesso provocando crettature, cadute di volte e travicelli.
All'indomani dell'Unità d'Italia il timore di nuove scosse sismiche e l'instabilità della struttura spinse i monaci ad abbandonare la Badia per trasferirsi nel convento di S. Francesco.
Con il decreto di soppressione postunitario (1866) la Badia passò in proprietà al Demanio dello Stato che in parte la vendette e in parte la affittò a privati.
Nel 1895 crollarono i tetti delle navate della chiesa, posta sotto la continua aggressione degli agenti atmosferici. Il Comune di Volterra prese in carico la struttura assumendosi l'onere della sua manutenzione fino al 1907 quando la riconsegnò all'amministrazione demaniale che decise di venderla.
Nella seconda metà del XX secolo una parte della Badia (46,88%) fu acquistata dalla Cassa di Risparmio di Volterra SpA, che recentemente ha messo in sicurezza l'intero complesso e ne ha finanziato parziali restauri. La restante parte della Badia è proprietà del Demanio e per suo conto è gestita dalla Soprintendenza BAPSAE di Pisa e Livorno.
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Die Abbazia dei Santi Giusto e Clemente (Abtei der Heiligen Giusto und Clemente) befindet sich in Volterra in der Provinz Pisa. Das Kloster gehörte zur Diözese von Volterra. Die Abtei, die bereits im Jahre 1034 vom Orden der Benediktiner gegründet wurde, ist den beiden aus Afrika stammenden Heiligen Giusto und Clemente geweiht, die hier in der Stadt mit der Evangelisierung der Bevölkerung begannen.

Um 1113 zog der Orden der Kamaldulenser in die Klostermauern ein. Die Klosterkirche stammt aus dem 11. - 12. Jahrhundert und wurde in der Form einer Basilika errichtet. Im Inneren finden sich einige monolithische Säulen, deren Kapitelle mit stilisierten Blättern geschmückt sind.
Der Chorraum der Klosterkirche ist aufgeteilt mit drei Absiden. Die heute zu sehende Fassade entstand im Stil der Spätrenaissance mit späteren, kleinen Veränderungen. Sehenswert sind der Kreuzgang und das Refektorium. Der Kreuzgang mit seinen Säulen und Bögen wurde 1576 von Giovanni da Fiesole Tortori umgebaut. In der Mensa gibt es noch einige Fresken des Florentiner Künstlers Donato Mascagni zu sehen. Einige der hier einst vorhandenen Kunstwerke sind heute im Diözesanmuseum für sakrale Kunst in Volterra zu sehen, so z.B. das Altarbild "Christus in der Glorie mit vier Heiligen und einem Stifter", das auf das Jahr 1492 datiert wird.

Ein Fresko mit dem Propheten Elias von Baldassare Franceschini (detto il Volterrano - 1611 - 1690) wurde im späten 19. Jahrhundert in eine andere Kirche überführt.
Das Fragment eines Fresko aus dem 15. Jahrhundert "Kreuzigung mit der Jungfrau Maria und dem heiligen Romuald", das dem Maler Stefano Antonio Vanni zugeschrieben wird, befindet sich heute in der Kirche Sankt Augustine in Volterra.
Die öffentliche Bibliothek Guarnacci bewahrt eine reiche Sammlung von Handschriften, Inkunabeln und Dokumenten, die sich einst im Besitz der Abtei befanden.
Durch ein Erdbeben im Jahr 1846 wurden große Teile des Klosters und auch der Kirche beschädigt. Die nachfolgenden Prozesse waren weitere Erdrutsche, die durch die Instabilität der Felsen hervorgerufen wurden, die das Erdbeben bewirkt hatte. Die Gebäude näherten sich hierdurch immer mehr der Hügelkante, was zu weiteren Schäden führte. Im Jahr 1861 sahen sich die Mönche des Klosters gezwungen, ihre Heimat, die Kirche und das Kloster zu verlassen. Im Jahr 1895 brachen Teile des Kirchenraumes zusammen. Die Gebäude befinden sich heute in einem ernsten Zustand des Zusammenbruchs. Mittlerweile gibt es Bestrebungen, dem Verfall der Abtei entgegenzuwirken.
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The Abbazia dei Santi Giusto e Clemente (Abbey of Saints Giusto and Clemente) is located in Volterra in the province of Pisa. The monastery belonged to the Diocese of Volterra. The Abbey, was founded in 1034 by the Order of the Benedictines and is ordained both Saints Giusto and Clemente, who came from Africa. They began with the evangelization of the population here in the city. To 1113 drew the Order of the Camaldolese in the monastery walls. The church dates from the 11th - 12th century and was built in the shape of a basilica. Inside are some monolithic columns whose capitals are decorated with stylized leaves.
The choir of the monastery church is divided with three apses. The façade visible today was built in the late Renaissance style with later, small changes. Interesting are the cloister and the refectory. The cloister with its columns and arches was rebuilt in 1576 by Giovanni da Fiesole Tortori. In the cafeteria, there you can see some frescoes of the Florentine artist Donato Mascagni. Some of these once existing artworks are of Sacred Art in Volterra on display at the Diocesan Museum. A fresco depicting the Prophet Elijah of Baldassare Franceschini (detto il Volterrano - 1611-1690) was converted in the late 19th century in a different church.
The fragment of a fresco from the 15th century "Crucifixion with the Virgin Mary and St. Romuald", which is the painter Stefano Antonio Vanni attributed, is now in the church of Saint Augustine in Volterra. As already mentioned, in the local art gallery, the altarpiece "Christ in Glory with four Saints and a Donor" is kept by the painter Ghirlandaio from the workshop of Thomas Bigordi that is dated to the year 1492. Also this artwork comes from the Abbey. Last but not least preserves the public library Guarnacci a rich collection of manuscripts, incunabula and documents that once were owned by the abbey.
Because of an earthquake in 1846, large parts of the monastery and the church were damaged. The subsequent processes were further landslides that were caused by the instability of the rock that which was caused by the earthquake. The building neared thereby increasing the hill edge, leading to further damage. In 1861, the monks of the monastery were forced to leave their homes, the church and the convent. In 1895 parts of the church interior collapsed. The buildings are now in a serious state of collapse. Meanwhile, there are efforts to counter the decline of the abbey.
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