I cache sono stati pensati per essere cercati anche da bambini… un po’ avventurosi, ovviamente!
Si trovano tutti nei pressi di sentieri o terreni pianeggianti, eccetto alcuni per cui è richiesta una breve escursione in salita o in discesa per superare gli ultimi metri al cache. Se il percorso diventa troppo ripido o pericoloso, e siete molto lontani dal cache, state sbagliando strada: cercate il sentiero.
Il racconto contiene alcuni indizzi che vi potranno aiutare nella ricerca, l’hint vi indirizzerà al punto giusto del racconto.
Per tutti i cache c’è un eloquente foto spoiler perché il segnale gps nel bosco potrebbe non essere ottimo, ma vi consiglio di usarla solo se proprio non trovate il cache.
Per la passeggiata tenete in conto che ci potrebbero essere alcuni piccoli guadi e pozzanghere lungo i sentieri. Sconsiglio la ricerca d’inverno in presenza di neve e con temporali.
L'ordine dei cache segue il racconto e non quello della ricerca sul campo, anche perché non c'è un unico percorso possibile.
Se avete bambini considerate la lunghezza del percorso. In questo caso, il trail è pensato per essere fatto in due tappe con due parcheggi diversi per accorciare il percorso.
Tenete sempre in conto che siete in un bosco.
E ora buona lettura e… buona ricerca!
Prologo.
Come sprecare una torta al cioccolato con panna montata
La famiglia Tripot era giunta da pochi giorni in quella nuova città.
Per la verità non la si dovrebbe definire ‘città’, si trattava infatti di un piccolo paese ai piedi delle montagne, circondato da boschi verdi e rigogliosi, che sorgeva sulle sponde di un grarde lago.
Ma agli occhi del piccolo Anthony Tripot era sufficiente vedere la grande fabbrica all’inizio della vallata, con quell’enorme ciminiera, e l’autostrada con tutti quei camion che arrivavano da tutto il mondo proprio per giungere là, per credere di essere in un posto importante. O almeno ci sperava.
I Tripot si erano quindi trasferiti in quella piccola città proprio a causa della grande fabbrica in cui il papà ora lavorava.
Pur essendo piccolo, quella era già la terza volta che Anthony cambiava casa, sempre per colpa del lavoro di papà. Quello era anche il motivo per cui sia lui sia suo fratello maggiore Calton, non avevano ancora avuto modo di farsi dei veri amici.
La scuola sarebbe cominciata tra qualche settimana, per cui, secondo la mamma, presto avrebbero avuto un sacco di compagni di gioco da invitare nella loro nuova casa.
Mamma Tripot ne sarebbe stata felicissima. Era molto premurosa e attenta nei riguardi dei suoi due figli. Sapeva che doveva essere così anche per rimediare alle assenze del papà, spesso lontano da casa, per lavoro. Ma ora con la fabbrica vicino a casa, forse anche papà avrebbe potuto passare del tempo coi bambini, come continuava a chiamarli la mamma (anche se Calton ormai aveva 17 anni, e riteneva di essere più correttamente definibile come ragazzo).
Oggi, comunque era un giorno importante per Anthony.
Lo stava aspettando da... beh, da un anno esatto! Oggi era, infatti il giorno del suo compleanno. Per l’esattezza del suo decimo compleanno.
Visto che era arrivato da poco in città, non aveva avuto occasione di invitare nessuno. In ogni modo, quel pomeriggio alla sua festa avrebbero partecipato la mamma e suo fratello. Il papà purtroppo anche stavolta non c’era.
Poco dopo pranzo uno stupido macchinario aveva deciso di non funzionare bene proprio quel giorno. Così il papà era dovuto correre in fabbrica a risolvere il problema. Prima di andare via, aveva baciato Anthony sulla fronte augurandogli buon compleanno e dicendo di non aspettarlo perché molto probabilmente sarebbe arrivato tardi anche per la cena. Anthony era molto dispiaciuto di questo inconveniente, e intuiva la stessa delusione nel papà.
Anthony comunque era molto eccitato perché finalmente avrebbe ricevuto il suo telefono cellulare. Non aveva dubbi! Il suo regalo sarebbe stato un telefono uguale a quello che suo fratello Calton aveva ricevuto qualche mese prima per il suo compleanno.
Era un peccato non poter provare l’emozione della sorpresa di ricevere un regalo inatteso e importante, ma la trepidazione dell’attesa era comunque molto forte. Ed Anthony ormai non stava più nella pelle.
Così, quando vide la mamma arrivare in salotto con una magnifica torta al cioccolato ricoperta di candida panna montata (che Anthony adorava), il suo cuore cominciò a battere forte fin dentro le orecchie.
La mamma chiamò Calton in salotto ed egli si presentò con in mano un pacco con un fiocco blu enorme, che diede ad Anthony facendogli gli auguri.
Anthony valutò che la scatola poteva essere grande abbastanza... anzi, era esattamente delle dimensioni giuste per contenere un cellulare con suoneria polifonica e schermo a colori, e tutti gli accessori per farlo funzionare correttamente.
Inoltre la scatola era anche piuttosto leggera, quindi doveva essere un telefono ultra-leggero, proprio l’ultimo modello!
Anthony ringraziò la mamma, suo fratello e (mentalmente) suo papà.
Aprì la scatola, e... sorpresa... una maglia... una maglia rossa... una maglia di lana rossa!
Nessun cellulare ultra-leggero con suoneria polifonica e schermo a colori, e tutti gli accessori per farlo funzionare correttamente. No, nella scatola c’era una maglia di lana rossa.
Calton vedendo l’epressione di Anthony (e conoscendo le sue attese) si mise a ridere. La mamma lo fulminò con lo sguardo, ma lui non se ne accorse nemmeno, essendo troppo intento a tenersi la pancia.
Vedendo la deluzione del piccolo Anthony, la mamma dispiaciuta si giustificò dicendo:
«E’ un maglioncino di lana per quest’inverno. Qui gli inverni sono rigidi.»
Anthony la guardò, trattenendo appena le lacrime, poi spostò lo sguardo su Calton che stava ancora ridendo.
«So che avresti voluto un cellulare come quello di Calton, ma tu sei ancora piccolo.» continuò la mamma in tono dolce.
A quel punto Anthony che stava sempre guardando suo fratello ridere, si alzò dalla sedia e uscì dal salotto in lacrime, sbattendo la porta.
Calton sobbalzò per il colpo e smise improvvisamente di sganasciarsi dalle risate. La mamma gli rivolse uno sguardo duro e disse:
«Era proprio il caso di ridergli in faccia in quel modo. Sapevi che tuo fratello si aspettava un telefono, e sapevi che non lo avrebbe avuto... bisognava fargli capire il motivo per cui tu ne puoi avere uno e lui non ancora. Cosa credi che abbia capito adesso!»
Calton abbassò lo sguardo senza dire nulla. Allora la mamma disse:
«Fila sopra in camera sua e cerca di convincerlo a scendere per mangiare la torta. E digli che ogni tanto, se lo vorrà, potrà usare il tuo cellulare.»
Calton si alzò, visibilmente pentito del suo comportamento immaturo e chiese scusa alla mamma, che non lo degnò di risposta.
Calton salì le scale, arrivò alla porta della cameretta di Anthony e bussò chiamandolo per nome, senza ottenere risposta. Riprovò, ma dalla camera non proveniva alcun suono. Allora aprì la porta, ma suo fratello lì non c’era.
Controllò in bagno, poi nella camera dei genitori. Niente, era sparito.
Tornò di sotto, dove la mamma aveva messo le candeline azzurre sulla torta e le aveva accense. Quando vide Calton arrivare da solo, gli disse:
«Se non vuole scendere, non lo biasimo.»
«No, non c’è... Di sopra non c’è.» rispose preoccupato Calton.
«Come non c’è, hai guardato bene.» disse la mamma, andando veloce verso le scale, seguita da Calton.
Controllarono dappertutto sotto il letto, negli armadi, dietro le porte. Lo chiamarono più volte, ma Anthony non c’era.
Ridiscesero le scale e giunti all’ingresso la mamma si accorse che sull’appendiabiti mancava la giacca di Anthony e anche le sue scarpe non erano più al loro posto e c’erano invece le pantofole.
Anthony era uscito di casa.
Corse fuori seguita da Calton. Giunse in strada sperando di vederlo ancora, ma niente . Fecero il giro dell’isolato, ma non lo trovarono.
Calton, vedendo la mamma preoccupata, disse:
«Dài, mamma non può andare tanto lontano, e questo è un paese tranquillo. Vedrai che tra poco gli passa e tornerà.»
Dentro di sé, sperava che quelle parole si avverassero. Anthony era un bambino intelligente e giudizioso per la sua età. Lo diceva spesso anche la mamma e lo aveva già dimostrato più volte. Ma aveva comunque ancora... anzi appena dieci anni.
Rientrarono in casa, e in salotto trovarono le dieci candeline sciolte sulla torta. Una magnifica torta di cioccolato con panna montata e un lago rappreso di cera azzurra sopra, irrimediabilmente sprecata.
Capitolo 1.
I consigli di una collina
Anthony era uscito dal salotto con l’intenzione di chiudersi in camera sua. Ma giunto all’ingresso aveva visto le sue scarpe da ginnastica preferite ed aveva cambiato idea.
Si era messo velocemente le scarpe, aveva preso la giacca dall’appendiabiti ed era uscito di casa.
Non avendo una meta precisa e volendo non essere visto, si era diretto a passo spedito verso il bosco alle spalle della casa, convinto che lì non avrebbe incontrato nessuno.
Non era una bella giornata e il cielo era coperto da un leggero velo di nuvole basse che però si stavano spostando velocemente.
Camminava veloce ripensando a quanto gli aveva appena detto la mamma.
“E’ un maglioncino di lana per quest’inverno.”
«Certo l’ho visto cos’è... e ho anche visto cosa non è.» pensò sarcastico.
“So che avresti voluto un cellulare...”
«Ecco! E allora perché nella scatola c’è finita una maglia di lana?» si domandò e la risposta fu:
“Perchè sei ancora piccolo.”
Era vero. Era più piccolo di suo fratello di sette anni e qualche mese, ma la risposta al momento non gli era parsa soddisfacente, visto che suo fratello maggiore era lì davanti e gli stava letteralmente ridendo in faccia.
Allora era scappato.
Era corso fuori nel bosco, dove adesso stava camminando arrabbiato, prendendo a calci le foglie, le pigne, le pietre e tutto quello che gli veniva a tiro. Con gli occhi lucidi puntati sulle sue scarpe da ginnastica preferite che colpivano qualunque cosa non potesse fargli male colpire. Senza peraltro riuscire a placare la sua rabbia (che lui stesso in un momento di ragionevolezza, avrebbe definito ‘infantile’).
Ma ora, non era ragionevole ed era infantile. E continuava a pensare a Calton che per pochi anni di differenza poteva fare e avere quasi tutto ed avere quasi tutto, invece lui per lo stesso motivo (col segno opposto) non poteva né fare né avere quasi niente. Il ‘quasi’ del ‘niente’ evidentemente non includeva un telefono cellulare.
Camminò per il bosco zigzagando alla ricerca di oggetti da calciare fuoriosamente il più lontano possibile dal suo cammino, assorto nei suoi pensieri e rabbioso verso il mondo intero, per quasi un’ora, finché non giunse ad uno scollinamento.
A quel punto sentì vicino il rumore dell’acqua che scorre e gli venne sete. Guardò giù e più avanti vide un ruscelletto d’acqua limpida e fresca.
I pensieri cattivi si placarono, quando arrivato al ruscello vide il suo volto rispecchiarsi nell’acqua. All’improvviso l’acqua si increspò e gli parve di vedere qualcosa di variopinto e dalla forma tondeggiante che roteando con un guizzo si era nascosto sotto il masso da cui zampillava una cascatella. Anthony rimase un attimo perplesso, si stropicciò gli occhi pensando di aver visto male e guardò di nuovo il ruscello.
Niente. Non vide più niente di insolito sotto il pelo dell’acqua. Confortato fece una conca con le mani, la riempì sotto la cascatella fresca e bevve.
Decise che ora le lacrime e la rabbia erano passate e poteva tornare a casa. Dopo tutto, c’era ancora una maglifica torta al cioccolato con sopra montagne di panna montata ad attenderlo.
Si voltò, risalì la breve ripa arrivando allo scollinamento, ma guardando oltre il bosco non riusciva a capire da che direzione era arrivato. Non vedeva nessun particolare familiare e d’altronde finora non aveva neanche osservato bene il bosco attorno, non aveva seguito un sentiero e non aveva neppure potuto osservare la posizione del Sole nel cielo perchè quando era uscito di casa il cielo era nuvoloso.
Era semplicemente salito a zig-zag, camminando furibondo nel bosco, prestando solo attenzione a non finire in mezzo ai rovi e calciando quanto di calciabile il suo cammino incrociava.
Così ora non sapeva che via prendere per tornare a casa.
Tuttavia, non era molto preoccupato perché non poteva aver fatto tanta strada. Valutò di aver camminato poco più di mezz’ora.
Non sapendo da che parte dirigersi, prese una via a caso, quella che gli sembrò più agevole. Discese per alcuni minuti, ma subito si trovò circondato da rovi alti con spine lunghe come coltelli.
Girò intorno a quel groviglio pungente risalendo il pendio boscoso e dirigendosi verso sinistra. Valutò di aver percorso circa trecento metri, quando alla sua destra vide un precipizio largo una decina di metri. Si sporse per vedere quanto fosse profondo quel baratro, ma non riuscì neppure a vedere il fondo. Sentì invece il rumore dell’acqua che vi scorreva dentro.
Proseguì seguendo la sponda del burrone per mezz’ora (forse), circondato da alberi alti che non gli impedivano la vista anche del cielo, quindi decise che sarebbe stato meglio salire un po’ per riuscire a vedere la città o almeno la ciminiera della fabbrica, e potersi così orientare.
Andò a sinistra, costeggiando un crinale che salendo si appiattiva lentamente. Camminava ora in un bosco di castagni ancora verdi e qualche volta incontrava delle macchie di pini alti. Il terreno era ricoperto di foglie secche e ricci che si alternavano ad aghi di pino secchi. L’erba cresceva bene sotto il sottile strato di foglie, ma non riusciva a crescere sotto lo spesso strato di aghi, dove invece crescevano più facilmente rovi e altre pianticelle con spine odiose.
Dopo alcuni minuti si trovò improvvisamente immerso nella nebbia e il suo senso dell’orientamento subitì un ulteriore peggioramento.
Camminò per circa dieci minuti immerso in quel bosco in bianco e grigio senza sapere dove stesse andando, quando la nebbia si diradò improvvisamente e tornò il sole.
Dopo un’altra ventina di minuti il bosco si aprì su una radura piatta, grande come un campo di calcio, ricoperta di erba verde e morbida alta fino al ginocchio, e con al centro una collinetta tonda e piuttosto ripida, alta una trentina di metri e anch’essa ricoperta di erba. Vicino alla sommità c’era un ceppo alto giusto per sedercisi sopra.
Decise che salendoci sopra sarebbe stata perfetta per vedere la città o almeno la ciminiera. Le nuvole e la nebbia si erano rapidamente dissolte, quando si era levata una lieve brezza da nord, quindi ora la visibilità doveva essere ottima.
Così attraversò la radura di corsa, si inerpicò sulla collina, raggungendo la sommità ansimante e sudato.
Volse il suo sguardo ottimista tutto attorno, ma ciò che vide fu solo una immensa distesa ondulata di alberi a volte di un verde chiaro o quasi giallo, a volte di un verde più intenso e scuro. Ma nessuna ciminiera e tanto meno nessuna città.
Così fu preso dello sconforto e dalla disperazione all’idea di essersi perso davvero. Ripensò alla suo stupido e infantile comportamento, alla mamma, alla torta al cioccolato con la panna montata sopra, perfino alla maglia di lana rossa che ora gli sembrava davvero di un bel colore, si sedette sul ceppo e si mise a piangere.
Pianse per alcuni minuti, sempre più forte. Ad un tratto si accorse che dalla terra saliva un rumore sordo e basso, quasi un brontolio crescente. Poi improvvisamente il rumore basso cessò e fu sostituito da un rumore più acuto. Così su due piedi avrebbe detto che la terra stava respirando.
Dopo pochi secondi di silenzio il brontolio riprese più forte di prima e la terra inizio a tremore vigorosamente sotto di lui.
Anthony si aggrappò con entrambe le mani al ceppo, cercando di resistere alle fuoriose scosse e di non mollare la presa. Era letteralmente sballottato da una parte all’altra, mentre gli sembrava che la collinetta si stesse anche sollevando.
La sua presa non resistette ad un ulteriore serie di squotimenti, così Anthony si trovò a ruzzolare giù per la riva scoscesa della collinetta scossa da quello che gli sembrava un violento terremoto.
Per sua fortuna atterrò su un tappeto di morbida erba che attutì un po’ la caduta evitando che si facesse troppo male. Il colpo però gli mozzò per alcuni secondi il fiato. La terra aveva smesso di tremare, ma continuava a sentire i rumori basso e acuto che si alternavano a intervalli regolari.
Restò sdraiato sulla pancia così com’era per un buon minuto, valutando i possibili danni subiti. Quando poi fu certo della sua integrità, si sollevò in piedi dandosi una pulita alla giacca blu sporca di terra e di erba, dicendo a voce alta a se stesso:
«Mio caro Anthony, oggi non te ne va bene una. Anche il terremoto ti sei beccato. E proprio mentre eri in cima alla collina. E proprio il giorno del tuo compleanno. Questa è davvero sfortuna!»
Fu a quel punto che sentì un violento spostamento d’aria e la sensazione del peso di uno sguardo curioso e solenne posarsi sulle sue spalle. Poi udì una voce lenta e profonda e antica che disse:
«Mmm, Anthony? No, mio piccolo giovane Anthony, non era un terremoto quello che hai sentito e non eri in cima ad una collina. Anche se non hai tutti i torti, la mia schiena ha la forma di una collina, ed è anche ricoperta d’erba, ormai.»
Timoroso Anthony si girò lentamente nella direzione da cui proveniva la voce.
La prima cosa che vide furono due occhi giganteschi, distanziati e stanchi, con l’iride di colore giallo e striature verticali dorate e la pupilla ovale e nera come un pozzo che sprofonda fin nelle viscere della terra nel punto più lontano dalla luce del sole.
Gli ci volle un attimo per riprendersi dallo stupore e riuscire a mettere a fuoco il resto dell’enorme rugoso muso grigio-verde che circondava gli occhi. Un muso largo e piatto, pronunciato in avanti con una bocca sottile e quasi senza naso. Dalle narici ravvicinate, situate proprio sopra la bocca, a intervalli regolari usciva un respiro d’aria calda e umida, dal forte odore di muschio che lo colpiva dritto in faccia.
Anthony capiva che si trovava di fronte all’essere più straordinario che avesse mai visto, ma ancora non aveva capito chi o cosa fosse. Così restò imbambolato ad osservargli il muso, mentre curiosi gli occhi del muso osservavano lui.
Quando finalmente, il muso si scostò un po’ da Anthony, vide che la collinetta si era sollevata di almeno 5 metri su quattro zampe grandi come colonne, ed era diventata una tartaruga di terra gigante che doveva essere davvero antica.
Allora la tartaruga parlò di nuovo, dicendo:
«Anthony è il tuo nome, giusto mio piccolo giovane uomo?»
Anthony fece di sì con la testa, non riuscendo ancora ad articolare delle parole, a causa della sorpresa.
«E come mai piangevi in cima al mio guscio?»
Questa volta ad Anthony era richiesta una risposta più articolata che non poteva essere liquidata con un semplice cenno di capo. Così si sforzò di parlare, sebbene fosse ancora un po’ frastornato dalla caduta e dalla straordinaria apparizione.
«Beh, ecco... Io... mi sono perso nel bosco.» disse esitante Anthony, «Così ho visto la collin... cioè il tuo guscio e ho pensato che salendoci sopra avrei visto la mia città o almeno la ciminiera. Così potevo orientarmi e capire la strada giusta da prendere.»
«Mmm, bene. E allora perché poi ti sei messo a piangere, svegliandomi?» chiese lentamente la tartaruga.
«Piangevo perché dal tuo guscio non ho visto né la città né la ciminiera. E quindi non so da che parte devo andare.» disse con tono abbattuto e depresso.
Poi gli venne un’idea che accese in lui la speranza, così chiese ottimista alla tartaruga:
«Tu vivi qui da parecchio tempo, immagino, quindi saprai da che parte è la mia città?»
La tartaruga rifletté un attimo, producendo di nuovo un profondo e sommesso brontolìo, poi disse:
«Putroppo, è parecchio tempo che sono in letargo (parecchio per voi umani, si intende). Quando mi sono addormentato non c’era nemmeno questo bosco! Direi che sono quasi quattro secoli che riposo qui. E non ho memoria di città o villaggi umani nelle vicinanze. Forse la tua città è recente. Voi uomini andate di fretta, spesso senza riflettere a sufficienza sulle cose che fate. Così vi ficcate nei guai.»
Il piccolo Anthony guardò la tartaruga con gli occhi di nuovo lucidi e le labbra tremolanti. Allora la tartaruga, per evitare un nuovo pianto, si affretto a dire:
«Però sono sicuro che da quella parte,» e girò il capo verso la sua destra ed Anthony seguì il suo sguardo in quella direzione, «c’è un sentiero che scende. L’ho scoperto l’ultima volta che mi sono svegliato e ho fatto un giro qui intorno per sgranchirmi le gambe e mangiare un po’ d’erba. Non so chi l’abbia fatto, né dove conduca. Ma deve essere recente ed è pur sempre meglio di niente!»
Detto questo, la tartaruga sbadigliò e aggiunse:
«Mio piccolo Anthony, ti consiglio di seguire quel sentiero e scoprire dove porta. Non credo ci siano grossi pericoli in questi boschi. Quindi puoi stare tranquillo. Ah, ti consiglio di fare anche una provvista di cibo prima che tramonti il sole. Non si sa mai! Se non ricordo male, ci sono delle bacche rosse squisite qui intorno.
«Bene! Credo di averti detto tutto. Ora sono stanco, erano secoli che non parlavo così tanto nella tua lingua. E’ meglio se torno in letargo. Buona fortuna e... buon compleanno.» disse infine la tartaruga sorridendo.
Anthony si trovò un po’ confuso per tutte le informazioni che la tartaruga gli aveva dato, e non voleva che si riaddormentasse, così quando vide che iniziava a ritirare la testa, abbassare le zampe e chiudere gli occhi, urlò:
«No! Aspetta! Non puoi lasciarmi qui da solo. Accompagnami almeno per un pezzo di strada.»
La tartaruga rispose benevola scuotendo l’enorme testa:
«Anthony, putroppo non posso. Vedi ormai sono vecchio e lento. Sono anche debole e non riuscirei a farmi strada attarverso questi alberi.»
La tartaruga lo salutò definitivamente, la testa scomparve dentro il guscio e la collinetta tornò al suo posto.
Anthony era di nuovo solo. E pensò:
“Non ho neanche chiesto il nome alla tartaruga...” poi riflettè un attimo e pensò:
“Ehi, un momento... ma le tartarughe non parlano”, e poi osservando la collinetta aggiunse, “e non sono così grandi. Devo aver sognato. Forse ho battuto la testa e sono svenuto.” Ma in testa non trovò alcun bernoccolo.
Allora fece un giro attorno alla collina esaminandola attentamente e come aveva previsto, non trovò nessun segno particolare che indicasse la presenza di una tartaruga sotto la collina.
Quindi si convinse di aver immaginato tutto e pensò che sentendosi solo una parte del suo cervello avesse creato una tartaruga per dargli qualche consiglio. “Sì doveva essere così! Una ‘tartaruga mentale gigante’!” pensò sicuro.
Si accorse solo allora di avere fame. Toccò la tasca interna della giacca e scoprì una confezione di gomma da masticare alla fragola. Non era un granché come cena. Era tardi e il sole stava per tramontare doveva affrettarsi. Ma non sapeva che strada prendere.
La ‘tartaruga’ gli aveva ‘detto’ di un sentiero che scendava di là e gli aveva dato una serie di buoni consigli sul cibo da raccogliere... beh, pensò che nella sua condizione provare non nuoceva.
Ma ormai disperava fortemente di trovare un sentiero o delle bacche commestibili.