Capitolo 7.
Circondato da cappelli colorati
Il giorno successivo Anthony, fu svegliato da Garmy. Aveva dormito benissimo ed era veramente riposato. Andò a lavarsi e a fare le altre cose. Si vestì e si presentò in cucina per fare colazione, ma invece trovò il tavolo apparecchiato per il pranzo.
Allora chiese:
«Ma che ore sono?»
«Oh, è mezzogiorno passato.» rispose la nonna di Garmy. «Hai dormito parecchio, si vede che eri stanco e non ho voluto svegliarti, caro.»
«Beh, infatti sono molto riposato.»
Così mangiarono tutti assieme, e durante il pranzo Anthony espose al nonno di Garmy un’idea che gli era venuta durante la notte:
«Quando vedrò il Sindaco, vorrei chiedere di essere portato in un’altra città degli gnomi, una con delle città umane vicino. Così, mi faccio trovare da qualche umano che poi mi riporta a casa!»
«Mmm... Anthony, credo che il Sindaco non approverebbe l’idea. E’ molto rischioso, per te, ma anche per noi gnomi. Vedi, è possibile che incontri degli umani disonesti che non ti porterebbero a casa. Ma anche fossero onesti, come faresti a spiegare tutta la strada che hai fatto? Le città degli gnomi sono molto distanti tra loro.» spiegò il nonno.
«Ho pensato anche a questo! Dirò che mi hanno rapito e mi hanno portato lì e poi sono scappato.» disse Anthony sicuro.
«Sì. Ma non credi che qualche umano comincerebbe a farti molte domande su questi rapitori, magari anche molto particolareggiate. Per esempio: quanti erano, come erano vestiti, come ti hanno portato via, cosa ti davano da mangiare... eccetera. Dovresti inventarti un sacco di particolari e soprattutto ricordarteli, e le bugie hanno sempre le gambe corte. A meno che tu non dica la verità allora potrebbero esserci dei problemi per noi gnomi.» disse il nonno.
«Oh, la verità non potrei mai dirla... nessuno mi crederebbe!» disse il giovane umano.
«Quindi, dovresti mentire per forza, e allora torniamo al problema dei particolari. Una storia è credibile, se i suoi particolari sono credibili!»
Queste parole convinsero Anthony che era più semplice se fosse stato ritrovato nei boschi vicino a casa sua non a centinaia di chilometri di distanza, magari addirittura in un’altro stato.
Quindi dopo pranzo, Anthony, Garmy e suo nonno uscirono per andare all’incontro con il Sindaco.
Il tragitto dalla casa di Garmy al Palazzo del Sindaco era piuttosto lungo, così Anthony ebbe modo di vedere una buona parte della città e delle sue numerose attività.
Inoltre, la notizia della sua presenza si era diffusa, quindi ora gli gnomi che incontrava per strada spesso lo salutavano con ampi gesti della mano o levandosi il cappello.
Proseguirono in discesa fino a giungere sul fondo della conca. Qui le costruzioni erano a tre o quattro piani e sembravano più antiche e solenni e le vie erano più larghe.
Ad un tratto, Anthony sentì un’esplosione potentissima e vide levarsi in cielo davanti una colonna di fumo e polvere. Il nonno di Garmy disse:
«Povero Nitrodeo un’altra esplosione silenziosa fallita! Se continua così presto raggiungerà Pontoleo a fare progetti in taverna.»
«Esplosione silenziosa?» disse Anthony.
«Sì, ma questa è decisamente fallita.» disse Garmy. «Ma una volta ci è quasi riuscito.»
E il nonno disse serio con l’indice alzato:
«Ricordati Garmy che ‘quasi’ è un eufemismo che vale quanto una negazione.»
«Ma cosa sta cercando di fare esattamente?» chiese Anthony.
«Nitrodeo è il più grande esperto di esplosivi del mondo (almeno tra gli gnomi) e fabbrica dei fuochi d’artificio spettacolari. Ora si è fissato con l’esplosione silenziosa, cioè sta cercando un modo per fare scoppiare qualcosa senza che si producano rumori. Sarebbe una bella invenzione per le miniere!»
Passarono, quindi, davanti al laboratorio semi-diroccato di Nitrodeo, proprio mente questi usciva un po’ frastornato e ricoperto di polvere, seguito da alcuni suoi aiutanti nelle stesse condizioni. Per fortuna nessuno si era fatto male.
Dopo alcuni minuti di cammino, arrivarono in una piazza circondata da alberi con al centro la statua di uno gnomo alto oltre tre metri (cappello incluso) raffigurato nell’atto di piantare una bandiera. Ed il nonno di Garmy annunciò, indicando la statua:
«Ecco, quello è Magellus. Lo gnomo pioniere che ha scoperto la Conca delle Bacche ed ha permesso la nascita di questa città. Ed il palazzo di fronte è dove dobbiamo andare noi. Non vi dovete preoccupare il Sindaco è una persona molto saggia e sono sicuro prenderà la decisione giusta.»
Si diressero quindi verso il palazzo, lasciandosi alle spalle la statua di Magellus. Arrivarono all’ingresso puntualissimi, si fecero annunciare da un usciere, vestito in modo elegante di nero con un farfallino bianco, guanti bianchi e cappello bianco impeccabilmente a punta.
Dopo pochi istanti, furono introdotti nella Sala del Grande Consiglio, in cui erano attesi. La sala era riccamente decorata e da una parte conteneva degli scranni disposti a semicerchio su più livelli, su cui sedevano una cinquantina di gnomi e gnome dai cappelli variamente colorati. Di fronte a questi c’era un bancone alto di legno, dietro cui sedeva il Sindaco (col cappello d’oro) e altri personaggi importanti della città. In mezzo alla stanza c’era un tavolo e tre sedie di legno rivolte verso il Sindaco.
Anthony, Garmy e suo nonno vennero fatti accomodare sulle tre sedie vuote. Mentre attorno si levò un brusìo di stupore e commenti per l’apparizione di un umano vero.
Il Sindaco chiese ed ottenne il silenzio. Salutò Anthony, Garmy ed il nonno, poi disse:
«Cari colleghi, siamo oggi riuniti per decidere molte cose importanti che riguardano argomenti sin’ora trascurati. In particolare sul comportamento che gli gnomi devono avere nei riguardi degli umani che arrivano sui nostri territori. Vi ricordo che questa decisione creerà un precedente, e sarà discussa in ogni altra città degli gnomi. In quanto, a memoria di gnomo e dei nostri archivi, mai un umano era stato ospitato in una città di gnomi finora.»
Seguirono altri commenti da parte degli gnomi schierati alle spalle di Anthony. Quando tornò il silenzio, riprese:
«Ora approfondiremo alcuni aspetti in merito all’incontro di Garmy con il giovane umano, Anthony. Allora, in base alla lettera che ho ricevuto ieri sera da parte di Mastro Orologiaio (gnomo ben conosciuto in città e degno di altissima stima), l’incontro è avvenuto nel bosco. Dove esattamente, Garmy?»
«Ehm... ecco... io... non pensavo... insomma...» disse Garmy che non si aspettava di poter essere chiamato in causa così presto.
Il Sindaco lo rincuorò dicendo:
«Non ti preoccupare Garmy, non hai fatto nulla di male. Ma dobbiamo capire come sono avvenuti i fatti per poter prendere una giusta decisione.»
«Allora.» riprese Garmy che nel frattempo aveva riordinato le idee. «Ero nel bosco a est della città e stavo raccogliendo le mielbacche per la torta della nonna. Ero arrivato a metà cesta, quando ho visto in lontananza Anthony. Ho capito subito che non era uno gnomo perché non indossava il cappello ed era vestito in modo così strano... Allora mi sono nascosto dietro un cestuglio. O almeno credevo, ma visto che mia nonna mi ha regalato questo cappello nuovo (che è più alto di quello che avevo prima), non mi sono accorto che il cespuglio non lo copriva. E così Anthony mi ha visto.»
«E cosa ti ha detto?» chiese il Sindaco.
«Per prima cosa mi ha fatto uscire dal cespuglio, poi mi ha chiesto se ero di queste parti e se sapevo dov’era la città. Io pensavo parlasse della nostra città, invece si riferiva alla sua, insomma voleva tornare a casa. Per questo l’ho portato qui, perché speravo che qualcuno potesse aiutarlo.»
«Ti ha detto cosa stava facendo nel bosco?» chiese il Sindaco.
«Sì, mi ha detto che era arrabbiato con suo fratello, così era andato nel bosco, ma senza fare attenzione e... si è perso.» a questo punto si sentì del brusìo divertito che fece arrossire Anthony.
«Un’ultima domanda Garmy.» disse il Sindaco. «Hai avuto l’impressione che ci fosse qualcun’altro nel bosco oltre a voi due?»
«No. C’eravano solo io ed Anthony... ma se posso, vorrei aggiungere una cosa... Anthony non sapeva neppure dell’esistenza degli Gnomi del Bosco, prima di incontrare me.»
«Bene, Garmy. Sei stato molto chiaro ed esauriente. Inoltre hai tenuto un comportamento che fa onore a tutti gli Gnomi di Conca delle Bacche.» disse il Sindaco.
Ci fu un applauso educato degli gnomi, poi il Sindaco disse:
«Ora passiamo ad Anthony.»
Anthony sentì il peso degli sguardi di tutti quegli gnomi (con cappelli a punta colorati, larghe orecchie a punta, scarpe marroni a punta e alcuni nasi a punta, non tutti perché altri erano a patata) posarsi sulle sue spalle.
«Tu cosa ricordi dell’incontro con Garmy?» chiese il Sindaco.
«Ecco, avevo appena finito di raccogliere le mielbacche anch’io (per fare una scorta per la cena) e stavo seguendo un sentiero che speravo mi riportasse alla mia città. Poi ho visto da dietro un cespuglio il cappello rosso di Garmy. Subito non ho capito cosa fosse, poi ho chiesto a Garmy di uscire e l’ho visto. Fino a quel momento non avevo mai visto uno gnomo. Dal vivo intendo.»
«In che senso, spiegati meglio.» chiese il Sindaco.
«Beh, gli gnomi sono alcuni dei personaggi che si trovano nelle storie di fantasia che gli umani raccontano, quindi pensavo che non esistessero davvero. Così quando Garmy mi ha detto di essere uno gnomo, subito non gli ho creduto.»
«E in che modo ti ha fatto cambiare idea?» chiese il Sindaco.
«Oh, non me l’ha fatta cambiare...» a queste parole si levò un brusìo che il Sindaco placò con il gesto si una mano, ma poi Anthony precisò meglio «Cioè, non è stato un cambiamento veloce, semplicemente mi sono accorto che Garmy era decisamente diverso da me (ed esisteva davvero), poi ho visto la città che è molto bella, ma anche piuttosto strana e ho imparato che fate un sacco di cose molto diverse da quelle umane. Quindi non potete essere umani, dovete per forza essere qualcos’altro.»
«Bene. Molto chiaro. Ora quello che ha detto Garmy sui motivi della tua presenza nel bosco è vero? Vuoi aggiungere qualcosa.»
«Quello che ha detto Garmy è vero. Ero arrabbiato e non ho visto dove stavo andando, così...» evitò di proseguire, ma si sentì ugualmente imbarazzato.
«E ora che sei qui in città, cosa vorresti fare?»
«Niente di particolare... non so... mi piacerebbe poter tornare a casa mia.» disse onesto Anthony.
«E una volta tornato a casa cosa faresti?» chiese il Sindaco, che pronunciò la domanda senza dargli troppo peso, ma in realtà la risposta di Anthony avrebbe condizionato tutto quello che sarebbe successo dopo.
Ed Anthony disse:
«Credo che chiederei scusa a mia mamma e a mio papà, per come mi sono comportato, e perché penso che ora siano in pensiero per me.»
Il Sindaco fu contento della risposta, ma proseguì sull’argomento:
«Credi che parleresti di noi gnomi o della nostra città con qualcuno?»
«Oh, credo proprio di no! Non mi crederebbe nessuno e non voglio passare per pazzo.» disse Anthony onesto.
«Bene, io non ho più nulla da chiedere e sono soddisfatto. Se c’è qualche collega che vuole porgere qualche domanda ad Anthony o fare qualche osservazione, ora ne ha facoltà.»
Si alzò uno gnomo col naso a patata ed un cappello viola, che disse:
«Caro Sindaco e cari colleghi. Dalla mia esperienza, ho visto che gli umani non hanno rispetto per noi gnomi e per le nostre città, ed in campagna ci stanno rubando la terra. Cosa succederebbe se venissero a sapere che esiste la città di Conca delle Bacche? E cosa ci può garantire che questo giovane umano non torni con altri umani? Io non mi fido, quindi propongo di rinchiuderlo da qualche parte e impedirgli di uscire dalla città.»
Lo gnomo si sedette, mentre gli altri cominciarono a parlare animatamente. Anthony fu preso dall’angoscia di non poter più tornare a casa e gli cominciarono a lacrimare gli occhi e tremare le labbra, ma il nonno di Garmy gli prese la mano e gli disse all’orecchio di avere fiducia.
Infatti il Sindaco parlò nuovamente e disse:
«Caro Consigliere Burber. Ciò che lei dice. E’ vero. Gli umani ovunque nel mondo distruggono le nostre città e il nostro lavoro, ma semplicemente perché non sanno che esistiamo davvero, e non si accorgono di noi. Addirittura non vogliono vederci. Io sono convinto che se gli gnomi di Conca delle Bacche si trasferissero in una delle loro città, molti umani non ci farebbero neppure caso. Perché sono frettolosi, distratti e superficiali. E questo a mio avviso è comunque un bene per la sopavvivenza degli gnomi. Dunque ha ragione il giovane umano, quando dice che se dichiarasse a qualcuno di aver visto degli gnomi, non sarebbe affatto creduto, anzi probabilmente sarebbe deriso.»
Le parole del Sindaco tranquillizzarono Anthony che disse al nonno di Garmy:
«Anche se non avete molti contatti con noi umani, ci conoscete piuttosto bene!»
E il nonno rispose:
«Oh, certo. Sono millenni che vi osserviamo senza che voi lo sappiate, quindi qualcosa l’abbiamo capita... ed il Sindaco più di tutti.»
Le parole del Sindaco avevano convinto quasi tutti, così nessun altro fece delle obiezioni. Il Sindaco allora dichiarò:
«Anthony, sei libero di girare per la nostra città e nei suoi dintorni, ma non puoi allontanarti troppo. Per ogni altro viaggio dovrai richiedere un permesso speciale a me personalmente, finchè non saremo sicuri della via che conduce alla tua città, allora sarai accompagnato attraverso il bosco da gnomi fidati. Per tutto il resto hai gli stessi diritti e doveri di uno gnomo. E che questo valga per qualsiasi altro umano perso nei boschi che in futuro arriverà involontariamente nella nostra città.
«Inoltre, poiché è forte la volontà di Anthony di tornare a casa ed è stato con questa speranza che Garmy l’ha condotto in città, istituisco un collegio di saggi di Storia Gnomesca, Storia Umana Comparata e Geografia che accertino la presenza di insediamenti umani nelle vicinanze dei nostri boschi oppure (qualora questo non fosse possibile o troppo rischioso) che individuino possibili fonti da cui avere le informazioni per far tornare Anthony a casa al più presto. La seduta è conclusa.»
A questo punto ci fù un lungo applauso, ed il nonno e Garmy abbracciarono Anthony. Il Sindaco scese dal suo bancone e andò a stringere la mano ad Anthony e gli disse:
«Per la nostra città (e per tutte le città degli gnomi) questo è un giorno molto importante e deve essere un evento che resti nella storia di Conca delle Bacche. Se ne parlerà per molti, molti anni. Inoltre, ho saputo che hai compiuto da poco gli anni, quindi dopo cena vi aspetto tutti alla taverna dello Gnomo Bevitore per festeggiare. Inoltre i saggi troveranno un modo per mandarti a casa, quindi non preoccuparti e goditi questa vacanza.»