Capitolo 8.
Una festa senza un botto
Uscito dal Palazzo del Sindaco, Anthony si trovò davanti ad una folla di gnomi radunatasi apposta per lui. Infatti, quando lo videro esplose un boato di ‘oh!’ e un applauso scrosciante.
Il Sindaco, che lo aveva seguito prevedendo una simile situazione, ne approfittò per fare un breve comizio che permise di annoiare un po’ gli gnomi e raffreddare gli animi. Così Anthony, Garmy e suo nonno poterono tornare a casa, senza dover attraversare una marea esaltata di gnomi festanti.
E comunque Anthony non riusciva a spiegarsi il motivo di tanta esaltazione ma, riflettendoci bene, forse sarebbe successa la stessa cosa se, in una città umana, fosse atterrato un ufo!
Attraversando la città, ogni tanto furono fermati da gruppi di gnomi, in particolare da quelli più giovani, che volevano conoscere (o solo vedere) il giovane umano in carne, ossa e scarpe da ginnastica.
Arrivati a casa, il nonno si ritirò per qualche ora nel suo laboratorio a finire qualche lavoro.
La nonna era intenta a lavorare a maglia ed era già stata ampiamente informata dell’esito della seduta dai vicini. Chiese ai due giovani di andare a raccogliere delle noci nel bosco così avrebbe potuto fare un’altra torta.
Anthony e Garmy, dopo aver fatto una piccola merenda, si diressero quindi nel bosco a sud-ovest della città attraversando il torrente su un antico ponte di pietra.
Raggiunsero un verde bosco di noci e cominciarono a raccogliere le noci già cadute, evitando quelle ricoperte ancora dal mallo verde che Garmy disse non essere ancora mature. Purtroppo era ancora un po’ presto così riempirono solo metà cesta.
Al centro del bosco di noci, si ergeva una maestosa quercia con una chioma irregolare, ampia e folta, un tronco nodoso e antico, e radici profonde che si aggrappavano alla terra con forza.
Quando Anthony e Garmy ebbero rastrellato tutte le noci a disposizione, si incamminarono per tornare a casa, ma decisero di attraversare il torrente percorrendo il guado più a nord visto che era solo metà pomeriggio.
Andarono a nord risalendo il torrente. Giunti al guado, rimasero a vedere alcuni gnomi che erano intenti a pescare. Garmy colse l’occasione per chiedere ad Anthony:
«Hai mai pescato, Anthony?»
«Solo una volta con mio nonno.»
«E hai preso qualcosa?» chiese Garmy.
«Beh... io no.»
«Io vado spesso a pescare, e in genere riesco a prendere sempre qualcosa.» disse fiero Garmy. «In questo torrente ci sono un sacco di trote-trottole.»
«Ah, non ho mai visto una trota-trottola. Come sono fatte?»
«Oh, sono delle trote col muso molto appuntito ed il corpo tozzo e circolare di vari colori... come una trottola. Infatti, nuotano girando su se stesse, proprio come le trottole. Aspetta andiamo a vedere se ne hanno prese qualcuna così ti faccio vedere.»
Allora si avvicinarono ai pescatori e dopo lo stupore iniziale di trovarsi di fronte al giovane umano di cui tutta la città parlava, gli gnomi furono ben felici di mostrare lo strano modo di nuotare delle loro trote-trottole.
Anthony allora si ricordò di averne già vista una e disse:
«Ne ho vista nuotare una in un ruscello poco prima di incontrare te nel bosco. Ma è stata molto veloce a nascondersi e ho pensato di aver visto male.» poi chiese «Ma sono buone da mangiare?»
Ed uno dei pescatori disse:
«Certamente, sono ottime! Solo che non bisogna mangiarne troppe perché altrimenti si comincia a girare su se stessi. Il primo sintomo per capire quando smettere è che ti comincia a girare la testa.» poi il pescatore pensò un attimo ed aggiunse: «Sentite, io ne ho già mangiate un sacco questa settimana e sono un po’ stufo di avere queste vertigini, quindi, se volete, queste ve le posso anche regalare.»
«Oh, è molto gentile da parte sua. Ma è proprio sicuro di non volerne almeno metà, sono veramente tante e non vorrei passare la serata a girare su me stesso.» disse Garmy mettendosi a girare goffamente ridendo.
«No. No, prendetele pure tutte voi.» disse il generoso pescatore che aggiunse: «Comunque per evitare gli effetti collaterali delle trote-trottole è sufficiente fermarsi al momento giusto.»
«Molto gentile. Grazie.» disse Garmy, che porse la sua cesta al pescatore perché la riempisse di trote-trottole.
I due amici salutarono i pescatori, guadarono il torrente e tornarono a casa carichi e felici.
Così tornarono a casa con un modesto carico di noci ed un bel carico di trote per la cena, che la nonna felicissima preparò subito da fare al forno.
Quando le trote furono pronte, Garmy e Anthony andarono a chiamare il nonno che era ancora in laboratorio. Ma appena giunti in strada sentirono l’urlaogio che urlava:
«SONO LE OTTO E DICIOTTO.»
E poco dopo videro il nonno uscire dalla porta del laboratorio con le dita nelle orecchie, seguito da Briciola anche lui piuttosto frastornato.
A cena mangiarono le trote-trottole, fermandosi al momento giusto. A Briciola toccarono solo le teste, le code e le lische, ma sembrava ugualmente soddisfatto della cena.
Quando ebbero finito, Garmy e suo nonno accompagnarono Anthony alla taverna per la festa, come aveva detto il Sindaco.
La nonna non volle venire perché non le piaceva l’atmosfera fumosa della taverna, e disse che li avrebbe raggiunti più tardi per vedere lo spettacolo pirotecnico che Nitrodeo aveva preparato per l’occasione.
Così Anthony andò alla festa al Gnomo Bevitore con Garmy ed il nonno. La taverna era effettivamente piuttosto fumosa, ma Anthony la trovò ospitale ed accegliente, e l’oste aveva una faccia davvero simpatica e allegra. E poi offrì da bere a tutti!
Anthony avrebbe voluto una coca-cola, ma sicuro che gli gnomi non la conoscessero, accettò il consiglio dell’oste ed assaggiò la sua birra bianca. Anche Garmy e suo nonno presero la birra.
Anthony pensò che a sua mamma forse avrebbe anche potuto dire di aver visto gli gnomi, ma di sicuro non avrebbe detto di aver bevuto la birra.
In realtà, l’oste portò ad Anthony e a Garmy due bicchierini (proprio un innocuo assaggio), mentre al nonno portò un bel boccale. La birra era molto buona davvero, dolciastra, dissetante e torbida, ed era proprio bianca come la schiuma.
Il Sindaco diede inizio alla festa e cominciarono balli e canti che coinvolsero anche Anthony e Garmy. Erano tutti molto allegri e contenti, e l’atmosfera era coinvolgente.
Ma dopo un po’ Anthony e Garmy si stancarono di ballare, saltare e cantare, così raggiunsero il nonno al suo tavolo e terminarono le loro birre, mentre le danze e i canti continuavano.
Gruppi di gnomi colsero l’occasione per avvicinarsi al suo tavolo e fare alcune domande ad Anthony sulla vita degli umani, sulle loro abitudini, sulle città, sulla scuola, sul lavoro, sui divertimenti... eccetera, ed Anthony cercava di rispondere a tutte le domande in modo esauriente.
Una piccola giovane gnoma timidamente e sembrava anche con un pizzico d’invidia, gli chiese anche come si faceva a perdersi nel bosco! Forse voleva essere nominata anche lei nella canzone.
Il tempo passò veloce e in allegria, e giunse l’ora dei fuochi d’artificio di Nitrodeo, così tutti andarono alla piazza del Palazzo del Sindaco per assistere allo spettacolo.
Alzandosi Anthony si sentì per un attimo girare la testa, ma non seppe dire se fosse colpa della birra o delle trote-trottola.
Uscendo dalla locanda Anthony notò un cartello sulla porta della taverna, su cui era scritto:
Che un arcobaleno ti riporti qui.
E si ricordò di una storia che gli avevano raccontato da piccolo a proposito di gnomi e arcobaleni, così nel tragitto dalla taverna alla piazza chiese al nonno di Garmy:
«Mi ha detto Garmy che voi gnomi usate gli arcobaleni per i viaggi lunghi...»
«Sì, è vero.» disse il nonno.
«Ma in una fiaba che ho sentito si dice che gli arcobaleni escono fuori dalla pentola piena d’oro di uno gnomo!?»
Il nonno sorridendo rispose:
«Oh, No! E’ successo solo una volta, tanto tempo fa’. Ma voi umani avete il vizio di generalizzare... Ecco, la storia vera è così...»
Il nonno cominciò a raccontare la storia:
«Tanto tempo fa’ (neppure mio nonno era nato), c'era questo gnomo che si chiamava Tontricco... dopo questo fatto è diventato famoso, sai! Beh, Tontricco doveva trasportare un mucchio di monete d’oro (tutta la sua fortuna), e non avendo un recipiente adatto riempì una pentola. Ora, le monete erano così tante (Tontricco era molto ricco quanto tonto, come dice il suo nome) che non riusciva nemmeno a caricare la pentola sull'arcobaleno. Così vedendo passare tre robusti signori umani, invece di nascondersi, si è messo a chiamarli. Ha dovuto insistere parecchio perché quei tre proprio non riuscivano a vederlo. E infatti la prima cosa che videro fu la pentola piena di monete.»
Il nonno fece una pausa per prendere fiato, e Anthony chiese fiducioso:
«E i tre uomini l'hanno aiutato?»
«Oh, No. Beh... Mmm... I tre uomini presero l'oro, e subito iniziarono a litigare su come dividerselo.» riprese il nonno. «Il povero Tontricco si spaventò e fuggì, lasciando tutte le sue monete.»
Anthony quindi disse:
«Forse gli uomini non avevano capito che lo gnomo gli stava chiedendo di aiutarlo. Magari hanno pensato che li stava chiamando proprio per dare loro l'oro?»
«Oh... Sì, forse. Infatti molti umani pensano che gli gnomi siano generosi, vero?»
«Eh, già.» disse Anthony, che si pentì d’aver iniziato quel discorso.
Giunsero infine alla piazza, dove si era radunata tutta la città, infatti c’era anche la nonna di Garmy. Dopo pochi istanti lo spettacolo cominciò.
C’erano cascate dorate luccicanti che cadendo arrivavano a sfiorare le punte dei cappelli degli gnomi, scintille che cambiavano colore e si muovevano in ogni direzione, fuochi che si aprivano in cerchi enormi di ogni colore, oppure a forma di stella e addirittura di cuore.
I fuochi erano davvero magnifici, i più belli che Anthony avesse mai visto, ed ogni botto era accompagnato da un applauso e da un coro di stupore della folla.
Dopo quasi un’ora, fu annunciato l’ultimo fuoco, il più spettacolare.
Anthony vide una scia di fuoco che, salendo velocissima, lasciava in cielo una striscia di brillantini dorati. La scia di fuoco era altissima quando liberò una miriade di luci d’ogni colore in una volta sola che occuparono tutto il cielo come un ombrello che si dissolse lentamente.
La folla rimase sbalordita, ma ancora di più perché di quell’esplosione micidiale nessuno udì alcun botto!
Lo spettacolo di Nitrodeo finì così tra lo stupore generale.
Sulla via del ritorno, Garmy pronunciò la domanda che tutti in città si stavano facendo:
«Alla fine allora Nitrodeo ce l’ha fatta a fare l’esplosione silenziosa?»
Ed il nonno rispose dubbioso:
«Forse sì, oppure è stato solo un caso. Non lo so.»
E questo fu il dubbio dell’intera città per quella notte.