Il Museo Archeologico di Adria racchiude materiali rinvenuti nel territorio circostante la città in seguito a scavi avvenuti fin dalla fine dell'Ottocento. Le prime collezioni sono per loro natura insiemi di materiali che sono esposti nel museo seguendo i criteri dei diari di scavo (compilati fra il 1877 e il 1880). Molti materiali presenti nel Museo provengono anche però da scavi recenti di epoca fascista, degli anni Novanta e ancora del primo decennio del 2000 e hanno confermato, anche grazie agli studi geomorfologici sul territorio, le notizie ricavabili dalle fonti antiche sulla città. Plinio infatti parlava del territorio di Adria come delle Atrianorum paludes quae Septem Maria apellantur e sottolineava l'esistenza di un illustre porto che sicuramente collegava la città con le più importanti vie commerciali dell'Adriatico. In epoca preromana la distanza di Adria dal mare doveva essere di circa 12 Km (rispetto agli attuali 30 km), dato confermato dalla presenza di cordoni dunosi fossili che precedono le sedimentazioni effettuate dall'Adige e dal Grande Fiume sull'attuale Delta del Po (vedi GC1EVZ4).
Il Museo ospita materiali di epoca preromana, etrusca, greca e romana confermando l'antichità della città, che nel VI secolo a.C. doveva essere tanto importante per i commerci dell'Alto Adriatico da essere classificata dagli studiosi emporio fluviale della stessa valenza della città etrusca di Spina. Rispetto a tale città però Adria ha continuato la propria vita in epoca romana con la costruzione di edifici (teatro, anfiteatro e una basilica) di cui rimangono solo trincee non visibili rilevate negli scavi recenti, ma i cui interessanti materiali lapidei sono esposti nel Museo.