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La cache si trova presso il mulino restaurato alcuni anni fa.
Questo punto è il luogo di incontro e partenza per le attività di canyoning o meglio torrentismo per la quale abbiamo bisogno di una guida esperta che ci fornisce anche l'attrezzatura necessaria della discesa in forra.
Ci sono alcune associazioni che possono accompagnarvi durante la discesa spettacolare del Rio Selvano tra cui il Toscana Adventure Team
Rio Selvano INFO
Molto bello il ponte per raggiungere il mulino di cui riporto delle informazioni prese dal cartello informativo posto all'ingresso dal
Comune di Fabbricche di Vergemoli
L'ARCHITETTURA DEL PONTE
Il cantiere di restauro del 2011 ha permesso, oltre al recupero del ponte, anche lo studio delle tecnologie costruttive originarie, impiegate nella costruzione. I rilievi hanno permesso di riconoscere l'accortezza progettuale e la perizia realizzativa che gli antichi esecutori hanno impiegato per erigere questa struttura, di particolare importanza perché sezione nevralgica e sensibile di un sistema di comunicazioni che regolava la vita del comprensorio. Il ponte si appoggia direttamente sulla roccia viva. Per avere un piano di posa livellato e omogeneo, sono stati costruiti due basamenti — visibile quello a scarpa del lato piazzale — in modo da allargare e regolarizzare la superficie di appoggio. Su questi si impostano le due arcate portanti della struttura, realizzate con grossi conci in pietra, sagomati e spianati con cura, giustapposti apparentemente senza uso alcuno di malta, che assolvono la loro funzione statica per attrito e peso. L'utilizzo di pietra lavorata è stato riservato solo a queste parti della costruzione. Le due ghiere delimitano una sezione eseguita con un conglomerato di pietrame vario e malta, sagomato in opera su una centinatura, verosimilmente ricoperta da tavolame e stuoie, forse canniccio, come testimoniato dalle tracce ancora riconoscibili all'intradosso del ponte. Le fodere esterne di rivestimento, i cui compiti statici sono meno rilevanti, sono costituite da conci appena sbozzati, legati da malta. Le spallette sono state ripristinate secondo l'altezza originaria, funzionale al passaggio dei carichi sporgenti portati dagli animali da soma. Il selciato, il cui tratto più antico risulta essere quello dalla mezzeria del ponte al molino, è disposto in filari paralleli, ortogonali al senso di marcia, per permettere un miglior aggrappaggio a terra. I rilievi delle tessiture murarie e dei relativi piani di posa, indicano che la costruzione del ponte è antecedente alla realizzazione del molino.
NOTIZIE STORICHE
Quando nel 1429 la Comunità di Vallico, insieme ad altre della Garfagnana, fa atto di sottomissione al Marchese Niccolò d'Este per sottrarsi al dominio lucchese, il corso della Turrite Cava diventa linea di confine tra due stati nemici. È verosimile che in questo periodo il Ponte in località Molini, costruzione databile già al XIV secolo, venga munito con opere che ne garantiscono il presidio. In una mappa disegnata per documentare lo stato delle fortificazioni sui confini meridionali del Ducato Estense, databile tra la fine del Cinquecento e l'inizio del Seicento, viene rappresentato in maniera schematica e qualitativa il sistema fortificato che si attesta sul lato estense del "Ponte di Valico", come appare a questa epoca. La viabilità di quel tempo utilizza il ponte come passaggio privilegiato per andare verso Vallico e gli abitati più interni del comprensorio.
Il dettaglio permette di intendere l'importanza della struttura in questo tempo e come questa sia venuta meno con l'abbandono di quell'antico tracciato in favore dell'attuale. Il disegno rappresenta un vasto complesso cinto da una cortina difensiva, oggi non leggibile, in cui si aprono due porte, una delle quali, apparentemente turrita, dovrebbe essere l'attuale a cavallo della testata del ponte. All'interno si trovano vari edifici, tra cui l'attuale opificio riconoscibile dalle arcature del livello più basso.
Sul retro è disegnato anche un sistema di canalizzazioni e chiuse funzionali all’attività produttiva. La presenza di un sistema difensivo articolato, in cui ponte, forte e mulino erano interconnessi, a rappresentare un'interessante e peculiare entità di diverse specializzazioni tipologiche, conferma l'importanza di questo avamposto di prima linea, spesso chiamato a dover resistere a pressioni esterne.
In varie cronache si dà conto di ripetuti attacchi e assedi che i Lucchesi muovono al Forte dei Molini nel 1583, nel 1602 e ancora nel 1613, nel tentativo di forzare i confini. In particolare si ricorda come in quest' ultima data, gli abitanti di Vallico riescano a garantire i rifornimenti alla guarnigione assediata dalle truppe lucchesi, adottando lo stesso stratagemma già usato in precedenza, quando "...nell'anno 1583 si provvide [..] con l'inviare ai Molini varie bestie da soma avvezze a ammirar quella strada cariche di formenti [..] cariche in quella vece di munitioni da guerra haveano senza guida portato ai paesani i rinforzi..." . Questi attacchi organizzati si alternano a una serie continua di piccole sortite e scaramucce che mantengono sempre desta l'attenzione della guarnigione di presidio. Il quadro di instabilità dell'area va gradualmente rasserenandosi solo con la progressiva perdita di importanza di questo fronte, a scapito di quello Settentrionale del Ducato di Modena, cosa che avviene gradualmente dalla seconda metà del Seicento in poi.