
Molti probabilmente non conoscono quell’anziano signore raffigurato seduto ed in posa stanca con una mano appoggiata su di un teschio che guarda il Ponte Garibaldi ed a cui è dedicato il parco in cui è situata la sua statua. Si tratta di Cesare (Ezechia Marco, detto Cesare) Lombroso, nato a Verona il 6 novembre 1835 da una famiglia di origini ebraiche ed è considerato il fondatore dell’ANTROPOLOGIA CRIMINALE ovvero lo studio della delinquenza connesso alla personalità ed allo stato fisico dell’essere umano.
Iscrittosi alla facoltà di Medicina e Chirurgia all’Università di Pavia, si laureò nel 1858 con una tesi sul cretinismo in Lombardia.
Particolarmente interessato ai temi psichiatrici, durante il percorso militare svolto nel corpo sanitario dell’Armata del Regno di Sardegna nella seconda guerra d’indipendenza, iniziò i suoi approfondimenti relativamente alla psicologia, alla psichiatria, all’antropologia legata anche all’etnologia.

Nel 1870 a Pavia inaugurò un corso di “Medicina legale sperimentale sull’uomo criminale, paragonato all’uomo sano e all’alienato”.
Trasferitosi all’Università di Torino (dove poi morirà nella notte tra il 18 e il 19 ottobre 1909) divenne docente di medicina legale, poi di psichiatria ed infine di antropologia criminale, e dove la sua figura si impose all’attenzione della comunità scientifica internazionale.
Compì approfonditi ed importanti, soprattutto dal punto di vista socio economico, studi sulla presenza in diverse provincie italiane di cretinismo e gozzo.

Effettuò anche numerosi studi sulla pellagra (una malattia abbastanza diffusa nel nord Italia a cavallo del XVIII e de XIX secolo e causata da un’alimentazione non equilibrata, mancante soprattutto delle vitamine) ed il monumento a lui dedicato dalla città di Verona è proprio ad elogio dell’attività in questo settore, studi ostacolati dai latifondisti italiani, poiché da questi risultava evidente che una dieta esclusivamente a base di granoturco portava a gravi danni alla salute. Una teoria solo parzialmente esatta che comunque ebbe bisogno di completamento come si può leggere in basso nel paragrafo dedicato alla pellagra.
Tra le sue numerose opere letterarie si segnalano: L’uomo delinquente, Genio e Follia, La donna criminale, La donna delinquente la prostituta e la donna normale.

Nel 2009 in occasione del centenario della sua morte è stato riaperto a Torino “Il Museo di Antropologia Criminale Cesare Lombroso” che contiene preparati anatomici, maschere in cera ed in gesso, disegni, fotografie, corpi di reato, scritti e produzioni artistiche realizzate da internati nei manicomi e da carcerati.

Anche se ora le sue teorie ed i suoi studi appaiono in gran parte superati (se non in alcuni casi irreali) e da parte di qualcuno definiti in alcuni casi razziste (specie quando effettuò gli studi sulle popolazioni meridionali in occasione della sua permanenza in Calabria con il corpo militare sanitario) la sua figura resta una delle più famose della sua epoca.
Antropologia criminale
Lombroso, convinto della natura sostanzialmente patologica del delinquente nato, della possibilità di spiegarne la degenerazione morale con le sue anomalie fisiche, e sostenitore dei principî di irresponsabilità, egli fu di fatto il fondatore dell'antropologia criminale: dopo avere ricercato per lunghi anni in alienati e criminali l'esistenza di particolari anomalie somatiche, credette di averne individuata un'importante varietà in una fossetta di alcuni centimetri presente alla base del cranio in luogo della normale cresta occipitale di un brigante.
Riallacciandosi alla dottrina di Galton, della criminalità innata e biologicamente condizionata, Cesare Lombroso sostenne che le condotte atipiche del delinquente o del genio sono condizionate, oltre che da componenti ambientali socioeconomiche (di cui non riconobbe però il vero peso), da fattori indipendenti dalla volontà, come l'ereditarietà e le malattie nervose, che diminuiscono la responsabilità del criminale in quanto questi è in primo luogo un malato.
La cresta occipitale interna del cranio, prima di raggiungere il grande foro occipitale, si divide talvolta in due rami laterali che circoscrivono una "fossetta cerebellare media o vormiense", che dà ricetto al verme del cervelletto.
Questa caratteristica anatomica del cranio è oggi chiamata fossetta di Lombroso: egli riteneva si trattasse di un carattere degenerativo più frequente negli alienati e nei delinquenti, che classificava in quattro categorie: i criminali nati (caratterizzati da peculiarità anatomiche, fisiologiche e psicologiche), i criminali alienati, i criminali occasionali e quelli professionali.

La pellagra
La pellagra, drammaticamente diffusa tra le popolazioni contadine del Veneto e della Lombardia, fu attentamente studiata dal Lombroso non solo in relazione alle sue manifestazioni di interesse psichiatrico, ma anche nell'intento di individuarne l'ancora misteriosa etio-patogenesi. A seguito di ricerche condotte anche con risorse offertegli dalla Carlo Erba, ritenne che la malattia fosse conseguenza di un'intossicazione provocata da sostanze nocive formatesi nel mais alterato dall'attacco di un fungo, del quale tentò di dimostrare l'innocuità per gli animali e per l'uomo.
Secondo la prima indagine sanitaria dell’Italia unita, nel 1878, centomila persone in Italia ne erano affette, erano quasi tutti contadini e 9 su 10 vivevano fra Veneto, Emilia e Lombardia.
Anche se non risolse la questione Lombroso gettò le basi per lo studio della malattia che trovò la soluzione grazie al medico di origini ungheresi Goldberger. Se a lui si deve la scoperta che la causa della malattia era la dieta (e, in ultima analisi, le condizioni di povertà delle popolazioni) furono i suoi successori a capire quale fosse il tassello mancante. In molti avevano osservato che i messicani, pur avendo una dieta basata sul mais, erano quasi immuni dalla malattia. La differenza stava nella preparazione: in Messico la farina di mais veniva tenuta a bagno in “acqua di calce”, che rendeva disponibili le vitamine (niacina in particolare, detta anche vitamina PP, Preventing Pellagra) contenute nel cereale. Negli Stati Uniti si diffusero cibi arricchiti di vitamine proprio per contrastare la malattia. La pellagra (“pelle agra”, il termine adottato in tutto il mondo fu preso dal dialetto lombardo) diminuì con il diffondersi di una dieta più varia, ma in Italia continuò a fare vittime fino al secondo dopoguerra, specialmente in Veneto, fino a che non migliorarono le condizioni di vita degli agricoltori e la loro alimentazione.
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Questa cache è stata pubblicata il 18/12/2016 in occasione dell’event “Natale in riva all’Adige”
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STAGE 1
N 45°26.920 E 010°59.630
Bird hotel = ABC
STAGE 2
N 45°26.916 E 010°59.651
Number on a tree = DE103
STAGE 3
N 45°26.875 E 010°59.643
white number on the street lamp = F
FINAL
N 45°26.C(B-A)F E 010°59.B(D+A)(F-E)
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