Questa cache fa parte della serie PND [Per Non Dimenticare] che ci porta a visitare i luoghi in cui la Resistenza ha avuto atto ed in cui, come in questo caso, 3 partigiani (Enrico Cavicchioni, Pasquino Pigoni e Guerrino Orlandini) e 32 civili persero la vita in questo eccidio.
I "Martiri della Bettola" vennero uccisi esattamente nel luogo in cui vi trovate e la nuova locanda chiamata "La Bettola", sorge sulle ceneri della vecchia che fu data alle fiamme quella notte.
L'eccidio della Bettola fu una rappresaglia nazista avvenuta nell'appennino reggiano il 24 giugno 1944, poiché il tentativo di far saltare un ponte in muratura sulla strada statale 63 da parte di un gruppo di partigiani, nella località La Bettola di Vezzano sul Crostolo, era parzialmente fallito.
I partigiani che tentavano di portare a compimento l'azione, si scontrarono verso le 22:30 del 23 giugno 1944 con soldati tedeschi sopraggiunti per impedirlo. Nello scontro a fuoco morirono due tedeschi e i partigiani Enrico Cavicchioni, Pasquino Pigoni e Guerrino Orlandini. Alle ore 23:15 dello stesso giorno si mossero da Casina militari tedeschi per la rappresaglia che iniziò verso le ore 1 del giorno 24. Trentadue persone, tutte ospiti della locale locanda, vennero dapprima presi in ostaggio e costretti rimanere a lungo a terra, poi vennero divisi in due gruppi per facilitarne l'eliminazione e i cadaveri in seguito furono bruciati. Tra le vittime anche Piero Varini un bambino di diciotto mesi che venne gettato nel fuoco ancora vivo, tra lo strazio della madre. La bambina di undici anni Liliana Manfredi, riuscita a nascondersi per tempo in una casa di fianco alla locanda poi data alle fiamme, per salvarsi si lanciò dalla finestra dai soldati tedeschi. Rottasi una caviglia nel salto rimase nascosta semi svenuta sul greto del torrente Crostolo, finché non fu ritrovata l’indomani da un soldato tedesco che le puntò un fucile alla tempia pronto ad ucciderla. Poi, spinto da un senso di compassione per la stessa e rischiando la sua stessa vita (un soldato tedesco che venisse scoperto ad aiutare un civile italiano rischiava la fucilazione) la prese in braccio e la spostò sul ciglio della strada in modo che fosse poi ritrovata e soccorsa. Liliana fu portata in ospedale da un contadino di passaggio e fu curata insieme agli unici superstiti della rappresaglia: l'oste Romeo Beneventi, alcuni carrettieri che si erano nascosti in cantina ed un giovane renitente alla leva fuggito nel solaio dell'osteria.

Secondo la testimonianza del sopravvissuto gestore della locanda teatro delle strage, dopo la uccisione dei tre abitanti della casa più prossima al ponte e il rastrellamento dei 32 avventori, la voce che infine ordinò il fuoco diede l'ordine in italiano. Questo riporta alla luce l'ipotesi che fascisti italiani collaborarono, come in altre stragi (Cervarolo e Legoreccio) con i tedeschi nella uccisione di civili.
L'episodio ha ispirato anche la canzone L'unica superstite (Liliana Manfredi), dei Modena City Ramblers.
Tra il 2015 e il 2016 il regista Christian Spaggiari e la sceneggiatrice Samanta Melioli hanno realizzato un film intitolato “La rugiada di San Giovanni” allo scopo di ricordare e onorare le vittime della strage. Il film è stato proiettato in anteprima a Cavriago il 25 aprile 2016.