Il progetto originario dell’Arco del Follo risale all’anno 1797 ed è opera dell’architetto Domenico Marchelli (il documento si trova oggi nel nostro Archivio di Stato). Esso si inseriva nel “Progetto di riduzione del lato destro dell’ingresso di Porta San Pietro”, come le carte dell’epoca evidenziano, e si trattava di una ristrutturazione ad opera del medesimo architetto.
In effetti il monumento faceva parte integrante dell’allargamento della via Emilia con conseguente demolizione dei portici: da Porta San Pietro fino a via Samarotto e il convento di San Tommaso, all’altezza dell’attuale via Roma.
L’Arco del Follo, che qui presentiamo riprendendolo dall’archivio Marchelli, ha sul frontale l’iscrizione originaria in latino, dovuta all’abate Gaetano Fantuzzi e in esso spicca la data MDCCXCVII (1797). Si notano come motivi decorativi due ghirlande d’alloro e un festone al centro, oltre ai due bellissimi angeli in perfetto stile neoclassico. 
I più credono che l’erezione dell’Arco del Follo sia avvenuto per celebrare l’arrivo di Napoleone a Reggio il 26 giugno 1805, pochi giorni dopo l’incoronazione a re d’Italia nel Duomo di Milano ad opera di Pio VII. Napoleone era stato nella nostra città altre due volte: ancora generale, nell’ottobre 1796 e nel gennaio 1797, come primo console, assieme alla consorte Giuseppina Beauharnais. Ma l’Arco non era il progetto originale per celebrare l’arrivo di Napoleone nel 1805.
Infatti in quel periodo, come testimonia il “Monumento della divozione e riconoscenza di Reggio a sua maestà l’imperatore e re Napoleone I”, in città si cimentarono i migliori artisti e fra i loro elaborati venne scelto il progetto dell’architetto Domenico Marchelli, che prevedeva l’abbattimento di edifici a Porta Santo Stefano, in altra parte della città la realizzazione di una “magnifica mole con iscrizioni latine” e l’erezione di un obelisco in Ghiara. Napoleone gradì il progetto, ma “giudiziosamente” non ne permise la esecuzione perché troppo dispendioso. Oggi rimane un importante volume nella nostra Biblioteca Panizzi, il quale raccoglie le stampe con il progetto vincente dell’architetto Domenico Marchelli e con una preziosa lettera di accompagnamento.
La traduzione letterale dell'epigrafe trascritta, recita:
Nel tempo in cui Napoleone rendea celebre l'Emilia
i cittadini ad ornamento della loro città e a giovamento degli operai
Usando del pubblico denaro
Questo quartiere brutto per casette cadenti
Costrutti in lungo ordine edifizi abbelirono
Con l'approvazione del Re stesso
Più maggiori cose
Per la grandezza della città e per comodo della popolazione
avendo in animo di prontamente compiere
Anno 1797
(A.Panari, "Un secolo e mezzo di storia nell'epigrafia reggiana : 1796-1956 ", Nuova poligrafica reggiana1963)