Sacro e Profano
SACRO
sà-cro
Ciò che è legato ad un valore trascendente; per estensione, inviolabile, separato
dal latino: sacer sacro.
Nella prima Roma, la Roma monarchica, il diritto era legato alla religione in modo molto stretto - pur rimanendo poi sempre (anche oggi) permeato di riti, formule e liturgie.
Ai tempi esisteva una sanzione penale e religiosa molto particolare, prevista per chi avesse turbato, con un proprio comportamento, la pax deorum, ossia il concorde equilibrio fra la cittadinanza romana e i suoi dèi: la sacertà.
Ad esempio, chi nottetempo avesse spostato le pietre di confine del proprio appezzamento di terra, allargandolo, avrebbe offeso il dio Termine, custode dei confini. L'unico modo per riparare l'offesa al dio era espellere il reo dalla comunità consacrandolo a Giove. In questa maniera, il reo dichiarato sacro veniva spogliato di ogni umano diritto; non veniva però sacrificato ritualmente: più semplicemente, non più uomo, chiunque poteva ucciderlo impunemente, come meglio avesse creduto.
Questo ci racconta un sacro, una sacertà tipica di popolazioni i cui dèi non sempre sono benevoli, e che così ci mette in luce la profondità di questo concetto altrimenti piatto e stereotipato.

Il sacro è il valore trascendente dell'immanente concreto, cifra spirituale, mistero separato e nascosto di là dal velo - che può forse essere svelato e rivelato intimamente nell'incontro fra il sé e il fuori di sé, dalle proprie azioni, dai propri sentimenti - che l'uomo subisce o abbraccia nel bene o nel male, nella maestà immensa dell'altissimo e nel terrore cieco dell'abisso, puro, pulito, umano fondamento ma alieno all'umano, necessario non contingente, significato dell'essere.
PROFANO
pro-fà-no
Non religioso; indegno di avvicinarsi al sacro, che ne vìola la santità; inesperto, incompetente
dal latino: profanum composto di pro davanti fanum tempio - quindi, che deve stare fuori dal tempio.

Che si tratti di arte profana, che quindi tratta temi altri rispetto al sacro, come ad esempio di sensualità; che si tratti di un'attribuzione rivolta a qualcuno che per rozzezza o diversità di credenze non comprende una speciale sacralità, o ad un gesto che la vìoli o insozzi; sia che si tratti, infine, della posizione di chi è ignorante rispetto ad un sapere complesso e quasi esoterico, il profano resta un'immagine - e quindi una parola - semplice e forte: ciò che per opportunità, per indegnità, per corruzione o perché non iniziato ai misteri della divinità viene lasciato fuori dal tempio, mentre dentro si sviluppano solenni liturgie.
