Via Novara, sebbene disposta lungo un tracciato leggermente diverso da quello attuale, era ed è una delle più importanti strade di collegamento da e per la città, già utilizzata nell’età tardo-imperiale (III - IV secolo dopo Cristo) quando Milano, allora Mediolanum, era una delle due capitali dell’Impero Romano d’Occidente. Si trattava della via Mediolanum – Novaria – Vercellae, grazie alla quale era possibile raggiungere Aosta, il passo del gran San Bernardo e la Gallia Transalpina. Nella toponomastica di alcune vicine località milanesi è ancora possibile riconoscere il sistema miliare di questa strada: Quarto Cagnino, Quinto Romano e Settimo Milanese4.
Via Forze Armate era una delle strade minori, dettagliatamente descritte all’interno degli Statuti delle strade e delle acque del contado di Milano del 1346. Anticamente era chiamata Strada de Bagio, dal nome di un villaggio distante circa sette chilometri dalle mura di Milano, già presente nel X secolo dopo Cristo6. Questa strada si distaccava dall’antica via per Novara presso l’attuale piazza De Angeli, località nella quale, ancora nella prima metà del XX secolo, era presente un ponte sul fiume Olona. È possibile ipotizzare che questa strada fosse già utilizzata in epoca tardo-imperiale per collegare Mediolanum con la località di Cesano Boscone, qui infatti sono stati effettuati svariati rinvenimenti archeologici in grado di dimostrare la presenza di un insediamento pagano del IV secolo dopo Cristo.
Sappiamo della presenza, già alla metà del XII secolo, di una località chiamata Infernum (oggi Linterno) situata a meno di cinquecento metri in linea d’aria dalla Piazza d’Armi7. Un documento del 1154 ci rivela l’identità di uno dei più importanti proprietari di questa porzione della campagna milanese, ovvero la chiesa di Sant’Ambrogio Maggiore.
In base alla descrizione dei luoghi di culto redatta da Goffredo da Bussero entro l’anno 1289 sappiamo che l’area in oggetto era compresa nel territorio della Pieve di Trenno. In questo documento sono infatti descritte le vicine località di Lorenteggio, Quarto Cagnino, San Siro alla Vepra (attuale piazzale Lotto) e San Pietro in Sala (attuale piazza Wagner).
Dobbiamo però attendere la prima metà del XIV secolo per avere la testimonianza della presenza di un insediamento umano all’interno di quello spazio urbano oggi identificato come Piazza d’Armi. Si tratta della Cascina Moretto (Moreto), menzionata per la prima volta all’interno degli Statuti del 1346. Agli abitanti di questa località spettava quindi la manutenzione della strada che collegava Milano con Cesano Boscone, Cusago e Abbiategrasso.
Il 21 gennaio 1907 fu costituita a Roma la Società Anonima «Leonardo da Vinci», presidente della società era l’ingegnere milanese Enrico Forlanini18. Questi possedeva già un hangar-officina a Crescenzago, sulla strada che conduceva a Vaprio D’Adda, all’interno del quale conduceva esperimenti di volo con dirigibile. Il primo dei suoi modelli, il Leonardo da Vinci, fece il primo volo ufficiale il 27 novembre 1909 e rimase in opera fino al primo febbraio 1910 quando restò danneggiato in un incidente di volo19. L’emozione popolare verso questo nuovo mezzo di trasporto fu però così forte che l’anno successivo si aprì una sottoscrizione pubblica, sostenuta dalla stampa milanese, per la costruzione di un secondo dirigibile da offrire al Regio Esercito. Dagli inizi di aprile per tutto l’autunno del 1911 si raccolsero complessivamente 261.000 lire20 (pari a circa 950.000 euro del 2008, dati ISTAT). Con questi fondi il Ministero della Guerra fornì a Enrico Forlanini aiuti e mezzi per costruire un aeroscalo militare in un’area del Comune di Baggio, posta al confine con il Comune di Milano21 (attualmente collocata all’incrocio tra le vie Cardinale Tosi, San Giusto e Domokos).
Nello stesso periodo, all’interno della relazione al piano generale regolatore edilizio e di ampliamento di Milano redatto dall’Ufficio tecnico municipale di Milano dall’ingegner Giovanni Masera e dall’ingegner Angelo Pavia nel maggio del 1910 leggiamo: «Estensione all’ampliamento [...] In Comune di Baggio – Per accordi intervenuti fra il Comune di Milano e il Comune di Baggio (delibera del Comune di Baggio del 10 giugno 1909 n.d.a.)22 la nuova piazza d’Armi di Milano e adiacenze deve essere aggregata al Comune di Milano; le corrispondenti strade pertanto devono formare parte del piano di ampliamento di Milano.23 [...] Il piano contempla anche la rettifica e l’allargamento fino a m. 20 della attuale strada per Baggio, allo scopo di provvedere alla richiesta dell’autorità militare di un comodo accesso per le truppe alla nuova Piazza d’Armi situata a nord di detta strada24». È questo il più antico documento in cui si definisce questa porzione di territorio: Piazza d’Armi.
Tra il 1912 e il 1913 l’hangar-officina di Crescenzago fu smontato e ricollocato a nord di questa nuova area e a questo si aggiunse l’hangar dell’A.R.I.A. (Attilio Ranza Industria Aerostatica) proveniente da Villapizzone. Il nuovo aerodromo predisposto dal Ministero della Guerra e la nuova officina della «Leonardo da Vinci» erano già operativi ai primi di agosto del 1913. Immediatamente partirono i lavori per la costruzione del secondo dirigibile dell’ingegnere Forlanini, il Città di Milano, il cui battesimo ebbe luogo il 21 dicembre 1913 nel corso di una solenne manifestazione al vicino ippodromo di San Siro25.
A partire dal 1914 l’aerodromo, collocato nella categoria di «aeroporto di tappa per dirigibili in armamento ridotto»26 era operativo. Quello stesso anno gli «Hangars»27 fecero il loro ingresso per la prima volta in una carta topografica. L’anno successivo l’Italia entrò nella prima guerra mondiale e l’aerodromo di Baggio fu inserito nelle mappe del Ministero della Guerra come uno dei «Campi d’atterraggio» della rotta aerea Torino - Pordenone28.
Al termine del primo conflitto mondiale l'attività di volo subì una stasi, sia per la riduzione dell'attività militare, sia per la crisi del settore aeronautico che colpì anche la società di Enrico Forlanini29. In quello stesso periodo l’aerodromo fu intitolato a Remo La Valle, capitano dei granatieri al battaglione dirigibilisti, morto il 23 luglio 1917 in seguito alla caduta in mare del dirigibile su cui volava, colpito da fuoco nemico.
Il 25 marzo 1919 un violento incendio distrusse uno dei due hangar-officina della «Leonardo da Vinci» che conteneva il quinto modello dei dirigibili della linea “F”30. Nonostante questo incidente, nel 1926, Enrico Forlanini acquistò un altro appezzamento di terreno nel quale costruì un terzo hangar. In realtà questa struttura ospitò solo l’Omnia Dir, l’ultimo dei suoi dirigibili. L’11 giugno 1931, sull’aerodromo di Baggio, si svolse la cerimonia di battesimo dell’ultimo dirigibile, il cui completamento, dopo la morte di Enrico Forlanini avvenuta l’8 ottobre 1930, fu dovuto al figlio Guido e a Silvio Bassi. Questo dirigibile però non fu mai utilizzato e finì per essere smantellato.
Merita di essere ricordato che dall’aerodromo di Baggio il 15 aprile 1928 il Generale Umberto Nobile partì, a bordo dell’aeronave Italia, per iniziare la sua sfortunata missione verso il Polo Nord32.
Nella prima metà degli anni ‘30 questa superficie di volo fu smantellata e tutte le attività legate all’aeronautica furono dirottate definitivamente sull’aerodromo di Taliedo e, dal 21 ottobre 1937, sull’aeroporto di Linate, dedicato proprio alla memoria di Enrico Forlanini.
Testo a cura di Dott. Giorgio Uberti