4 settembre 1618 (25 agosto secondo il vecchio calendario): verso sera dal soprastante monte Conto una frana di 3 milioni di metri cubi si riversa a valle, seppellendo Piuro con i suoi mille abitanti.
Pochissimi i sopravvissuti: quasi esclusivamente coloro che, soprattutto per motivi di commercio, si erano trovati fuori dal borgo.
Proprio in ragione dei vari emigrati che avevano guadagnato posizioni di prestigio in vari stati (oltre che per il numero delle vittime) la notizia ha un’eco profonda in tutta l’europa dell’epoca, così che la catastrofe diventerà oggetto di rappresentazione da parte di diversi artisti che ritraggono Piuro prima e dopo la frana.
Le ricerche, subito iniziate per iniziativa del governo dei Grigioni (cui apparteneva Chiavenna) non trovarono sopravvissuti ; successivamente furono recuperati vari oggetti e in particolare cinque campane.
Recentemente, negli anni 60 del secolo scorso, nuovi sondaggi intrapresi da una “associazione Italo-Svizzera per gli scavi di Piuro” hanno riportato alla luce un tratto di strada selciata, con i resti di una officina di tornitura.
L’area è recintata ma visitabile liberamente e il cancello è sempre aperto.
Ancora più recentemente, (nel 2005 e 2014) sono iniziati i lavori di recupero dell’area intorno ai ruderi di un edificio in località Belfort. Si tratta di un palazzo appartenuto alla famiglia dei Vertemate, situato all’estremità del vecchio borgo e perciò non investito direttamente dalla frana ma andato distrutto per lo spostamento d’aria.
La cache è situata nei pressi dell’area degli scavi degli anni 60; si trova all’esterno dell’area recintata.
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