Taranta Peligna sorge nella valle dell'alto corso del fiume Aventino, alle pendici della Majella orientale. Il centro urbano sorto inizialmente sulle rive del fiume, per poi espandersi in posizione più aperta sulla conoide detritica della valle. Nel territorio si trovano l'oasi fluviale delle Acquevive e la luggett, resti di un condotto scavato nella viva roccia.
La cache è posizionata vicino il museo delle Grotte del Cavallone. Museo purtroppo non sempre aperto!
La ricerca permette però a transitare all'interno del paese di Taranta Peligna. Passando attraverso la piazzetta con il giardino comunale vi consiglio di ammirare lo splendido portale di San Biagio. Sono rimasti in piedi alcuni tratti delle mura dell'antica chiesa, la zona absidale e la facciata in pietra, col grande portale che conserva i battenti lignei intagliati, recanti le figure dei Ss. Biagio e Rocco con busti di Santi e Angeli.
Appoggiati alla chiesa i resti della possente torre campanaria, eretta dal 1564 al 1616, come testimoniano le due iscrizioni alla basa del campanile. Restano alcune foto d'epoca a testimoniare la bellezza della chiesa andata distrutta a seguito degli eventi bellici.
Il 3 febbraio di ogni anno, in occasione della festa di San Biagio, protettore della gola e dei lanieri, a Taranta, si ripete un rito che risale al XVI secolo, legato alla secolare tradizione della lavorazione della lana.
Dal giorno precedente la festa, tutti i tarantolesi sono coinvolti nella lunga e laboriosa preparazione delle "panicelle", piccoli pani, a base di farina ed acqua, dalla forma di mano benedicente. Le forme vengono posizionate su degli assi chiamati piatene e portati a cuocere al forno del paese in processione da ragazze e ragazzi in costume tipico; dopo la cottura e la benedizione, i pani vengono distribuiti ai fedeli, che li mangiano con devozione o li conservano al fine di ottenere protezione contro il mal di gola. Nella chiesa di San Nicola, al termine della funzione religiosa delle ore 15:30, è consuetudine farsi benedire la gola dal sacerdote che pone sotto il mento due candele incrociate. Subito dopo, si svolge una solenne procesione a cui segue la distribuzione delle "panicelle".