La riscosperta di questo antico tracciato,ha lo scopo di mettere in risalto l’importanza prevalente della Bologna-Firenze del Basso Medioevo rispetto alle altre due grandi direttrici della via Francigena e della via Teutonica che nella percezione diffusa sembrano dominare (soprattutto la via Francigena) l’intero periodo medievale, a causa di un’invadente massa di iniziative promozionali basate più su finalità turistiche che di ricerca storica.
Gli interventi sono stati focalizzati sul tratto Cornacchiaia-Sant’Agata della Bologna-Firenze medievale (PASSO DELLA VECCHIA), che oltre ad essere il punto più nevralgico dell’attraversamento appenninico è anche quello più controverso tra gli studiosi perché in gran parte misterioso e poco documentato. Si pensi al passo dell’Osteria Bruciata, il punto più noto e leggendario del tragitto: ebbene fino ad ora la documentazione diretta su di esso era quasi del tutto assente, pur essendo largamente diffuso nell’immaginario collettivo. Nuovi documenti ora hanno integrato gli studi precedenti, e rivelato dati finalmente oggettivi sulla sua esistenza e collocazione. Altra novità sono stati i documenti sulla via che, provenendo dal Corniolo, transitava dal passo della Vecchia: per la prima volta ne è stato messo in luce il ruolo di via alternativa per l’attraversamento del crinale, di pari importanza a quella dell’Osteria Bruciata, oltre che assai più antica di quella.
L’analitica rassegna degli aspetti territoriali, ancor oggi osservabili sul campo o ricavati da fonti archeologiche e toponomastiche, ha voluto inoltre dare un contributo alla ricostruzione dei percorsi effettivi delle due vie che attraversavano l’Appennino, entrambe facenti capo a Cornacchiaia e Sant’Agata e che appaiono delineate fin dalla preistoria.
L’itineario della Firenze-Bologna medievale attraversa il Mugello e da San Piero a Sieve raggiunge Sant’Agata, il piccolo villaggio con la maestosa Pieve romanica. Da qui sale verso il castello di Montaccianico, la inespugnabile fortezza dei Signori dell’Appennino, ossia degli Ubaldini, e raggiunge, con andamento regolare e privo di grosse difficoltà, il Passo della Vecchia, a ovest del Monte Castel Guerrino. Superato il valico a 970 m slm, scende al villaggio del Corniolo dopo aver incontrato la Fonte Romea, il cui nome evoca il passaggio dei pellegrini – i romei appunto- di ritorno da Roma dove avevano partecipato al Giubileo. Al Corniolo il piccolo ospedale di San Niccolò, fondato dai monaci vallombrosani della vicina Abbazia di Moscheta, poteva assistere e ristorare i viandanti fin da metà secolo XII°. Prosegue poi per Cornacchiaia dove la Pieve di San Giovanni – gemella e coetanea di quella di Sant’Agata- accoglieva pellegrini e viandanti, anche grazie al suo ospedale. Attraversato il Fiume Santerno, la via sale verso Pietramala e quindi prosegue per Bologna. Da questo come da tutti i valichi appenninici che collegavano grandi e ricche città, quali Firenze e Bologna, transitavano anche tutte le mercanzie destinate ai numerosi mercati locali e soprattutto cittadini. Lunghe carovane di muli –gli unici mezzi di trasporto in quei secoli in grado di attraversare gli Appennini- valicavano incessantemente anche il Passo della Vecchia diretti verso nord e verso sud. Questi “tir del medioevo” svolgevano una funzione fondamentale per la vivace economia del tempo, per cui era importante anche assicurare la transitabilità dei percorsi montani e l’assistenza a uomini e animali. E a ciò provvedevano i Signori feudali del posto (Ubaldini) anche per lucrare sui pedaggi, oltre alle Pievi di Sant’Agata e di Cornacchiaia con i loro ospedali dislocati lungo gli itinerari viari.
Accessi per il Passo della Vecchia: Passo del Giogo ore 2 ,Sant'Agata (vallappero) ore 1,30,Passo Osteria Bruciata ore 1.