2^ tappa: lungo il sentiero Jacopino al Castello. Ripreso il bel sentiero fra faggi e pini saliamo sulla collina, ma sempre senza strappi impegnativi, fino ad una piazzola/bivio. Svoltando a sinistra ci dirigiamo alla volta dei ruderi del castello. Una piccola erta finale ci conduce in una zona che offre un bellissimo panorama ad est sull'alta Valsugana (lago Caldonazzo) e ad ovest sul gruppo del Brenta. A nordest si scorge di fronte il paese di Faida. Giunti ai ruderi dell'antico maniero possiamo divertirci, se ci sono bambini, nel leggere la leggenda di Jacopino, raccolta in alcune pagine redatte dai ragazzi di II^ media di Piné. Non dimentichiamoci della ricerca del nostro tesoretto!
Cenni storici (da Wikipedia)
La fortezza era già presente nel 1160 e sorgeva in una posizione strategica sul dosso "de La Mot" a 1069 m.s.l.m. da cui dominava a 360° l'altopiano di Piné e da cui poteva mettersi in contatto usando segnali di fumo, falò o specchi con una decina di altri castelli. Feudo dei principi vescovi di Trento, fu assegnato alla famiglia Roccabruna di Fornace. Essi erano vassalli molto fidati visto che il vescovo Egnone d'Appiano usò per ben tre volte questo castello come rifugio durante le lotte contro i conti del Tirolo. Nel 1257 questi ultimi però ebbero la meglio e il castello passò nelle mani di Mainardo II di Tirolo-Gorizia. Nel 1349 un esercito al soldo dei Da Carrara, signori di Padova, penetrò in Valsugana mettendola a ferro e fuoco, e occupando vari castelli tra cui Castel Belvedere. Dopo 7 anni di dominio padovano, i conti di Tirolo riuscirono a rioccupare la zona ma al costo della distruzione di alcuni castelli. Castel Belvedere fu uno di questi e oggi ne rimangono solo pochi resti: la base del mastio di 7x7 metri e altri brandelli di mura. Ai piedi del dosso esiste tuttora il "maso della Purga", probabile italianizzazione del termine tedesco Burgstall che indica le stalle di un castello: pare infatti che il maso si costruito in parte con materiali di risulta provenienti da Castel Belvedere.