Il buco nero che non c'è

Nella relatività generale, si definisce buco nero una regione dello spaziotempo con un campo gravitazionale così intenso che nulla al suo interno può sfuggire all'esterno, nemmeno la luce. La velocità di fuga da un buco nero risulta dover essere superiore alla velocità della luce, ma poiché la velocità della luce è un limite insuperabile, nessuna particella di materia né alcun tipo di energia può allontanarsi da quella regione.
Il termine "buco nero" è stato coniato dal fisico John Archibald Wheeler; in precedenza si parlava di "stella oscura" (dark star) o "stella nera" (black star). L'aggettivo "nero" deriva dal fatto che non può emettere luce. Il fatto che nessuna particella che vi fosse catturata possa più riemergere (nemmeno i fotoni) è la ragione del termine "buco".
Nella fisica classica, la possibilità di un corpo con massa tanto grande che la sua velocità di fuga sarebbe superiore alla velocità della luce era stata teorizzata nel diciottesimo secolo, prevedendo che tale oggetto sarebbe risultato invisibile.
Da un punto di vista relativistico invece, un concetto di buco nero venne teorizzato dal fisico Karl Schwarzschild nel 1916, solo un anno dopo la pubblicazione della teoria della relatività generale. Nella relatività generale il campo gravitazionale viene descritto come deformazione dello spaziotempo causata da un oggetto molto massiccio, e la velocità della luce è una costante limite. Esplorando alcune soluzioni alle equazioni della teoria, Schwarzschild calcolò che un corpo ipoteticamente dotato di altissima densità produrrebbe nelle sue vicinanze una deformazione tale che la luce in allontanamento da esso tenderebbe a subire uno spostamento verso il rosso gravitazionale infinito. Il concetto teorizzato da Schwarzschild dipende dalla densità dell'oggetto, in astratto cioè si potrebbe applicare a un qualsiasi oggetto il cui volume fosse estremamente piccolo rispetto alla sua massa - anche se, nella realtà, non è noto alcun mezzo che possa fornire ad un oggetto con massa piccola l'energia necessaria per concentrare a tal punto la materia: l'unica forza nota nell'universo in grado di sviluppare una tale intensità è la forza di gravità, in presenza di una grande quantità di materia.
La superficie sferica chiusa - geometrica e puramente immaginaria - contenente l'oggetto massiccio, e che delimita la regione dello spazio nella quale si hanno tali condizioni "senza ritorno", è detta orizzonte degli eventi. Per l'oggetto massiccio al centro della regione, che dà luogo al campo gravitazionale, è teorizzato uno stato della materia definito singolarità, cioè con caratteristiche sconosciute ed estranee alle leggi della meccanica che descrivono il comportamento della materia nell'universo a noi noto, e ipotizzando che il valore della sua densità tenda all'infinito.
Un corpo celeste con questa proprietà non può essere osservato direttamente. La sua presenza potrebbe essere rilevata solo indirettamente, rilevando i suoi effetti sulla materia circostante, come le interazioni gravitazionali con altri corpi celesti, o gli effetti sulla materia che vi precipita, o il fenomeno della lente gravitazionale. L'esistenza di buchi neri è oggi attestata, e sono stati individuati oggetti di questo tipo con masse molto variabili, da un minimo di 5 masse solari, fino a buchi neri rilevabili su scala galattica con massa pari a miliardi di masse solari. Sono state raccolte numerose osservazioni astrofisiche interpretabili (anche se non univocamente) come indicazioni dell'effettiva esistenza di buchi neri nell'universo in fenomeni diversi, come le galassie attive o le binarie X.
Oggetti i cui campi gravitazionali sono troppo forti per permettere alla luce di fuggire erano stati teorizzati nel XVIII secolo da John Michell e Pierre-Simon Laplace. La prima soluzione moderna della relatività generale, che avrebbe caratterizzato un buco nero, fu trovata da Karl Schwarzschild nel 1916, anche se la sua interpretazione relativa a una regione di spazio da cui nulla può sfuggire fu pubblicata da David Finkelstein nel 1958. A lungo considerata una curiosità matematica, risale agli anni '60 la dimostrazione teorica che i buchi neri erano una previsione generica della relatività generale. La scoperta successiva delle stelle di neutroni ha appuntato l'interesse sugli oggetti compatti collassati su loro stessi per via della loro forza gravitazionale come possibile realtà astrofisica.
Traforo delle Torricelle

Il 26 marzo 2008 la Giunta comunale ha approvato lo Studio di Fattibilità per la realizzazione dell’anello circonvallatorio a nord, ossia, il cosidetto Traforo delle Torricelle.
I principali documenti dello studio sono i seguenti:
Relazione Illustrativa - Dic 2007
Planimetria su fotomosaico - Dic 2007
Analisi di Traffico - Feb 2008
Il Passante Nord, meglio conosciuto come Traforo delle Torricelle, è un collegamento stradale, per il completamento dell’anello circonvallatorio a nord, di 11 Km e 600 metri, di cui 4 Km e 600 metri in galleria naturale o artificiale.
Tale infrastruttura garantisce sia la funzione di circonvallazione nord della città, per i traffici di provenienza extraurbana, sia una funzione prettamente "urbana”, attraverso il collegamento diretto tra Via Fincato e Via Mameli, ormai assolutamente indispensabile per risolvere gli attuali problemi di traffico di attraversamento delle aree urbane di Veronetta, Borgo Trento, Valdonega, Via Mameli e Via Ca’ di Cozzi.
Sono previsti diversi svincoli in corrispondenza delle principali arterie di attraversamento:
ad est, Via Fincato, a nord, la Statale del Brennero e la Valpolicella, attraverso la bretella di collegamento con la S.P.1A, ad ovest, l’omonima Tangenziale, la S.R. 11 (Svincolo Via Bresciana) e la S.P. 5 (Svincolo Via Gardesane), Via Preare (Svincolo Via Preare).
Il tracciato è stato realizzato ponendo particolare attenzione alla qualità ambientale ed urbana dei quartieri.
Attraverso la copertura totale del tracciato, dall’uscita ad Avesa fino ad oltre San Rocco, viene limitato l’impatto sul territorio dal punto di vista ambientale ed urbanistico, come richiesto dai cittadini dei quartieri di Avesa, Quinzano, Ponte Crencano; l’impatto sull’ambiente sarà minimo anche durante il cantiere, grazie al metodo di costruzione individuato.
Nel tratto in galleria si utilizzeranno tecnologie avanzate per il filtraggio dei fumi attraverso filtri elettrostatici.
Saranno inoltre realizzate opere di mitigazione ambientale:
sono state previste barriere acustiche di varia natura per circa 3,2 km di tracciato;
verranno utilizzati materiali ecocompatibili e fotocatalitici, in grado di ridurre gli ossidi di azoto e altri inquinanti atmosferici.
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Questo quello che doveva essere realizzato, purtroppo invece solo soldi buttati tra progetti, fermi amministrativi dei progetti, querele e ricorsi legali.
FTF "A" Project Team 07.04.2018