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( M.S.G. ) La Giassara di Malga San Giorgio Traditional Cache

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Anberta: Qualche bestia non permette il nascondiglio 🤷🏻‍♂️.

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Hidden : 4/27/2018
Difficulty:
1.5 out of 5
Terrain:
1.5 out of 5

Size: Size:   small (small)

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Geocache Description:


La Giassara di Malga San Giorgio



La giassàra o glazzàra (= ghiacciaia) è una costruzione molto diffusa nella Lessinia, adibita alla conservazione del ghiaccio.
Si tratta di costruzioni di varia forma (tra le più particolari quella di Grietz, sulla strada che collega Bosco Chiesanuova con Malga San Giorgio, che è circolare in pietra della Lessinia).
Il ghiaccio era tagliato in inverno da vicine pozze che, ancora adesso, sono utilizzate in estate come abbeveratoi per le mandrie all'alpeggio.
Parte dell'edificio è interrato per consentire la conservazione del ghiaccio nei mesi caldi.
In estate, il ghiaccio era caricato in blocchi su carrette a traino animale e portato nottetempo nei centri abitati della Pianura Padana, primo tra tutti Verona, per essere poi venduto e utilizzato per la conservazione dei prodotti alimentari nei negozi e nelle case.
Questo fino agli anni cinquanta, dopo di che l'attività si è perduta con la diffusione degli impianti di refrigerazione domestica e industriale.

La giassara di Malga san Giorgio è interamente interrata ed è visibile solo la "Bocara". Purtroppo non essendo più usata l'interno è utilizzato dai soliti incivili come discarica delle immondizie.



Il Lavoro del "giasarol"

Già dai tempi degli Scaligeri, ai montanari veronesi era imposta la fornitura del ghiaccio, il quale veniva utilizzato dalle famiglie nobili per la conservazione di alimenti e la preparazione di medicinali. Fu però agli inizi dell'Ottocento che il commercio del ghiaccio conobbe un incremento staordinario, per poi decrementare e scomparire nel secondo dopoguerra.
A sollecitare la produzione di ghiaccio fu l'aumentato benessere di larghi ceti della popolazione cittadina con la conseguente apertura di nuove osterie e macellerie. In risposta a queste necessità gli abitanti della Lessinia costruirono ovunque era possibile nuove ghiacciaie, a quote relativamente basse e vicine alle vie di comunicazione con il fondovalle. Si voleva così sfruttare quella nuova fonte di reddito che copriva parzialmente il crollo del mercato delle selci da acciarino.
L'idea della ghiacciaia venne agli uomini della Lessinia dopo aver notato che la neve si conservava per molti mesi nei covoli, negli anfratti tra le rocce, nelle grotte e nelle doline. Pensarono quindi di costruire un tipo di edificio particolare che svolgesse questa funzione in modo più pratico ed efficiente: la ghiacciaia (giassara). Le ghiacciaie venivano costruite in luoghi scelti con molta attenzione: dovevano esserci il posto dove creare la pozza (laghetto), che fornisse il ghiaccio, e il luogo nelle vicinanze dove aprire una cava per le pietre da costruzione.
La terra di riporto dallo scavo della buca (profonda 9-10m) in cui si costruiva la ghiacciaia, veniva utilizzata per realizzare il terrapieno a valle della pozza d'acqua. L'edificio veniva poi realizzato di forma cilindrica completamente in pietra, e coperto quasi sempre con lastre in pietra, ma anche con un cappello "a canèl", con la paglia, o con un vòlto in pietra ricoperto poi di terra.
Nella Lessinia, caratterizzata dal carsismo e quindi dalla pressoché totale assenza di acque di superficie, le pozze antistanti alle ghiacciaie dovevano raccogliere l'acqua piovana tramite un fitto sistema di canali, che poteva anche superare i due chilometri di lunghezza complessiva. Le stesse pozze venivano usate nel periodo estivo per l'abbeveraggio degli animali e per l'allevamento di carpe e tinche.



Il taglio del ghiaccio

Salvo che l'autunno fosse stato sufficientemente piovoso da riempire le pozze, tra il 15 dicembre e il 15 gennaio si provvedeva al taglio del ghiaccio (era il periodo in cui la temperatura subiva l'abbassamento più consistente).
Il ghiaccio veniva tagliato in blocchi di larghezza regolare (80cm), grazie all'uso di affilatissime scuri speciali e di arnesi che ne permettevano il dimensionamento corretto. I blocchi così ottenuti venivano posti all'interno della ghiacciaia su più strati fino a formare uno spessore di 30-50cm (il solaro). I solari venivano sovrapposti e isolati l'uno dall'atro con uno stato di fogliame, per evitare che il ghiaccio stipato diventasse un blocco unico nel periodo di conservazione.
Una volta riempita la ghiacciaia, si isolava perfettamente il tutto con uno spesso strato di pula, seguito da uno strato di foglie, rami e pietre. La ghiacciaia veniva poi chiusa quasi ermeticamente per essere riaperta all'arrivo della stagione calda.



FTF A+M12345 04.05.2017






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