Il Walther politico
Mandare gli uccelli al pascolo, di primo acchito, non sembra avere molto senso, a meno che non si tratti di una caccia agli uccelli. Per allevarli e addestrarli, nel Medioevo, erano previste delle aree dette “pascoli degli uccelli”: assai comuni all’epoca di Walther, scomparvero con l’avvento della falconeria.

La falconeria è una pratica venatoria basata sull’uso di uccelli rapaci, in particolare falchi e sparvieri, addestrati a catturare pollame e selvaggina da pelo di piccola taglia. Gli uccelli, quindi, erano preda e strumento di caccia al tempo stesso. La falconeria non era però uno sport popolare, ma era finalizzata al divertimento della società cavalleresca di rango elevato, a beneficio anche di qualche imperatore. Federico II di Hohenstaufen, ad esempio, non era solo “sponsor” di Walther ed emblema di un regnante dai molteplici interessi, ma addirittura uno straordinario esperto di falconeria. La sua opera “De arte venandi cum avibus”, dedicata all’arte di cacciare con gli uccelli, è un trattato apprezzato dai falconieri di tutto il mondo fino all’epoca moderna.
Gli uccelli sembrano però aver svolto un ruolo importante non solo nel mondo cavalleresco: anche la poesia ha riservato loro un posto speciale, elevandoli a cantori della natura e amici dei menestrelli. In particolare, la lirica attribuiva al falco una simbologia particolare, trasformandolo nella figura allegorica della persona amata. Der von Kürenberg scrive:
Ich zôch mir einen valken mêre danne ein jâr. dô ich in gezamete als ich in wolte hân und ich im sîn gevidere mit golde wol bewant, er huop sich ûf vil hôhe und floug in anderiu lant. Sît sach ich den valken schône fliegen: er fuorte an sînem fuoze sîdine riemen, und was im sîn gevidere alrôt guldîn. got sende si zesamene die gerne geliep wellen sîn!
Allevavo un falco già da un anno. Una volta addomesticato, esattamente come volevo io, e avvolto il suo piumaggio in nastri dorati, si levava molto in alto e volava verso altri lidi. Da allora lo vedevo volteggiare maestoso. A una zampa pendevano delle strisce di seta, mentre le sue piume brillavano tutt’intorno di un rosso dorato. Iddio riunisca coloro che desiderano essere amati.
Nel corso del tempo, non sono solo i pascoli per uccelli a essere finiti nel dimenticatoio: anche la letteratura medievale è caduta in un sonno durato secoli, da cui si è risvegliata solo nell’Ottocento, grazie all’influsso del Romanticismo, insieme al ritrovato interesse per il Medioevo. La passione per le vicende di quell’epoca trova la sua massima espressione nella celebrazione della cavalleria e nella creazione di un nuovo spazio d’identificazione, mentre l’entusiasmo nazionalistico per il passato favorisce la ricerca storica.
Entrambi gli aspetti, l’entusiasmo nazionalistico e l’interesse per il Medioevo, hanno contribuito alla riscoperta dei “pascoli per uccelli” a Novale nel 1867. Questa rivelazione non ha rivestito importanza solo dal punto di vista della ricerca storica, ma ha gettato anche benzina sul fuoco del nazionalismo ardente: Walther von der Vogelweide, il cantore tedesco per eccellenza, un vero (sud)tirolese! Non per nulla stiamo parlando di un uomo, il cui monumento abbellisce il “salotto” buono di Bolzano dal 1889, con la posa maestosa e lo sguardo rivolto a sud, verso il confine linguistico. In occasione dell’inaugurazione del monumento, è stata appositamente composta una poesia:
Ein Standbild, umlodert von Fackelschein, Erglänzt in die südliche Nacht hinein, Es flattern im Winde die Fahnen. — Das deutsche Volk aus deutschem Tirol, Es strömt herbei so freudenvoll, Zu ehren den singenden Ahnen.
“Salute a te, nobile e sommo poeta!”, si ode rieccheggiare nel bosco e nei campi. Le rocce risuonano ancora. “Sei sempre stato nei nostri pensieri, ti pensiamo oggi e ti penseremo nella gioia e nel dolore! Tu, cantore dei canti più teutonici!”
Incolpevolmente, Walther assurge così a emblema politico e simbolo della cultura tedesca dell’Alto Adige che, dopo l’annessione da parte dell’Italia, nel 1919, acquista un ulteriore significato. Eppure, la sua politicizzazione non ha certamente avvalorato l’attendibilità della tesi di Laion rispetto ai natali di Walther, eccessivamente caricata di interessi nazionalistici.
Oggi ci si è finalmente liberati da questo fardello, anche perché sono molti i fatti che parlano a favore di Novale quale suo luogo di nascita. Ciò si ripercuote anche sulla popolarità del maso Vogelweider, i cui libri degli ospiti traboccano di commenti dei suoi seguaci. I “pascoli di uccelli” continuano così ad avere un peso, anche se completamente diverso da quello dei tempi di Walther.