Nel nostro girovagare tra le case dei quartieri di Verona, un giorno, guardando distrattamente dal finestrino, scorgiamo un’alta ciminiera di mattoni rossi, perfettamente conservata. Ben visibile in alto un anno: il 1910.
Da lì numerose ricerche in rete ci portano a supporre che la storia di questo camino si perda nei meandri di un fumoso passato.
Un pomeriggio primaverile, entrando in biblioteca e rovistando tra libri polverosi, portiamo alla luce una traccia…

Sulle rive dell’Adige a monte della città riscontriamo ancora oggi vasti depositi di materiali alluvionali prevalentemente sabbiosi e limosi. Si tratti in entrambi i casi di materiali particolarmente adatti alla produzione di mattoni.
La località dove nel 1451 venne eretta la Chiesa di San Bernardino è detta fornaces; ma troviamo un’altra località con lo stesso toponimo, alla stessa epoca, nella zona di Parona. Di quest’ultima abbiamo una discreta documentazione.
Oltre ad essere ricordata in documenti archivistici, la fornace sita Parona è oggetto di una transazione il 22 luglio 1641 tra Antonio Paggiola del fu Giulio di Parona, che l’ha rilevata da Giacomo Antonio de Gaspari e Giò Batta del fu Bartolomeo Balladoro, massaro della Compagnia laicale del Corpo di Cristo della Chiesa di San Procolo. Il primo che abbisognava di denaro probabilmente per la conduzione della fornace stessa, cede come pegno “una pezza con vigne e morari e con una casa murata, coppata e solarata e con fornace da quadrelli in contrà della Fornase”, che confina con la via Trentina e con il condotto d’acqua. Ne ottiene un mutuo di 200 ducati sui quali, fino al completo riscatto, si impegna a corrispondere gli interessi in ragione del 6%.
L’attività della fornace doveva rivelarsi particolarmente redditizia, se già nel 1644 il Paggiola, che solo pochi anni prima possedeva solo alcuni microfondi non contigui per un complesso di solo 6 campi, è in grado di costruirsi un possedimento di altri 35 campi. Il 30 marzo 1866 Andrea Paggiola riesce a riscattare la fornace dalla chiesa, assicurandosene la proprietà.
Nella descrizione della fornace si dà maggiore importanza e risalto all’edificio murato, probabilmente il magazzino, che alla fornace vera e proprio, e ciò risulta logico se consideriamo la struttura dell’edificio.

La fornace, a pianta generalmente rettangolare, era circondata da quattro pareti verticali coperte per una certa altezza con terra, che vi si ammucchiava sia per dare stabilità alle pareti, costruite con poca cura, dato che non erano destinate ad un lungo uso, sia allo scopo di concentrare il calore all’interno della costruzione.
Una delle facce dell’edificio presentava due bocche o aperture attraverso le quali si faceva il fuoco. L’edificio era poi coperto da un tetto e fornito di una tettoia, nella parte corrispondente alle bocche da fuoco, che serviva da riparo per i “fornasari”.
La carica dei mattoni veniva portata fino al livello dell’orlo superiore delle pareti; si cominciava quindi a fare un fuoco, prima dolce poi sempre più intenso. Al termine della cottura si chiudevano le bocche della fornace, che veniva lasciata per il raffreddamento.
Gli operai, quando la temperatura era scesa ad un livello sopportabile, rompevano i muriccioli e procedevano allo scaricamento e immagazzinamento.
Quella della produzione dei mattoni era un’attività complessa che richiedeva dei tempi molto lunghi: per una fornace di 10.000 mattoni, quantità media per avere un buon livello di produttività, erano infatti necessarie tre giornate lavorative (calcolando la giornata lavorativa in 12 ore) per cavare la terra e trasportarla al cantiere, sei giornate lavorative per pulire l’argilla dalle pietre e dai materiali grossolani e dalle impurità, tre giornate lavorative venivano impiegate dal “mattonaio” per sagomare i mattoni, una giornata per l’essicamento, due per il caricamento della fornace, quattro per la cottura, una per lo scaricamento e infine una per l’immagazzinamento.
Erano poi necessarie ampie superfici per le operazioni di essicamento, pulitura, impasto, immagazzinamento e ingenti capitali che solo agiati imprenditori, i “fornasari”, erano in grado di procurarsi, ricorrendo talvolta a mutui ipotecari.
I mattoni trovavano un ottimo mercato nella stessa Verona, dove l’architettura ne faceva un larghissimo uso. La commercializzazione era favorita dal corso discendente dell’Adige e, nella nostra zona, dalla via Trentina, importantissima arteria viaria.
[EN] On the banks of the Adige, upstream of the city, we still find vast deposits of mainly sandy and silty alluvial materials. In both cases these are materials that are particularly suitable for the production of bricks. The place where the Church of San Bernardino was built in 1451 is called "fornaces"; but we find another place with the same toponym, at the same time, in the area of Parona. Of the latter we have a fair amount of documentation.
The furnace, with a generally rectangular plan, was surrounded by four vertical walls covered by a certain height with earth, which was piled up both to give stability to the walls, built with little care, since they were not intended for a long use, and to the purpose of concentrating heat within the building.
One of the faces of the building had two openings through which the fire was made. The building was then covered by a roof and furnished with a canopy, in the part corresponding to the openings, which served as a shelter for the "fornasari". The load of the bricks was carried up to the level of the upper edge of the walls; then began to make a fire, first sweet then more and more intense. At the end of cooking openings of furnace were closed, which was left for cooling. The workers, when the temperature had dropped to a bearable level, broke low walls and proceeded to unload and store them.
Production of bricks was a complex activity that required very long times: for a furnace of 10,000 bricks, average quantity to have a good level of productivity, it was in fact necessary three working days (calculating the working day in 12 hours) for digging earth and transporting it to the construction site, six working days to clean clay from stones and coarse materials and impurities, three working days were used by "bricklayer" to shape bricks, a day for drying, two for the loading the furnace, four for cooking, one for unloading and finally one for storage.
Large areas were then needed for the operations of drying, cleaning, mixing, storage and large amounts of capital that only wealthy entrepreneurs, the "fornasari", were able to obtain, sometimes resorting to mortgages.
The bricks found an excellent market in Verona, where architecture made a very wide use of them. Marketing was favored by descending course of Adige river and, in our area, by Via Trentina, a very important road.
