Chiesa dei Santi Felice e Fortunato

Costruita intorno al XII secolo, nel 1445 fu concessa dal vescovo di Vicenza ai Padri Serviti che eressero un convento. I Padri restaurarono più volte la chiesa e vi tennero diversi Capitoli Generali. Molti nobili colognesi vennero qui sepolti; nel 1769 il convento venne demolito a seguito della Bolla di Papa Clemente XIII. Nel 1842 l'arciprete di Cologna acquistò la chiesa, Santuario della Madonna del mandamento, meta di numerosi pellegrinaggi. Oggi il convento è quasi scomparso e la Chiesa dipende direttamente dalla Parrocchia di Cologna V.ta; in questa chiesa la Madonna si festeggia in modo speciale nella solennità dell'Assunta, il 15 agosto.
Nel marzo del 1987 lacrime (''salate'', testimoniano gli assaggiatori) sgorgano dagli occhi della Vergine custodita a Cologna Veneta, nel santuario dei santi Felice e Fortunato.
Quella misteriosa Vergine dell'acqua
Il quadro portato in processione a San Felice, il giorno 15 di agosto, non rappresenta la Madonna Assunta, come si potrebbe pensare, visto che Ferragosto è dedicato a questa Vergine. Quella che viene celebrata è un'immagine piuttosto rara nelle nostre chiese: si tratta infatti di un'icona bizantina che raffigura il volto di Maria e del Bambin Gesù.
L'icona risale al XIV secolo ed è opera di un artista anonimo. Non si sa neppure come sia finito questo prezioso ritratto nel colognese. Forse fu portato qui da qualche nobile veneziano fra il Quattrocento e l'Ottocento, oppure l'icona potrebbe essere stata donata da un pellegrino di passaggio.
Fin dai tempi più remoti, a questa effige sono stati attribuiti miracoli ed eventi prodigiosi, testimoniati dai molti ex voto in oro e in argento che sono presenti nella chiesa. Il suo aiuto, in caso di arsura nei campi, è confermato dallo storico Mario Visentin, nel libro «Cologna Veneta ieri e oggi»: «In passato, in caso di dura siccità, l'icona della Madonna veniva processionalmente trasportata nel Duomo di Cologna, per implorare la grazia della pioggia. Raramente la gente rimase delusa dalla Vergine. Pure nell'infuriare del colera, del luglio 1836, la gente venne esaudita e la malattia scomparve. In quell'occasione, la Madonna di San Felice venne trasportata nel Duomo e posta sull'altar maggiore. Per diciasette giorni, tutto il popolo pregò la Vergine e fece offerte. Il grande flagello terminò e tutti attribuirono la grazia alla miracolosa icona di Maria e del Bambin Gesù».
Eremo di San Felice

È un piccolo Eremo Francescano, composto da tre frati, che si sono sempre occupati di formazione, con alle spalle una preparazione specifica in scienze umane (psicologia), teologia spirituale e pastorale.
È un piccolo centro di spiritualità, di stile famigliare.
A lato della casa vi è un santuario mariano del 1400, per circa 200 persone, gestito dalla parrocchia di Cologna Veneta, fruibile per la preghiera.
Poco fuori il centro di Cologna Veneta, -provincia di Verona e diocesi di Vicenza-, si trova un piccolo santuario mariano dedicato alla B. V. Maria e ai santi martiri Felice e Fortunato. Accanto una casa colonica, trasformata ancor prima del Duemila, è ora il convento che dal novembre 2009 accoglie i nostri confratelli della Casa di preghiera-Eremo francescano. La storia parte da più lontano. Il capitolo provinciale del 2001 accoglie la richiesta di dar vita ad un "eremo" francescano ovvero un luogo ove vivere e sperimentare maggiormente la dimensione contemplativa, vivendo in sobrietà e senza trascurare l'inserzione nella chiesa in cui si è inseriti. Il progetto parte nel 2001 nei Colli Berici, si sposta poi nel 2005 nelle Marche, nel Piceno, ed infine da novembre 2009 trova casa a Cologna Veneta, ospite della diocesi vicentina. I frati sono tre: Andrea, Fernando e Nicola Z.
La loro vita è ritmata, come ricordato, da un ampio tempo dedicato alla preghiera, aperta a tutti, dall'ospitalità reciproca nella comunità e in quella donata a quanti vogliono trascorrere alcuni giorni all'eremo partecipando alla vita fraterna ed anche a corsi organizzati dai frati stessi. Insomma una casa per chi cerca, per chi ha bisogno di riposare nel Signore, di un ascolto, di una parola, di un silenzio abitato.