Il lago del Segrino (Lagh del Segrin in lombardo) è un piccolo lago lombardo prealpino di origine glaciale, in provincia di Como, situato tra i comuni di Canzo, Longone al Segrino e Eupilio. Si ritiene che il suo nome (Segrìn, in lombardo) derivi dall'adattamento latino (Sacrinum/Secrinum) del toponimo celtico segarinos, dal significato "ruscello del rispetto" (forse per la presenza di una necropoli o per la sacralità della fonte). È famoso per la qualità delle sue acque e per la sua felice e tranquilla posizione, che ispirò numerosi scrittori dell'Ottocento. Ha una forma allungata in direzione nord-sud, con una lunghezza di circa 1 800 m ed una massima larghezza, verso la parte meridionale, di 400 m circa. È limitato nei suoi bordi dai ripidi versanti dei monti Pesora e Cornizzolo (1 200 m) ad est e Scioscia (671 m) ad ovest, entro i territori dei comuni di Canzo (a nord), Eupilio e Longone al Segrino. Il lago è originato dalla sbarramento della sua valle causato dalla presenza di una morena glaciale; il Tonolli evidenzia la sua singolarità di lago glaciale di valle sospesa sulla sottostante pianura Padana. L'assenza di visibili immissari lungo il suo perimetro suggerisce a tutti gli studiosi di quest'area la presenza di sorgenti subacquee di origine carsiche, ipotesi compatibile col fatto che l'intera valle in cui giace è formata da rocce calcaree (calcare di Domaro). Nessun rilevante emissario è osservabile, ad eccezione di una piccola roggia che esce dal lago all'altezza di Eupilio (Punt d'inach), ove la cui portata è regolata da una chiusa e le cui acque si disperdono nei depositi glaciali che ricoprono il versante prealpino verso il sottostante lago di Pusiano; nel complesso, il bilancio idrologico del lago è principalmente controllato da un sistema carsico sotterraneo. Il confronto della morfologia attuale del lago con quanto rappresentato nelle vecchie mappe catastali e topografiche evidenzia una progressiva riduzione della superficie del lago; per interrimento (soprattutto nella sua estensione settentrionale), con uno sviluppo delle aree palustri, e per una possibile piccola bonifica (avvenuta negli ultimi secoli passati), per un utilizzo agricolo di aree precedentemente ricoperte dalle acque del lago. Una mappa di inizio Ottocento disegna una piccola isola vicino alla riva orientale del Lago; di questa isoletta non vi è alcuna traccia oggigiorno. L'area circostante il lago, caratterizzata da presenza d'acqua e copertura boschiva con fauna abbondante ha favorito nel passato al presenza di piccoli insediamenti umani. Nell'area a nord del lago, nel 1971 durante lavori per l'ampliamento dello stabilimento di imbottigliamento dell'acqua di Gajum vennero scoperte tre tombe dell'Età del bronzo, costruite usando pietra locale, di queste ben poco venne è stato recuperato venendo le stesse distrutte durante la loro scoperta fatta durante scavi con ruspa; di queste una era del tipo a inumazione ed una più complessa, costituita da una camera edificata con lastroni infissi a coltello e muretti di pietra a secco. Tre anni dopo, poco più a valle, nell'area nota come "lo chalet" venne ritrovata un'altra tomba, recuperata e ricostruita nel giardino della scuola media di Canzo dopo un attento rilievo geometrico e fotografico, eseguito a cura dell'Ufficio Tecnico Comunale; la tomba ricostruita è stata successivamente smantellata durante lavori edili sull'edificio scolastico. Di essa, rimane, in attesa di un suo ricollocamento, una catalogazione delle pietre squadrate e un cumulo di sassi accatastati serviti, all'epoca della ricostruzione, per dar volume all'ex camera sepolcrale. Questi ritrovamenti fanno sospettare la presenza nel luogo, sulle rive del lago, di un'area sepolcrale o di una necropoli. Sempre nella sponda nord fu scoperto un piccolo insediamento sempre dell'età del bronzo, con resti ossei di macromammiferi, quasi tutti caratterizzati da tracce di macellazione e/o combustione. Le specie rinvenute, in ordine decrescente di frequenza sono maiale domestico generalmente con individui molto giovani, pecore e capre, con prevalenza delle pecore, quasi sempre con esemplari adulti suggerenti un loro utilizzo lattiero o laniero, bovini, alcuni denti di cavallo, frammenti ossei di cane e un incisivo di uomo adulto. Associati sono stati trovati i frammenti di due aghi in osso di erbivoro e un monile costituito da un incisivo di cane o di volpe abraso, con una perforazione che ne permetteva l'uso come pendente da filo. A sud del lago, nel territorio di Longone al Segrino vennero ritrovate, a fine ottocento tre tombe datate come risalenti all'Età del ferro, cultura di Golasecca. (Fonte delle notizie Wikipedia)
Questa multi vi farà percorrere tutto l'anello ciclopedonale del lago per farvi assaporare tutta la bellezza del luogo. Buona passeggiata e buon divertimento!!!
La cache si troverà alle seguenti coordinate:
N 45° 50.(((A*B*C)/E)/C)+(A*D)-22
E 9° 16.((G+H+I)*L)+F+17