Questa cache si trova lungo un percorso ciclopedonale che segue il fiume Piave e le sue derivazioni fino alla Laguna Veneta.
This cache is located along a cycle path that follows the river Piave and its derivations to the Laguna Veneta.
Termine di Cadore si sviluppa longitudinalmente sulla riva destra del Piave, a 462 metri di altitudine, al confine tra i comuni di Castellavazzo ed Ospitale. Fino ad alcuni anni fa il paese era costeggiato ad oriente dal vecchio tracciato della statale 51 “di Alemagna”, ora sostituito da un tratto in galleria che bypassa ad ovest il centro abitato.
Il primo documento che certifica l’esistenza di Termine risale al 1428, all’interno di un verbale che venne redatto a causa di una disputa inerente la delimitazione dei confini tra il distretto di Belluno e quello del Cadore.
A questo proposito, l’appartenenza di Termine (che come già accennato nasce come avamposto di guardia) al territorio cadorino è avvalorata dallo stemma presente sulla facciata dell’abitazione posta in testa al paese.
Percorrendo la via che si allunga all’interno del borgo si notano degli edifici di pregevole fattura, alcuni dei quali purtroppo in condizioni assai precarie, con murature in pietra e facciate scandite da caratteristiche finestre rigidamente incolonnate. La particolarità facilmente riscontrabile nel paese è la presenza di scale, da quelle che si inerpicano lungo il versante per raggiungere le case in posizione più elevata a quelle che scendono verso il Piave e che testimoniano il secolare legame con l’acqua.
Con le attività del commercio e della lavorazione del legname, che avvenivano in località La Pissa (zona artigianale al di là del Piave dove sorgevano degli opifici oggi scomparsi), Termine raggiunse la sua massima espansione nel 1700, quando arrivò a contare circa 200 abitanti.
Le segherie di La Pissa, area conosciuta anche come Porto di Termine, vennero ampliate dalla famiglia De Marchi, che provvide anche a collegarle all’abitato mediante un ponte di legno; successivamente gestite dalle famiglie Costantini e Gei, furono dismesse alla fine del XIX secolo, a causa dei danni provocati dalle frequenti piene del fiume.
Un’abitazione particolarmente rilevante per le sue caratteristiche architettoniche è casa De Marchi, voluta dai proprietari degli stabilimenti: adiacente alla chiesa, possiede un’elegante facciata scandita dal portone e dalla finestra ad arco posta al di sopra, con elementi decorativi in pietra di Castellavazzo.
All’interno del borgo si trova anche la chiesa di S.Maria Maddalena. Il primo oratorio, eretto nel 1515, venne sostituito da un edificio più ampio nel 1771, per contenere la popolazione del paese che era cresciuta notevolmente. La chiesa attuale risale però al 1813, progettata dal feltrino Sebastiano De Boni per volere del locale possidente Vincenzo De Marchi: contraddistinta da una pianta ottagonale ed una copertura a cupola ribassata, presenta una struttura di elevazione in pietra intonacata, abbellita con cornici e modanature in calcare grigio di Castellavazzo. L’edificio, sovrastato dalla particolare torretta campanaria, è stato oggetto di un restauro negli anni novanta, che ha riguardato anche le opere d’arte contenute all’interno.
Sul muretto che divide la strada che attraversa Termine dall’entrata alla chiesa si riconosce un caratteristico blocco cavo in pietra calcarea con iscrizioni: realizzato nel 1735, serviva a raccogliere le offerte dei viandanti a S.Maria Maddalena, patrona del paese.
Posta sulla via centrale di Termine è anche l’interessante fontana pubblica, che possiede una grande vasca ricavata da una pietra monolitica.
[Fonte: webalice.it/gio.bonotto ]