Skip to content

( M.S.G. ) Museo della contrà - CENISE Traditional Cache

Hidden : 5/29/2020
Difficulty:
2 out of 5
Terrain:
1 out of 5

Size: Size:   micro (micro)

Join now to view geocache location details. It's free!

Watch

How Geocaching Works

Please note Use of geocaching.com services is subject to the terms and conditions in our disclaimer.

Geocache Description:


Museo della contrà - CENISE

Un grande grazie a R. per la sua disponibilità e accoglienza
 

La contrada Cenise di Sotto è senza dubbio, una delle più belle ed antiche contrade di tutta la l’alta Lessinia. La conca che la ospita, le conferisce un fascino da “bomboniera”, il resto l’hanno fatto gli abitanti, costruendo con lo stile tipico della Lessinia e mantenendo inalterate le caratteristiche della contrada nel tempo.
Il nome Cenise lo si può trovare già dal 1100 sulle carte che servivano ad identificare i territori all’epoca dei “Della Scala” signori di Verona.
La data riportata su di un sasso che compone l’angolo di una casa, 1548, non ci deve trarre in inganno. Infatti, la stessa casa è in appoggio ad un’altra (perciò più antica).
Lo stile di costruzione usato e la posizione riparata, ci può far capire che le prime costruzioni possano risalire almeno ai primi del 1400. Sul lato sud delle case c’era una serie di archi che formavano un porticato delle stalle. Oggi possiamo ancora vederne alcune porzioni trasparire dall’intonaco. Si può vedere in questa contrada, uno degli ultimi baoni che rimangono a Val di Porro.

 

A Cenise di sotto sono rimasti solo i Gaspari, ma la contrada, posta come una perla in una conca fra Valdiporro e Bosco, è tutt'altro che morta. «Delle sei famiglie che c'erano 50 anni fa oggi restiamo solo noi», racconta L.G. che con la moglie P. e il figlio R. regge le sorti dell'azienda e della contrada. Hanno trasformato una vecchia stalla con fienile in museo familiare e di contrada, dove un migliaio di oggetti ordinati su tre piani raccontano l'autosufficienza di generazioni che hanno fatto i conti con la fatica. Ma anche l'ingegno di personaggi che con le loro mani hanno trasformato case e stalle e perfino chiese. Perché è un Gaspari, e viene da Cenise di sotto, anche quel padre Anselmo, nato Quirino, cappuccino dei frati del cimitero di Verona, diventato architetto per passione. Gli si deve la ricostruzione della chiesa di Valdiporro a fine '800 e numerosi capitelli fra cui quello dei Dossetti, vicino a contrada Zamberlini, voto e omaggio della famiglia Brutti alla terra che stava lasciando per sempre, diretta in Sud America.

Nel museo ci sono libri, cartografie, disegni con le istruzioni per il mastro scalpellino, i regoli dei particolari in pietra da portare a misura, perfino fascicoli manoscritti con le istruzioni per le colle e i colori, per realizzare meridiane. Ma ci sono anche gli attrezzi da lavoro legati alla pietra, al legno, al ghiaccio, l'occorrente per rilegare libri e riviste perché fra i Gaspari ci sono state anche tre maestre che comperavano riviste e realizzavano volumi delle annate per sé e per gli alunni. E poi gli utensili da cucina, bilance, misure in vetro, in ferro, in rame e in legno, attrezzi per lo sfalcio, per l'apicoltura, suppellettili per la casa, coperte tessute a telaio, una cassetta con tutti gli arnesi per riparare orologi, carri agricoli, bronzine, le campane da parata indossate dalle vacche guida nei cammini di transumanza. Un angolo è riservato a san Giovanni Calabria che a Cenise veniva in ferie con i ragazzi: è rimasto il tavolino dove celebrava messa e un manoscritto.I Gaspari hanno visto tempi tristissimi: nel 1917 morì il patriarca Anselmo, l'anno dopo, di influenza Spagnola, suo figlio Angelo e il cugino Celestino e a Cenise restarono solo le donne con otto figli, il più grande solo diciannovenne. Sono state l'anello forte, quelle che hanno tenuto insieme la catena della vita per i Gaspari e per Cenise. «I nostri vecchi hanno sempre avuto pochi soldi ma investito in cultura», precisa Riccardo, rivelando il segreto della bellezza di oggi.

 

 

Il lavoro è partito recuperando la stalla, grattando via l'antico intonaco, setacciandolo perché nulla andasse perduto e riproponendolo sulle stesse pareti con nuova calce: hanno lavorato artigiani del posto, S.F.e M.D.D. su progetto del geometra M.S. Dove mancavano delle pietre le hanno recuperate scalpellandole a mano. Le travi del tetto e dei solai sono nuove, ma fatte con gli alberi antichi dei boschi di Cenise, come pure le porte. «Erano anni che guardavo quel materiale ammucchiato in una stanza e nell'altra, sotto un portico o alle pareti della vecchia stalla. Sognavo una collezione ordinata per quegli attrezzi che anch'io ho usato da piccolo», racconta papà L, «e i sogni poi si realizzano, se ci si crede».
Si realizzano anche senza i contributi pubblici, contando solo sulle proprie forze e sull'amore per la propria terra. «Che potevamo fare? O si buttava via tutto o gli si dava una degna sistemazione. La contrada è al centro di un percorso molto frequentato d'estate e d'inverno, fra Valdiporro e Bosco: ci sono croci, ghiacciaie, capitelli. Questo "Museo della contrà" arricchisce la nostra storia e ha senso perché noi ancora abitiamo e viviamo del lavoro che la contrada ci offre», conclude R.

 

 

 

Flag Counter

 

 

 

FTF Davidandry 02.06.2020

 

 

 

 

Additional Hints (No hints available.)