"Tre giorni dopo, infatti, una bella mattina dorata di settembre, mi trovavo sul treno di Torre Pellice, con due buoni amici pinerolesi (due editori, tanto per non perder l'abitudine); tutto contento di rivolare un'altra volta a traverso a quella vasta campagna così verde e così buona, coperta da una rete infinita di canali, di rigagnoli, di strade, di siepi, di file di alberi, e chiusa all'orizzonte da quelle grandi montagne di color celeste, così placidamente superbe. [...] il fischio della macchina a vapore annunciò che eravamo arrivati a Bricherasio....
È un bel modellino di piccola città campagnuola, che fa i conti delle sue rendite, beatamente, ai piedi d'una collinetta da giardino, coronata d'una chiesetta candida, in mezzo a una benedizione di frutteti e di vigneti, tutti bianchi d'ombrellifere, che metton fame e sete a guardarli. — Gran bella cosa la proprietà agricola! — avrebbe esclamato il Prudhomme, affacciandosi al finestrino.... — migliore forse della proprietà letteraria. — Tutto spira un'aria d'abbondanza là attorno, e di vita grassa e contenta; l'aria d'un paese in cui non ora soltanto, ma da tempo immemorabile regni una pace da Bengodi, non stata mai turbata fuorchè dalle schioppettate dei cacciatori di quaglie.... Ma è un puro inganno di quel bel verde impostore, che dà l'aspetto innocente a ogni luogo. Dov'è ora la chiesetta bianca, ci fu per secoli un castellaccio; intorno alla cittadina graziosa girava una rude cintura di bastioni; e dal tempo che vi apriva la testa a mazzate la soldataglia dei feudatarii fino al giorno in cui il marchese di Parella vi vendicò il carnaio di Cavour, macellando il presidio francese venuto da Pinerolo, anche qui corse sangue sopra sangue, e s'ammontarono ossa su ossa."
Edmondo de Amicis, "Alle porte d'Italia"