Skip to content

Pietro Micca - Adventure Lab bonus Mystery Cache

Hidden : 7/24/2022
Difficulty:
2.5 out of 5
Terrain:
1.5 out of 5

Size: Size:   other (other)

Join now to view geocache location details. It's free!

Watch

How Geocaching Works

Please note Use of geocaching.com services is subject to the terms and conditions in our disclaimer.

Geocache Description:


Questo listing è collegato all'Adventure Lab "Pietro Micca" che dovete completare per conoscere il finale.


Le origini
Pietro Micca nacque ad Andorno (Cantone Sagliano) il 5 marzo 1677. Il padre, Giacomo, era di antica famiglia della Valle d'Andorno (nome dell'epoca che definiva l'attuale Valle Cervo), presente in paese fin dal 1540. La mamma era Anna fu Fabiano Martinazzo di Riabella, ed era stata sposata dal padre in seconde nozze. Seguendo le tradizioni della famiglia materna, Pietro imparò giovanissimo a lavorare la pietra e divenne scalpellino e minatore. Gli toccò in sorte di morire nella difesa di Torino quando aveva soli 29 anni. Non era un soldato di professione e fu arruolato solo due anni prima del suo sacrificio; era sposato da meno di due anni, e con un figlio che di lì a quattro settimane avrebbe compiuto un anno.

La cronaca
Nel luglio del 1703 re Vittorio Amedeo II, rimasto senza esercito, aveva reclutato di gran fretta 20 mila giovani piemontesi.
Ad Amedeo servivano uomini per poter dichiarare guerra a Francia e Spagna; sapeva anche che avrebbe avuto bisogno di minatori bravi a scavare cunicoli perché la battaglia si sarebbe condotta sicuramente vicino alla Cittadella a Torino. Per questo, fra i 20 mila nuovi soldati, aveva scelto cinquanta minatori e, tra essi, Pietro Micca. In quanto minatore, aveva maturato al suo paese l'abitudine a lavorare sottoterra, e per questo fu destinato alle truppe addette alla difesa delle gallerie sotterranee della fortezza torinese, che i francesi tentarono più volte di violare durante i mesi dell'assedio. Nel registro di arruolamento, accanto al suo cognome era stato messo il suo soprannome: Passepertutt.

I francesi avanzano, espugnano una dopo l'altra tutte le fortezze fedeli ai Savoia, e nell'agosto del 1705 arrivano alle porte di Torino. In vista della città, le truppe francesi interrompono l'avanzata: le perdite subite durante i vari assedi sono state ingenti e il morale dei soldati superstiti è basso. Così, non disponendo di artiglieria d'assedio di grosso calibro, nel mese di ottobre decidono di ritirarsi e di rimandare tutto all'anno successivo: potranno riprendersi e colmare i vuoti. Verso la metà del maggio 1706, i francesi di La Feuillade, forti ora di un'armata di 44 mila uomini e di un valido parco di artiglieria, ripartono all'attacco. Nei mesi invernali in cui i francesi si erano ritirati, Vittorio Amedeo II aveva provveduto a far rinforzare le difese esterne delle mura della Cittadella con un complesso sistema di gallerie scavate dai minatori: la lunghezza complessiva dei cunicoli davanti alla Cittadella aveva raggiunto i 14 chilometri, mentre quella davanti alle mura della città di 7 chilometri e mezzo.

L'epilogo
La battaglia comincia subito con combattimenti durissimi, con continui cannoneggiamenti e l'incessante guerra di mina e contromina. Le gallerie della Cittadella, che i francesi tentano invano di allargare, danno una buona prova di resistenza. Verso la mezzanotte del 29 agosto, però, quattro granatieri francesi si calano in un fossato e raggiungono la porta attraverso la quale si entra nella galleria che conduce all'interno della piazzaforte. Vengono uccisi dai sabaudi di guardia, ma riescono ad aprire la strada ai loro commilitoni che hanno la meglio sul manipolo dei soldati sabaudi. Entrano così nel primo tratto della galleria; ma qui devono scendere una rampa di scale e trovano una porta sbarrata: è stato Pietro Micca, che era di guardia a quel settore, a chiuderla e a preparare un fornello da mina per far crollare la rampa nel caso il nemico ci si infilasse. Sentendo sfondare la porta, Micca spinge un suo compagno a innescare la miccia, ma vedendolo in difficoltà interviene lasciandogli il tempo di fuggire, quindi innesca una miccia corta, cercando subito dopo di mettersi in salvo anch'egli. Non ci riesce. L'esplosione quasi immediata fa crollare la volta della scala e travolge i francesi. Lo scoppio uccide anche il coraggioso minatore, raggiunto dall'onda d'urto dell'esplosione e scaraventato a quaranta passi di distanza lungo la galleria bassa. Le scale e la galleria superiore crollano seppellendo gli invasori. L'assedio si concluderà con la sconfitta dei francesi pochi giorni dopo, il 7 settembre 1706.

Grazie al sacrificio di Pietro Micca la città è salva, i Savoia pure. Vittorio Amedeo II farà corrispondere alla vedova del minatore, Maria Pasqual Bonino, un vitalizio di due pani al giorno.
Solo oltre un secolo dopo il gesto di Pietro Micca sarà pienamente celebrato come atto eroico, quando nel 1864 la città di Torino gli dedicò una via e un monumento.
A Sagliano Micca (il cui nome insieme a quello di Andorno verrà cambiato in onore dell'eroe) è ancora oggi possibile vedere la casa natale di Pietro Micca. Il muro di cinta del cortile e quello della casa sono tappezzati di lapidi in suo ricordo.

Per informazioni sulle visite dell'interno della casa: 015 473715 (Municipio di Sagliano Micca)
Visitabile a richiesta - Ingresso gratuito



Additional Hints (Decrypt)

dhnfv zntargvpb

Decryption Key

A|B|C|D|E|F|G|H|I|J|K|L|M
-------------------------
N|O|P|Q|R|S|T|U|V|W|X|Y|Z

(letter above equals below, and vice versa)