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Era il 1906 quando l’amministrazione comunale di Pordenone decise che via Molinari sarebbe diventata una zona di servizio urbano con la costruzione di alcune case operaie da realizzare vicino a quelle costruite pochi anni prima dalla Società Operaia su progetto dell’ing. Luigi Salice.
Non passarono tre anni che il Comune di Pordenone nel 1909 si trovò costretto a dover edificare in prossimità di queste prime case un ricovero per due squadroni di cavalleria che si sarebbero trasferiti da lì a poco a Pordenone.
L’ impresa di Vittorio Bellomo fu chiamata quindi a costruire un lungo edificio che venne realizzato con tecniche costruttive tradizionali e economiche affidando molti lavori a artigiani locali. L'anno successivo la struttura fu ampliata per avere in adiacenza un fienile e alcuni locali di servizio.
Già dalla prima bozza dell’impresario ogni area venne progettata tenendo in considerazione che tutto l’immobile, una volta completata la sede definitiva e trasferiti degli squadroni (via Montereale) sarebbe stato recuperato e tutta l’area sarebbe stata riconvertita e destinata all’edilizia popolare, come lo era già in precedenza.
Non solo si pensò a come realizzare la casermetta (ancora oggi queste case vengono nominate Le Casermette da chi ne ha memoria del passato, nome usato anche - erronemanete - per il Casermaggio di via Molinari, macabro simbolo della repressione e spettatore di torture, deportazioni e fucilazioni), ma si immaginarono tutti gli annessi per poi parcellizzarla; per esempio i camini che erano già stati predisposti nel progetto originario dove si trova la chiosa «serviranno pel riscaldamento dei locali dopo avvenuta la trasformazione in case operaie secondo il piano già presentato» e le scale, che avrebbero potuto avere accesso a un ballatoio unico ma che furono realizzate singolarmente e poi chiuse all'interno dell'abitazione.
Il progetto, nato tenendo quindi conto delle due diverse destinazioni, prese ispirazione dai moduli ripetitivi propri delle case a schiera: un inedito per Pordenone e una una lungimiranza urbanistica sociale.

Le camerate furono quindi realizzate allineate alla strada così da salvaguardare l’ampia area posteriore che costituiva il cortile e la lunga tettoia per i cavalli.
Gli alloggi militari furono pensati con un modulo abitativo e un altro più piccolo destinato alla distribuzione e ai servizi; in questo modo la modulazione della facciata seguiva un ritmo costante, già pronto per la sua successiva trasformazione.
Così nel 1929, trasferiti cavalli e militari, il cortile fu trasformato nella zona degli orti e le camerate in queste deliziose casette allineate.
Nonostante i lavori fatti in economia e la parcellizzazione in varie proprietà queste unità abitative sono ancora del tutto integre, grazie alla cura di chi le abita (altri begli esempi più antichi di edilizia multifamiliare sono andati purtroppo persi, come quello di Via Vallona). Non ci sono stati sconvolgimenti né rimaneggiamenti delle facciate.
Quando uno dei proprietari dipinse la sua abitazione in modo decisamente discostante rispetto al colore tenue delle prime case operaie pordenonesi (prima il blocco abitativo erano tutto dello stesso colore) ci furono critiche e scetticismo che videro, per tutta risposta, l'entusiasmo del confinate che pensò di colorare a contrasto la propria porzione.
Così il piccolo Vicolo Molinari nel tempo si è trasformato da una stretta viuzza di vecchie case pallide tutte uguali a un vicolo che ormai è diventato caratteristico della città di Pordenone ma quasi sconosciuto grazie alla sua posizione defilata.

Purtroppo questa zona a breve sarà destinata a soffrire per la realizzazione a ridosso di nuove e più aggressive strutture edilizie; il tentativo degli abitanti di farsi ascoltare, nonostante la petizione presentata nel novembre del 2022, è stato sommariamente risolto con una brutta pagina di amministrazione politica di irrisione e dileggio senza alcun risultato.
Andatele a vedere adesso prima che il PNRR rovini il loro fascino démodé.
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Bibliografia e immagini storiche
Moreno Baccichet: Pordenone Novecento. Guida alle architetture - Giavedoni 2016
Testimonianze
Guido Bomben, memoria storica di Via Molinari
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