Il Microfaro è un’elemento dell’operazione di Land Art dal titolo ALLA RICERCA DELLO ZOCCOLO SOLIDO DEL MONTECIO realizzata dal Comune di Malo su idea di GioBatta Meneguzzo nel 40° di “Libera Nos a Malo” di Luigi Meneghello.

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PROGETTO:
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(dal C.S. 152 bis del 17.08.03) Il progetto si è proposto di realizzare «una sonda alla ricerca dello zoccolo roccioso comune ai colli "Montecio" e "Castello" atta a riportare in superficie l'energia compressa dalle due masse fuori terra in una rete di vasi comunicanti fra aree pregne di memoria e di cultura e aree di nuovi insediamenti urbani.
Il luogo della sonda viene individuato a Sud del "Montecio" leggermente spostato ad Ovest rispetto all'asse longitudinale del colle, a novanta metri dal suo piede.
Localizzata in zona aperta a Nord-Est della recente rotatoria sulla strada di circonvallazione, la sonda avrà il suo punto di perforazione in una depressione artificiale del terreno raggiungibile attraverso un camminamento in terra battuta in pendenza verso il fondo dell'incavo. Tutto attorno prato sempre verde che forma un imbuto nell'ambiente. (…)
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AZIONE:
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L'azione si manifesta sabato 6 settembre 2003, giorno di chiusura del convegno "In un semplice sghiribizzo - Libera Nos a Malo - 1963/2003", tenuto alla Casabianca di Malo.
Quando si è dato corso alla perforazione alla ricerca dello strato roccioso comune al Castello ed al Montecio individuato a mt. 11,70 dal fondo dell'incavo artificiale, visibile in sito da un tubo in acciaio che collega la superficie con lo strato roccioso sul quale si è sedimentato il materiale ghiaioso alluvionale, substrato su cui poggia il paese di Malo fra i due colli.
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http://www.museocasabianca.com/
Il sottosuolo delle aree collinari di Malo è formato da successioni calcaree e calcareo-marnose, nelle quali sono inserite rocce vulcaniche, come tufi, tufiti e jaloclastiti, e basaltiche compatte riferite ai camini vulcanici; le porzioni basali dei rilievi sono ricoperte da depositi detritici e alluvionali.
Le successioni calcaree sono per lo più ascrivibili alla Formazione di Castelgomberto: si tratta di calcareniti disposte in banchi, alternate a volte a calcari arenacei, per spessori di decine di metri, fino a quasi 200 m lungo il margine sud-orientale dei Colli Berici. La fratturazione è in genere modesta ed è caratterizzata da una spaziatura metrica o decametrica, con permanenza dei giunti quasi sempre elevata.
La loro composizione chimica rende le rocce facilmente solubili all'acqua, dando così luogo a diffusi e avanzati fenomeni carsici (formazione di doline, cavità carsiche, valli secche), che sono più pronunciati sulla sommità dell'altopiano, meno nei versanti.
Le principali categorie di formazioni geologiche e depositi affioranti nel territorio comunale sono le seguenti.
1. Marna di Priabona (Eocene superiore)
Si tratta di una formazione caratterizzata da una grande variabilità di facies sia in senso verticale, sia in senso orizzontale.
Lo spessore complessivo è di circa 90 m. Nella tipica località di affioramento sono presenti, dal basso verso l’alto, i seguenti termini:
· conglomerato con ciottoli basaltici, fossilifero, spessore di ~ 3.0 m ¸ 5.0 m. Sopra il conglomerato giacciono degli strati marnoso-sabbiosi della potenza complessiva di 6.0 m ¸ 7.0 m;
· complesso di calcareniti, calcari marnosi e marne giallastre e grigiastre, più o meno compatte e argillose. In alcuni casi si incontrano ammassi di calcari lenticolari, biancastri, mal stratificati o in grosse bancate. La potenza è di ~ 50.0 m ¸ 60.0 m;
· la formazione termina con marne grigiastre con noduli irregolari maggiormente carbonatici.
La marcata eterogeneità litologica della formazione comporta una estrema variabilità delle sue caratteristiche meccaniche, che possono cambiare rapidamente nell’ambito di pochi metri.
2. Calcarenite di Castelgomberto (Oligocene)
Si tratta di un complesso di calcareniti e calcari, di colore bianco o giallastro, la cui potenza è di circa 200 m.
Nella parte inferiore della formazione sono frequenti le intercalazioni marnose e calcareomarnose che rendono la stratificazione mal definita a causa dell’esfoliazione di tipo scaglioso. Anche questa formazione presenta una notevole variabilità di facies, sia in senso orizzontale sia in senso verticale, legata ad una frammentazione degli ambienti sedimentari. Tale formazione costituisce gran parte del rilievo collinare in esame.
Le caratteristiche meccaniche risultano pertanto piuttosto variabili e legate alla potenza degli strati, alla fratturazione, al contenuto di carbonato di calcio ed alla presenza di lenti o livelli marnosi, nonché di sacche e filoni di argille rosse carsiche.
3. Formazioni eruttive (Cretaceo superiore – Miocene Inferiore)
Si tratta di tufi e ialoclastiti stratificati e rimaneggiati, brecce di esplosione dei diatremi (necks) e lave basaltiche.
Tali formazioni danno spesso origine a dossi rotondeggianti, grazie alle discrete caratteristiche meccaniche (Montepulgo, Grumo Peloso, La Guizza, M. Piano). Dove le caratteristiche meccaniche sono più scadenti danno origine ad avvallamenti (presso località Torreselle ed a Priabona).
In questa formazione è possibile distinguere circa un 60% di brecce esplosive e prodotti piroclastici, soggetto a rapido disfacimento, cioè con le caratteristiche meccaniche meno favorevoli, ed un 40% di colate basaltiche con caratteristiche meccaniche più favorevoli.
4. Argille bentonitiche derivanti da alterazione di vulcaniti (Aquitaniano – Cattiano)
Nel territorio meridionale, alla sommità di alcuni rilievi, affiorano spesso argille bentonitiche grigie o rosate, derivanti da vulcaniti per alterazione superficiale o per fenomeni idrotermali, eteropiche e sottostanti a sabbie quarzifere prive di fossili o a calcari priaboniani.
5. Arenarie e calcari di S. Urbano (Miocene Inferiore)
Si tratta di una serie carbonatica dello spessore complessivo di ~ 15.0 m. Alla base della serie vi è un livello arenaceo dello spessore medio di 10.0 m. Segue frequentemente un livello conglomeratico spesso ~ 20 ¸ 30 cm, i cui elementi provengono da un orizzonte sottostante o dalle vulcaniti oligoceniche. Assai più comuni sono però le calcareniti, il cui contenuto di carbonato di calcio aumenta verso la parte alta della formazione. Il colore è giallastro nella parte bassa, mentre diventa più bianco verso l’alto con l’aumento della frazione calcarea.

Carta Geologica d’Italia alla scala 1:100.000, Foglio 49 Verona (β = basalti colonnari, compatti o bollosi o scoriacei o a cuscini, delle colate o dei camini vulcanici; filoni; E3 = Marne di Priabona; O = Calcareniti di Castelgomberto; M1 = Arenarie e Calcari di S. Urbano
Domande:
1) Alle coordinate principali vi trovate esattamente sopra lo ZOCCOLO SOLIDO DEL MONTECIO.
Di che colore sono le calcareniti diffuse nel territorio di Malo?
Perché nel territorio circostante esistono numerose grotte sotterranee come il famoso Buso della Rana ?
2) Al waypoint (1) troverete un masso poggiato sul terreno.
Di che colore è il masso? Quanto è alto?
3) Su che tipo di substrato è stato costruito il paese di Malo?
4) A che profondità è stato individuato lo Zoccolo Solido del Montecio?
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