A Reggio Emilia dal 19 al 21 gennaio 1951 si svolse il VII congresso della Federazione Reggiana del Partito Comunista Italiano. Segretario della Federazione era il deputato Valdo Magnani, stimato intellettuale e medaglia di bronzo ottenuta come antifascista combattente durante la guerra di liberazione in Jugoslavia. L'onorevole Magnani, dopo aver svolto la sua relazione in qualità di segretario, chiese la parola per illustrare, a titolo personale, un documento nel quale rifiutava la tesi che qualora l'Armata Rossa dell'Unione Sovietica avesse oltrepassato i confini italiani "senza che noi siamo attaccati da altri, rappresenti una possibile via di avanzata per il movimento operaio in Italia". Ed aggiungeva che:
«si deve affermare in modo chiaro che le vie del rinnovamento democratico che noi proponiamo e che si fondano sulle forze del lavoro...puntano sulla pace e sulla capacità e forza della classe operaia italiana»
La posizione di Valdo Magnani suscitò quasi subito una risposta repressiva dei dirigenti stalinisti del PCI, e ciò costrinse Valdo Magnani a dimettersi dal Partito Comunista.
Anche Aldo Cucchi, deputato del PCI e medaglia d'oro per la sua attività di comandante e combattente antifascista durante la resistenza, condividendo la linea politica espressa in tale mozione, rassegnò le dimissioni dal partito.
La risposta della dirigenza del PCI fu quella di non accogliere le dimissioni, e di espellere i due deputati con durissime accuse denigratorie, e con affermazioni quali: “spregevole traditore” e “provocatore agente del nemico”. Il segretario nazionale del PCI, l'on. Palmiro Togliatti, rilasciò una dichiarazione ai giornali nella quale affermò: “anche nella criniera di un nobile cavallo possono esservi due pidocchi”.
L'apparato del partito anziché entrare nel merito delle opinioni politiche, pose tutto sul piano personale e di una dura intimidazione, e usò spregevolmente il termine “Magnacucchi”
Dopo l’espulsione dal Partito Comunista Italiano, Magnani e Cucchi fondarono dapprima il Movimento Lavoratori Italiani (MLI) e successivamente ’Unione Socialista Indipendente (USI)
La nuova fase proseguì fino al memorabile anno 1956: quello del XX congresso del Partito Comunista Sovietico e del Rapporto Kruscev sui crimini di Stalin, e poi dei fatti di Polonia e della invasione dell'Ungheria da parte dell'Armata Rossa.
Palmiro Togliatti iniziò a ricredersi sulla legittimità delle decisioni del Partito Comunista russo, arrivando a distaccarsene e a delineare una “autonomia del Comunismo italiano”, ricalcando quasi in toto le idee di Valdo Magnani che tanto aspramente aveva criticato.
Il 3 febbraio 1957, il 2º congresso dell'USI deliberò lo scioglimento del partito e la confluenza nel PSI, che avvenne il 24 marzo, mentre già nel 1956 Aldo Cucchi aveva aderito al PSDI.
ll Presidente Sandro Pertini riabilitò la figura dei due, scrivendo di averne sempre ammirato "l'inflessibile forza morale, la fede nella verità, la coerenza nell'impegno"
La Storia non rende giustizia invece a queste due figure reggiane, rinnegate in vita e misconosciute nella posterità, che mai rinunciarono alle loro idee in cambio di una conformazione di comodo al totalitarismo staliniano.