Qui a sentinella delle valli vigilano la chiesetta e il campanile, distanti l’uno dall’altro quaranta metri: l’accorgimento nasce da una mente ingegnosa al fine di permettere la vista del campanile o della chiesa da ogni luogo nel raggio di molti chilometri, risultato che non si avrebbe se fossero uniti. E considerata la più antica chiesa della Valle Imagna e le sue origini risalirebbero al XIV secolo, quando una non meglio precisata “Confraternita di S.Pietro” si stabilì quassù per adempiere il pietoso compito di seppellire i morti. Potrebbe sembrare strano, ma i defunti della valle compivano il loro ultimo viaggio proprio verso il Colle S.Pietro. Era un misto di fede e di necessità di isolamento per i morti affetti da peste o da malattie contagiose.
Alla chiesetta si addice perfettamente l’aggettivo alpestre, per le sue forme elementari e per la lavorazione grezza dei materiali, provenienti dalla zona; ma proprio questo la rende unica e la inserisce come una perla in maniera ottima nell’ambiente circostante. Negli ultimi anni i lavori di restauro e una visita pesante dei ladri hanno alterato le linee architettoniche originali e depredato l’interno di molte statue e ornamenti floreali del tabernacolo e del confessionale. Rimangono all’interno una tela del Ronzelli del 1622 raffigurante il Cristo risorto, due altari in legno e un confessionale del XVI Secolo.
Il silenzio irreale che ci accoglie arrivando a S.Pietro ci lascia solo immaginare il suono e i rumori del giorno della pasquetta: i prati ricoperti di colori, la gente che si divertiva a far rotolare le uova, le tradizionali piramidi umane dei giovani, la messa imperdibile del pomeriggio e le orchestrine improvvisate con i loro cori. Non mancava nemmeno il ristoro alpino e il tradizionale pastì (venditore di dolci) Salvi Antonio “Pacech”, che di buon mattino imbracciava le sue gerle piene di dolci e saliva al Colle, per la gioia di grandi e piccini. Purtroppo però, vuoi per la tradizione, o più probabilmente per la stagione ancora acerba, il più delle volte il pomeriggio era scandito anche dai tuoni e fulmini del classico temporale primaverile, che “benediva” a modo suo le uova e i numerosi gitanti. Nessuno però a detta di molti era disposto a rinunciare per un po’ d’acqua ad una giornata di svago, in tal modo si tolleravano anche i capricci del tempo, rifugiandosi nelle osterie per continuare a divertirsi fino a notte fonda.
Oggi la tradizione della pasquetta a “S.Piro” rimane ancora forte per gli abitanti di Berbenno, che salgono al colle a piedi per la messa del pomeriggio o per la prima scampagnata dell’anno, rinverdendo così i fasti della passata tradizione. E rimasto intatto l’appuntamento pomeridiano della messa, l’allegria dei giovani, la voglia di cantare a cui si sono aggiunte le improvvisate lotterie e i banchetti benefici. Invece i brembillesi, probabilmente per la lunghezza del percorso o per disaffezione ad una faticosa ma gratificante camminata hanno abbandonato la tradizione dell’ascesa al monte. Chi però non vuole perdersi la messa a “S.Piro”, arriva in macchina fino a Berbenno per poi salire al Colle.