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Marmo Proconnesio - il Marmo dell’impero romano EarthCache

Hidden : 6/16/2024
Difficulty:
3.5 out of 5
Terrain:
1.5 out of 5

Size: Size:   other (other)

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Geocache Description:


IL MARMO: CARATTERISTICHE, DIFFUSIONE,DEGRADO E CONSERVAZIONE

LE ROCCE METAMORFICHE: ORIGINE E COMPOSIZIONE DEL MARMO

Le rocce presenti sulla crosta terrestre possono essere suddivise in tre categorie: rocce magmatiche, sedimentarie e metamorfiche. Le prime si formano a partire dalla solidificazione del magma,che può avvenire sia all'interno della crosta terrestre che all'esterno,comportando delle differenze a livello di organizzazione interna del reticolato cristallino.
Le rocce sedimentarie si formano grazie al processo diagenetico di stratificazione e compattazione di frammenti di varia natura e dimensione, trasportati nel luogo di formazione dai vari agenti atmosferici.
Infine, le rocce metamorfiche derivano da trasformazioni di rocce preesistenti, dovute all'innalzamento congiunto dei valori di pressione e temperatura protratto per un certo tempo geologico. L'insieme di questetrasformazioni prende il nome di metamorfismo. L'azione metamorfica agisce sulla roccia allo stato solido, ecomporta un nuovo assetto a livello tessiturale, strutturale e mineralogico.Infatti, i minerali che compongono il protolite, ovvero la roccia di partenza,tendono ad organizzarsi in nuove associazioni mineralogiche che siano inequilibrio con le mutate condizioni di temperatura e pressione.I valori di temperatura che provocano delle trasformazioni sullaroccia, senza però provocarne la fusione, sono comprese tra 200° C e750° C, mentre per quanto riguarda la pressione questa è dell'ordine dialcune migliaia di atmosfere.
Le cause che possono portare ad un innalzamento di queste duevariabili sono molteplici: si può verificare la risalita di magmaincandescente verso la superficie o la discesa in profondità di roccepreesistenti. Durante questi fenomeni possono essere presenti anche delle forze orientate, le cui azioni sono talvolta visibili sulle rocce di  nuova formazione, caratterizzate da minerali che presentano tutti lo stesso orientamento. Questa caratteristica viene definita con il nome di scistosità.

Inoltre, le rocce metamorfiche si presentano sempre con una struttura completamente cristallina, e le dimensione dei cristalli, definiti blasti,, saranno tanto maggiori quanto maggiore è stato il grado dimetamorfismo raggiunto. Possono pertanto verificarsi casi in cui i marmisi presentano con una grana estremamente minuta, altri in cui i granuli dicalcite hanno le dimensioni di alcuni millimetri e casi intermedi dove  la granolumetria  non è omogenea ed è possibile osservare cristalli più grandidiffusi in una massa finemente cristallizzata.
Il metamorfismo può quindi essere distinto in due diverse tipologie,definite con i termini di metamorfismo di contatto e metamorfismo regionale.Il metamorfismo di contatto, o termometamorfismo, avviene inseguito all'innalzamento della sola temperatura, mentre la pressione rimane costante, con valori di circa 2000 atmosfere. Si tratta di un'azione metamorfica localizzata e circoscritta, ed interessa rocce della crosta terrestre che vengono attraversate da intrusioni magmatiche in risalita edin via di consolidamento, detti plutoni magmatici. Si crea, in questo modo,un'aureola di contatto tra il plutone magmatico e la roccia incassante, che subisce delle trasformazioni mineralogiche, con gradi di metamorfismo differenti a seconda della vicinanza all'intrusione stessa.Il metamorfismo regionale, al contrario, interessa delle estensionirocciose molto vaste. Questo tipo di metamorfismo si verifica in concomitanza  delle fasi orogenetiche che portano alla formazione dellecatene montuose, interessando le grandi depressioni dei fondali oceanici.Le temperature raggiunte sono medio elevate, comprese tra 400° C e700° C e si producono elevate pressioni orientate, comprese tra 2000 e8000 atmosfere. Indipendentemente dal grado di metamorfismo raggiunto,le rocce metamorfiche originatesi da questo tipo di metamorfismo sonocaratterizzate da una netta scistosità, a testimonianza dell'azione delle caratteristiche mineralogiche e petrografiche, la composizione chimica edisotopica.

I marmi, dal punto di vista chimico, sono costituiti da carbonato di calcio ad alto grado di purezza;  come tutte le rocce calcaree vengono corrose dagli acidi. Attualmente, a causa del progressivo inquinamento dell’aria, cui segue il fenomeno delle piogge acide, le strutture, le decorazioni e le statue di marmo e di travertino subiscono danni irreparabili: la reazione tra carbonato e un acido è la seguente:

CaCO3 + 2 H+ → CaO + H2O + CO2

 

IL MARMO NELLA STORIA:CAVE CONOSCIUTE E TIPOLOGIE COMMERCIATE DALL'ANTICHITA' AD OGGI

Il marmo è stato sicuramente uno dei materiali più sfruttati nelcorso dei secoli, sia in campo architettonico, sia come pietra per realizzare sculture ed altre opere d'arte. In ogni caso, l'utilizzo di questo materiale contribuiva ad accrescere il valore dell'oggetto o dell'edificio che ne veniva realizzato, dato il grande prestigio che ricopriva tale pietra, sia nelle suevarietà bianche che nelle varie colorazioni in cui è presente in natura eche erano ben note alle popolazioni dei secoli passati.La particolare fortuna di questo materiale è legata alle sue caratteristiche di essere una pietra largamente diffusa nel bacino del mediterraneo, di possedere una buona resistenza agli sforzi fisici, che comprendevano le operazioni di cava e messa in opera, e allo stesso tempo si prestava bene ad essere lavorata, tagliata e scolpita. Inoltre, una caratteristica non trascurabile, è quella della possibilità di lucidare facilmente le superfici marmoree, potendo quindi dare risalto alla strutturao alla statua mediante dei giochi di luce. Sulla base di quest'ultima caratteristica, ovvero sulla possibilità dilucidare le superfici delle pietre lavorate, si basava la distinzione dellevarie pietre presenti in natura, operata già ai tempi dei Romani. Venivano infatti classificate come Marmora quelle pietre che potevano essere lucidate facilmente, mentre nella categoria delle Lapides rientravano tutte quelle pietre che al massimo potevano essere levigate. Da questo punto di vista rientravano quindi nella categoria dei marmi anche i calcari cristallini e gli alabastri, anche se, da un punto di vista geologico, come è già stato detto, per marmo si intende una roccia con struttura cristallina derivante dal processo di metamorfismo subito da una roccia sedimentaria a composizione carbonatica.

Come è già stato accennato, il marmo utilizzato era prelevato da cave disposte lungo le coste di tutto il mar Mediterraneo , che essendo completamente Sotto il controllo dell'impero romano, forniva il bacino delle innumerevoli cave che su di esso sorgevano, e che fornivano tutto l'impero romano per la costruzione dei manufatti e delle grandi opere romane. Uno di questi porti era localizzato sull'isola di Marmara. 
 

Marmo Proconnesio: il marmo bianco più utilizzato nell’Impero Romano

Se diciamo “marmo bianco”, si pensa immediatamente al marmo di Carrara, uno dei più utilizzati da secoli.

Ma prima di lui, precisamente durante l’epoca romana, un altro marmo bianco era considerato il più importante, bello e, di conseguenza, utilizzato: stiamo parlando del marmo Proconnesio! 

Ma cosa vuol dire marmo proconnesio?

Il marmo Proconnesio (noto anche come “Marmor Proconnesium” in latino) è una varietà di marmo bianco tra le più diffuse nell’Impero Romano. Le cave si trovavano nell’isola di Proconneso (oggi isola di Marmara, dal greco μάρμαρον o μάρμαρος, che significa proprio “marmo, pietra bianca o lucente”) e dipendevano amministrativamente dalla città antica di Cizico, sulla costa anatolica. Le prime esportazioni del marmo dalle cave dell’isola risalgono alla seconda metà del I secolo dC.

Nel corso del II e III secolo l’esportazione si diffuse poi nelle regioni orientali dell’impero, a Roma e lungo il corso del Danubio. Nel IV secolo fu uno dei marmi meno costosi nell’elenco dell’Editto dei prezzi di Diocleziano, e uno di quelli più largamente diffusi, a motivo principalmente del vantaggio assicurato dalla maggiore facilità di trasporto. Fu inoltre il principale marmo impiegato agli inizi del IV secolo nella costruzione di Costantinopoli. Il marmo da qui estratto veniva utilizzato per produrre in serie elementi architettonici, vasche e sculture decorative, e sarcofagi.

Il marmo Proconnesio si caratterizza per il colore bianco dalle sfumature cerulee, con una tonalità uniforme o interrogata da venature grigio-bluastre. Una piccola curiosità: a causa dell’odore bituminoso che “emana” quando scalfito o fratturato, durante il Rinascimento gli venne dato il soprannome di “marmo cipolla”. Nonostante questo simpatico aneddoto, era talmente utilizzato ed apprezzato che uso riuscì a soppiantare in alcune epoche perfino il celeberrimo marmo lunense, dimostrandosi estremamente versatile per utilizzi architettonici, artistici e decorativi.

Ricapitoliamo dunque per quali motivi il marmo Proconnesio si può considerare un imperatore (in termini artistici) dell’Impero Romano:

  • Era facile da esportare nelle varie zone che lo componevano dato il facile accesso al mare delle cave
  • Di conseguenza rispetto al punto precedente, era anche particolarmente economico
  • Lo si riteneva molto utile per diversi scopi, da quelli puramente decorativi a quelli strutturali
  • Non dimentichiamo poi che, in quanto marmo, vanta caratteristiche uniche di resistenza al tempo e all’usura, oltre che di eleganza versatile

LE COLONNE DI BRINDISI 

Le Colonne sono da sempre il simbolo della città di Brindisi. Conosciute erroneamente come simbolo del termine dell'antica via Appia, rappresentavano probabilmente un monumento che celebrava la vittoria (o la speranza per tale esito) in occasione della partenza (o del ritorno) via mare di una spedizione militare.

Delle due colonne gemelle originarie, realizzate dopo le matà del II secolo con un marmo proveniente da Preconneso (isola nello stretto dei Dardanelli, in Turchia), solo una e' integra ed è costituita da otto rocchi, per un'altezza complessiva di 19,20 metri (dato riportato dal settore Beni Monumentali del Comune, mentre gli studi del prof. Jurlaro indicano un’altezza di 18,74 metri di cui 4,44 metri i basamenti parallelepipedi rivestiti in marmo, 11,45 metri i rocchi, 1,85 il capitello e 1 metro il pulvino).

La colonna è sormontata da un capitello di ordine corinzio, simile ad un rinvenimento avvenuto presso le Terme di Caracalla a Roma, decorato con foglie di acanto e dodici figure mitologiche a mezzo busto, i quattro principali rappresentano le divinità marine maschili e femminili alternate che sorreggono l'abaco del capitello, sopra il quale poteva essere stata collocata la statua di un personaggio onorato. Delle figure principali del capitello è stato identificato con una certa sicurezza Nettuno (rivolto verso il mare), al quale si contrappone Giove (o forse Oceano), quindi sugli altri due lati si ipotizzano le figure di Giunone e Intride (o forse Marte e Minerva o ancora Anfitrite e Teti), mentre le altre otto figure agli angoli sono dei Tritoni che suonano con strumenti ricavati da conchiglie marine.
Attualmente gli originali del capitello, del pulvino e dell'ultimo rocchio della colonna sono esposti all’interno del palazzo dell'ex Corte d'Assise di via Duomo,  mentre sulla colonna vi sono le copie (calco dei componenti originali) realizzati in resina.

I basamenti di entrambe le colonne sono probabilmente risalenti ad una prima fase costruttiva (I sec. a.C.), su quello della colonna superstite è impressa un’iscrizione latina di età altomedioevale in cui si ricorda la ricostruzione di Brindisi del IX secolo per opera del bizantino Lupo Protospata. Sulla base della colonna caduta si legge appena una iscrizione, una dedica fatta a nome del senato e del popolo romano, con ringraziamento a Giove.
Anche per i basamenti si ipotizza il riutilizzo di materiali appartenuti ad altri monumenti brindisini risalenti ad epoche differenti.

Dell'altra colonna, caduta nel 1528, e' visibile la sola base e uno dei rocchi, la parte restante - dopo essere rimasta al suolo per oltre un secolo - fu' donata alla città di Lecce dove oggi forma parte della colonna di Sant’Oronzo.

 Il capitello di questa colonna rappresentava quattro figure femminili e principi persiani, ma fu completamente rilavorato prima di essere eretta nella piazza leccese.

Sull’origine e il significato delle colonne sono state fatte varie ipotesi, tutte dimostrate errate, come quella più nota che le indicavano come simbolo terminale della Via Appia, ma anche come un monumento in onore di Ercole, padre di Brento fondatore della città, ed ancora come faro per i naviganti in ingresso nel porto, ovvero una lampada sostenuta da un architrave che poggiava su entrambe le colonne. Altri studiosi, sulla base di elementi iconografici ed archeologici, ipotizzano una datazione successiva all'epoca imperiale romana, senza escludere una sistemazione finale risalente all’epoca bizantina.

Restauro
Interventi di restauro si sono susseguiti a partire dalla fine del XIX secolo e programmati nel 1914 e nel 1923-1924. Nel 1940, durante il secondo conflitto mondiale e al fine di proteggere il monumento dai bombardamenti aerei, la colonna fu smontata ed i singoli elementi furono posti in sicurezza nelle vicinanze;  il rimontaggio, avvenuto nel 1948, fu effettuato in maniera frettolosa senza rispettare la collocazione originale dei singoli rocchi.
Nel 1980 il distacco di alcuni elementi marmorei portarono ad un intervento preliminare di protezione delle parti più a rischio e fu valutata l’opportunità dello smontaggio della colonna al fine di effettuare un intervento risolutivo e conservativo. Sette anni dopo fu installato un ponteggio che inglobava l’intero monumento al fine di eseguire ulteriori interventi e lo studio statico-strutturale più approfondito, ma solo nell’ottobre del 1995 (dal 2 al 7 ottobre) si effettuò lo smontaggio di tutti i componenti che vide l’impiego di una gru da 500 tonnellate. I singoli pezzi furono portati via mare, su una chiatta, in un capannone dello stabilimento Enichem dove vennero svolti i lavori di restauro (pulitura chimico meccanica e protezione chimico-fisica delle superfici con applicazione di polisilossano utile ad impedire la penetrazione di acqua e gas inquinanti).
Nel 1996 furono effettuati indagini archeologiche nella piazzetta delle colonne, studi che evidenziarono il grave stato del sottosuolo dove poggiavano i due basamenti, in particolare del banco di roccia sotto la fondazione cementizia di epoca romana, che mostrava cavità naturali molto estese, ampliate nei secoli per via dall’erosione delle acque. L’anno successivo ulteriori scavi portarono alla scoperta, a nord dei basamenti, di alcuni resti di un giardino privato settecentesco.

Nel maggio del 2002 i vari elementi della colonna furono riportati sul sito originario e fu consolidato il basamento. 
Dopo un lungo periodo di assenza, il 21 luglio del 2003 fu eseguito il rimontaggio della colonna con i calchi del capitello, del pulvino e dell’ultimo rocchio, gli originali furono trasferiti il 18 e 19 settembre del 2007 dallo stabilimento ex-Syndial (zona industriale) alla sala di dell’ex Corte di Assise (Palazzo Granafei Nervegna), musealizzazione decisa per proteggere dall’aggressione dei sali marini questi componenti già in buona parte compromessi.

Sul lato destro della piazza, guardando verso il mare, all'interno di una abitazione privata sono presenti i resti della casa dove soggiornò e morì il poeta latino Publio Virgilio Marone nel 19 a.C.; all'esterno è visibile una epigrafe che ne ricorda il luogo.
Da qui la denominazione Scalinata Virgiliana in onore del sommo poeta che dal lungomare porta al pianoro delle colonne, realizzata nel 1861 ed ampliata, conferendo l’aspetto attuale, nel 1933.

PER LOGGARE QUESTA EARTHCACHE

Dovrete recarvi alle coordinate indicate e rispondere alle seguenti domande. Una volta che avrete risposto alle domande potrete loggare la Cache, in caso di errori vi contatterò personalmente.

1. guardate frontalmente la colonna più alta, partendo dal basso il terzo blocco e il quinto blocco presentano delle notevoli striature. Spiegare il perché di questo fenomeno.

2. Sempre guardando la Colonna più alta avvicinatevi il più possibile al basamento, esso è composto da un altro tipo Di marmo, descrivete la consistenza e la composizione della roccia, evidenziando le differenze con quello della colonna. Spiegare se secondo voi vengono dalla stessa cava oppure no.

3. Ora avvicinatevi alla seconda  colonna, quella più bassa, potrete notare che uno dei frammenti è posto in orizzontale sopra di essa. Guardate al centro e descrivete la composizione del marmo con cui è stata costruita, indicate se secondo voi è lo stesso utilizzato per la colonna più alta. 

4. Le colonne tutto intorno presentano una recinzione metallica che appoggia su un muretto in marmo. Toccate il muretto in prossimità dell'angolo a sud, esso è differente rispetto a quello delle colonne? Descrivete la struttura in questo punto, presenta materiale estruso al suo interno?

5. Ora concentriamoci sulla scalinata che porta alle colonne. Anch'essa è stata costruita con marmo. Recatevi all'8º e 9ºgradino partendo dall'alto e toccate la superficie e guardate le differenze con gli altri. Esso presenta una struttura differente?. Spigate di cosa si tratta e illustrate le differenze con quello più chiaro sopra. 

6. IMPORTANTE: per poter loggare fatti una foto mostrando il vostro nickname o voi stessi con questi due elementi: COLONNA E MARE. Per poterlo fare esiste un solo punto in cui è possibile riuscire a trovare l'angolazione giusta. Se non ci siete voi, la Colonna o il Mare il log sarà cancellato.

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