Premessa indispensabile.
Volpiano è un paese tremendamente noioso, dal punto di vista del folclore. Non c’è un castello, quindi non ci sono dicerie su fantasmi che possano infestarlo. Non ci sono laghi naturali, quindi non ci sono racconti su mostri lacustri che possano passare il tempo a nascondersi dai pescatori. Non ci sono maestose rovine, niente case stregate, nessuno gnomo dispettoso. Niente di niente.
Quindi, ho cercato di ovviare al problema scrivendo da me alcune leggende.
È con viva e vibrante soddisfazione, dunque, che vi presento la prima di una nuova serie: le leggende inventate di sana pianta.
E chissà che non prendano piede e fra cent'anni qualcuno le racconti ancora!

Non è da escludere che qualcuno (che certamente non sono io) da qualche parte (ma sicuramente non qui) racconti che nel suo paese (che senza dubbio non è questo) si narri una storia interessante riguardo un pozzo molto simile a questo.
Si dice che il pozzo (quello là, non questo) fosse stato costruito con pietre particolari, provenienti da un’antica cava. Pare che quelle rocce fossero intrise di un qualche tipo di magia, capace di esaudire i desideri. Quando furono usate per costruire il pozzo, quel potere non si perse. Tuttavia, la magia delle pietre lasciava... spazio alle interpretazioni.
Il primo a tentare la sorte fu un contadino, che si avvicinò al pozzo e chiese con fervore: "Vorrei un raccolto più abbondante!". La stagione successiva, il suo campo fu invaso da zucche giganti, tanto grandi che nemmeno il suo carro più robusto riusciva a trasportarle. Alla fine, lasciò che marcissero, incapace di trovare loro un uso.
Nonostante questo episodio, la fama del pozzo non si spense. Una sarta, affascinata dalla possibilità di migliorare il proprio mestiere, si fece coraggio e pronunciò il suo desiderio: "Vorrei un filo d’oro da intrecciare nei miei tessuti." Il giorno dopo, trovò un sottilissimo filo dorato arrotolato davanti alla porta di casa. Ma quando cercò di usarlo, scoprì che era così fragile da rompersi continuamente nella cruna e così lungo che si aggrovigliava al minimo tocco.
Anche un fabbro tentò la sorte: stanco del suo duro lavoro, chiese al pozzo una forza smisurata. La ottenne, ma con un problema: finì per rompere tutti i suoi attrezzi, tanto forti erano diventate le sue mani.
Vi fu anche un bottaio, che chiese al pozzo: "Dammi delle botti indistruttibili, così non dovrò più preoccuparmi di ripararle!" E così fu: ricevette botti così robuste che nessuno fu in grado di rimuovere i cerchi per aprirle (no, nemmeno il fabbro ci riuscì). Alla fine, dopo molti inutili tentativi, finì per venderle come legna da ardere.
Alla fine, per evitare altri problemi, gli abitanti del paese decisero di murare il pozzo, e così è ancora oggi. Tuttavia, si racconta che nelle notti di piena quiete, chi si avvicina e appoggia l’orecchio alla pietra che lo chiude, possa sentire un sussurro leggero, come un invito malizioso: "Cosa desideri?"