San Vito è un martire venerato per le sue facoltà taumaturgiche e per la capacità di guarire malattie come la corea (detta "ballo di San Vito") e la rabbia. Si dice che dai frammenti del ginocchio del Santo, portati in Puglia dalla principessa Fiorenza, e custoditi prima presso l'abbazia di San Vito e poi nella Cattedrale, sgorgasse un liquido che i monaci usavano per curare i fedeli dal morso della tarantola, che li lasciava indemoniati per alcune ore, alle prese con il famoso ballo di San Vito a cui Vinicio Capossela ha dedicato una splendida canzone.
Se siete alla ricerca di posti poco conosciuti d'Italia per cui perdere la testa, dovete assolutamente raggiungere questo strepitoso borgo di pescatori, frazione di Polignano a Mare.
L'Abbazia di San Vito fu progettata nel corso del X secolo e venne costruita a ridosso di un piccolo porto. La struttura originale nel corso dei secoli ha subito numerose modifiche, arricchendola di particolari barocchi.
L'Abbazia benedettina, su cui aleggia un'antica leggenda, sorge lungo un antico luogo di sosta dell'antica Via Traiana. È una delle cose da vedere assolutamente nel vostro viaggio alla scoperta della provincia di Bari.
L'abbazia di proprietà dei marchesi La Greca non è aperta al pubblico, potrete visitare solamente la chiesa del complesso monastico durante l'orario della Santa Messa domenicale delle 9 del mattino o in occasione del presepe vivente. Ogni anno il 14 giugno l'abbazia accoglie le reliquie di San Vito, provenienti dalla chiesa Matrice di Polignano.
Vale la pena raggiungerne gli esterni caratterizzati dal loggiato affacciato su una piccola caletta.